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Senza Cambiamento Non C’è Vita

Tragicomico
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Il cambiamento è il motore della vita. Tutto ciò che esiste in natura muta di continuo, istante dopo istante. Pensare di fermare un qualsiasi cambiamento in atto sarebbe come pensare di poter fermare il tempo che scorre. Impossibile. Noi stessi cambiamo di continuo e di conseguenza necessitiamo di nuove situazioni nella nostra vita, cosa che spesso accettiamo malvolentieri. Siamo così abitudinari, così rinchiusi nella nostra roccaforte del finto benessere, nella nostra zona di comfort, che non vogliamo sentire parlare di cambiamento. Il solo pensiero di dover cambiare qualcosa nella nostra vita, o nella nostra mente, ci terrorizza fino al midollo. Non è un caso se ancora oggi il “posto fisso” e il “per sempre” sono degli idoli sempre consacrati. Così, a poco a poco, nel non seguire i nostri mutamenti, moriamo dentro. Perché senza cambiamento non c’è vita.

Chi non accetta la responsabilità del cambiamento diventa un oggetto inanimato, intrappolato in convinzioni granitiche che non accettano la vita che è perenne, continua trasformazione. Perché devo cambiare? Ho forse sbagliato qualcosa nella mia vita? Perché cambiare questa convinzione o quella direzione? Non è molto più comodo lasciare tutto così com’è? Il nostro Ego, sempre bello tronfio, mosso da spirito autarchico, ci porta a difendere le nostre scelte, anche se poi probabilmente non sono state scelte libere e consapevoli ma scelte frutto di indottrinamenti e manipolazioni esterne. Per questa ragione fare un passo diverso dalle nostre convinzioni ormai incrostate da anni, risulta estremamente difficile. Respirare aria di cambiamento potrebbe significare doverci confrontare con noi stessi, per vedere e rivedere le cose da un’altra angolazione. E potrebbe significare dover fare dell’autocritica, un processo piuttosto faticoso ma che regala l’uscita dal girone dantesco, dove si vivono anni fotocopia.

Ogni cambiamento infatti, richiede impegno, costanza, un po’ di grinta, un po’ di sana follia e tanto coraggio. Perché nel cambiamento è insito il fatto che andremo a stravolgere una parte del nostro essere, del nostro fare.
Occorre accettare le situazioni che la vita ci presenta, anche se a volte non è così semplice. Così come non bisogna confondere l’accettazione con la rassegnazione, poiché rassegnarsi significa assumere una situazione di passività, mentre accettare, l’accettazione, comporta il prendere delle decisioni che possono condurre a certi cambiamenti, per rivisitare, modificare alcuni modi di pensare, ormai divenuti nella nostra mente degli schemi rigidi di interpretazione della realtà.

Accettare significa avere fiducia nella vita e nel suo mistero. Trovare il coraggio di cambiare quello che è in nostro potere e imparare ad accettare quello che invece non dipende da noi, fiduciosi che tutto quello che accade avviene per uno scopo, che è stato scelto da noi tanto tempo fa e il fatto che non lo ricordiamo non significa che non sia vero, ma solo che deve essere di nuovo portato alla coscienza.
(Dal mio libroLa cattiva abitudine di essere infelici”)

Rinunciare al cambiamento rappresenta il tarlo più dannoso della vita umana, quello che scava voragini interiori fin dove non arriva più la luce. Si diventa stanziali, aggrappati con le unghie e con i denti ai propri schemi mentali, ai propri pensieri sempre più statici, si diventa paladini dell’abitudine e del “così fan tutti”, gli uni uguali agli altri, tutti impegnati nel proteggere quella poca sicurezza da stringere fra le mani, rinunciando all’opportunità di diventare esploratori della vita.

Come ho già scritto, cambiare significa accettare, accettare le trasformazioni della vita che la rendono vita, ma significa anche accogliere dentro di sé qualcosa che non sarà più, per fare posto a qualcosa di nuovo. Ne “I dolori del giovane Werther” di Goethe, Werther si suicida non perché vuole morire, ma perché non accetta la separazione dalla fidanzata Charlotte, soprannominata Lotte, in altre parole non accetta il cambiamento come condizione del vivere.

Ecco perché ritengo che senza cambiamento non c’è vita. Il cambiamento è inevitabile, tutto muta e niente resta uguale. “Tutto scorre” direbbe Eraclito. Il problema nasce dal fatto che l’uomo desidera spasmodicamente di poter esercitare un qualsivoglia controllo sui cambiamenti della propria vita, ma la vita accade, lei danza al ritmo di un suono misterioso, mistico, e non ci è dato conoscere come si svilupperà la melodia.
L’unica cosa saggia da fare è accettare proprio l’imprevedibilità stessa dei cambiamenti e tenersi pronti a tutto, tenere le vele ben spiegate, così da cambiare e non lasciarsi cambiare. Perché scegliere è scegliersi.

Tragicomico

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8 commenti

Fabrizio Mauro 21 Dicembre 2022 - 11:09

La persona dalla mente poco impegnata ha paura del cambiamento. Egli sente sicurezza nello status quo, ed ha paura del nuovo.
A volte per seguire la nostra strada è necessario fare dei cambiamenti. Quando non ci sentiamo più contenti di quello che facciamo, o di quello che ci circonda, il fatto di cambiare qualcosa, anche molto piccola può diventare una rampa di lancio per l’inizio di una nuovo vita. Buona vita a tutti.

Altre volte, un cambiamento, anche solo nell’atteggiamento davanti alla vita, è necessario per continuare il nostro percorso. Abbiamo una sola vita e non è mai troppo tardi per fare qualcosa di nuovo.

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Tragicomico 21 Dicembre 2022 - 16:55

Ciao Fabrizio, il cambiamento non sempre è voluto, per questo fa così “paura”, ma è necessario. A volte alcuni segnali di cambiamento sono stati ignorati nel tempo e allora, come fa spesso l’esistenza, con le buone o le cattive, rimescola tutto e travolge la routine con il suo impeto. Ecco perché bisogna sempre tenersi pronti, godersi l’oggi e vivere il domani, ovunque ci porterà.

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Carole Massagrande 25 Dicembre 2022 - 15:06

Concordo sull’indottrinamento alla rassegnazione di matrice cattolica. Un cattolicesimo tutto italiano, ben diverso da quello francese o da quello spagnolo, per non parlare di quello irlandese. I sostrati ed i contesti storici ne hanno messo in luce alcuni valori e sottaciuto altri. Da noi il “tasi e magna”(taci e mangia), bandiera veneta, ha fatto sì che il diktat fosse il non esporsi, il mettersi ordinatamente in fila…
Per carattere e per essere l’incrocio di più culture, io invece ho sempre voluto sapere cosa nascondeva l’alta siepe… Fra pochi giorni, precisamente il primo gennaio, suoneranno i miei 65 anni e mi accingo per la tredicesima volta a ricominciare tutto daccapo. Posso dire che non conosco né la noia né lo sconforto…

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Tragicomico 4 Gennaio 2023 - 17:17

Un grosso augurio per il tuo “ricominciare tutto daccapo”, non è mai semplice e solo chi ci passa sa quanto coraggio ci vuole. Quindi onore a te e buon tutto!

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Claudio 25 Dicembre 2022 - 22:06

Ritengo che continuamente la natura o dio che dir si voglia ci chiede di cambiare per migliorare se stesso ma spesso lo ignoriamo e allora la natura ricorre alle maniere forti alle guerre sotto varie forme belliche finanziarie e da ultima la pandemia a dirci che c e qualcosa che Non funziona nello stile di vita nei rapporti sociali ma Aimé vedo che la maggior parte delle persone non recepisce questi segnali e continua sempre a volere che cambino gli altri ma non cambiano se stessi quando l umanità cominciera a capire questo avremo un mondo migliore

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Tragicomico 28 Dicembre 2022 - 9:24

Hai ragione Claudio, l’esistenza prima te lo fa capire con le buone, poi passa alle maniere forti, il cambiamento non può essere evitato o posticipato, è parte integrante della vita stessa.

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Angelica 27 Dicembre 2022 - 14:22

Penso che sia davvero giusto il detto ” C’è sempre un dopo che spiega un prima” un qualcosa che ci porta a interpretare il perché certe situazioni in fondo debbano cambiare. I binari morti portano solo ad una stazione e a volte neanche a quella. Ho sempre temuto il ” cambiare” ma ho la consapevolezza che senza esso, il cambiamento, il trasmutare, la nostra vita sarebbe un continuo volo stabilizzato, senza turbolenze non ci si alza di quota.

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Tragicomico 28 Dicembre 2022 - 9:27

Un ramo non cresce mai dritto, lo stesso vale per le radici, c’è un continuo cambio di direzione e lo stesso accade nelle nostre vite. Non accettarlo significa condannarsi ad una vita piatta, una vita che non è vita.

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