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La Capacità Di Reinventarsi Giorno Dopo Giorno

Tragicomico
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Reinventarsi? Una domanda oppure una esigenza per l’essere umano?
Eppure, almeno nelle intenzioni, dovrebbe essere un normale processo fisiologico ma la stragrande maggioranza degli individui non sente più questo bisogno primordiale. Si preferisce poltrire nella propria staticità emotiva, sentimentale, spirituale, per non affrontare un percorso tortuoso e incerto come quello del cambiamento. Appare evidente che, durante tutta la nostra esistenza, noi cambiamo. E non solo nell’aspetto esteriore. Certo, i segni dell’età che avanza sono evidenti e possiamo notarli anno dopo anno e per quanti sforzi si compiano per mantenersi giovani e in forma, è un processo ineluttabile che ci accompagna sin dal giorno della nostra nascita. Il fatto è che si cambia anche interiormente e, senza accorgersene, ci reinventiamo trasformandoci in modo camaleontico.

Questa premessa risulta utile per sottolineare che la capacità di reinventarsi giorno dopo giorno, per avere sempre nuovi stimoli, è alla portata di chiunque. Non è necessario affrontare un viaggio verso l’ignoto per ritrovare se stessi, così come non ci dobbiamo perdere in inutili farneticazioni per arrivare a uno scopo tangibile, di cambiamento. Dobbiamo, invece, considerare che la nostra evoluzione è già presente nella nostra essenza come un albero è già dentro al seme. L’unica cosa da fare è dare una possibilità a quel seme e coltivarlo, giorno dopo giorno, mutamento dopo mutamento, lasciandogli spazio e libertà per crescere in autonomia, senza contaminazioni.
Allo stesso modo, per acquisire i presupposti per reinventarsi è fondamentale essere scevri da paure spesso riconducibili ad ancestrali visioni inconsce, così da avere una metaforica tela bianca su cui dipingere il nostro nuovo aspetto e dove, costantemente, lo andremo a cambiare.

Gli elementi che ci occorrono risiedono nella nostra essenza e il nostro compito è quello di liberarli dalla prigionia dei retaggi e delle abitudini acquisite, in modo da lasciare emergere la nostra attuale versione. Il viaggio alla scoperta di noi stessi inizia proprio dallo sganciarci da quelle paure irrazionali che inibiscono un naturale processo di crescita personale e che portano l’individuo alla scoperta di se stesso. Un percorso il cui traguardo ultimo è la propria realizzazione come essere e come individuo all’interno della società. Crescita personale e crescita collettiva.

La maggioranza degli individui, infatti, è animata da interessi materiali e il loro obiettivo non è tanto sapere chi sono ma è quello di guadagnare un effimero risultato sociale – un posto di lavoro, un conto in banca, una famiglia felice – ignorando il fatto che l’essere umano non è una entità stabile e statica.
Ma è bene saperlo: tutti noi siamo soggetti ad un cambiamento costante e le variazioni e le evoluzioni che avvengono all’interno della nostra esistenza, altro non sono che passaggi obbligati atti a promuovere forme di adattamento e apprendimento. Noi non siamo, né mai lo saremo, anime statiche e dobbiamo trovare continuamente il nostro equilibrio senza, per questo, dover effettuare una meditazione trascendentale magari recandoci a Goa oppure in Tibet. Basta essere dei funamboli sulla corda della propria esistenza.

In un contesto sociale dove le molte strade che incrociamo ci inducono a perderci, è fondamentale ritrovare il proprio equilibrio, ma non solo. Il passo successivo è quello di reinventarsi giorno dopo giorno in modo da non subire più la forza degli eventi esterni ma poterla gestire in modo ottimale e a proprio favore. Come dei veri alchimisti.
Vi siete mai domandati cosa pretendete da voi stessi e dalla vostra vita?
Rispondere a un quesito esistenziale così importante, vi permetterà di fare luce su quelli che sono i vostri obiettivi e, conoscendo la direzione, avrete modo di rafforzare la vostra convinzione e lo slancio che necessita per raggiungerli.

Training autogeno o psicologia dell’aiuto sono costanti che ci permettono di ritrovarci sempre avendo ben focalizzato il fatto che il nostro sé cambia modificando ciò che era. Per questo siamo costretti a ricostruirci di volta in volta.
Siamo come un blocco di marmo grezzo che subisce, dalle esperienze della vita, dalle conoscenze fatte, dalle decisioni prese ma anche da ogni tipo di azione intrapresa, un colpo di scalpello che modifica ciò che inizialmente eravamo e muta la fisionomia della nostra essenza di esseri umani. Siamo un risultato in divenire, un’opera d’arte ancora nascosta che non vede l’ora di essere rivelata.

“A chi gli domandava quale fosse il segreto del suo talento, Michelangelo raccontava che ogni blocco di marmo ha una statua racchiusa dentro di sé ed è compito dello scultore portarla alla luce. Colpo dopo colpo, scaglia dopo scaglia, lui eliminava il superfluo per raggiungere l’essenza: l’opera d’arte non veniva creata, veniva semplicemente liberata. Anche noi siamo statue, capolavori intrappolati in attesa di essere svelati. A renderci invisibili agli occhi del mondo, mille strati di spazzatura, quintali di immondizia materiale, intellettuale ed emozionale, retaggio di un passato morto.”
(Dal mio libroLa cattiva abitudine di essere infelici”)

Ecco la ragione per la quale, magari senza accorgercene, siamo obbligati a trasformare alcune componenti della nostra identità. Un aspetto, questo, che ci permetterà di maturare e di formare un elemento imprescindibile per ogni essere umano: l’acquisizione dell’autostima e della resilienza. Per questo processo non occorre rispettare una determinata età dal momento che il cambiamento è una componente che subentra quando la nostra essenza lo ritiene necessario. Così come in natura tutto avviene al momento opportuno. Né prima, né dopo. In fondo la vita stessa è in perenne movimento che, nolente o volente, ci pone dinnanzi a dei cambiamenti che servono a farci sopravvivere e, in alcuni casi, a vivere meglio perché fondamentalmente siamo noi a darle un senso. Tutti si lasciano dietro fardelli che non servono più o che in quel momento reputano inutili e pesanti e che sono la causa di una staticità dannosa.

Con queste brevi considerazioni non pretendo dire che sia tutto facile e che sia solo necessario schioccare le dita o proferire una formuletta magica perché tutto si evolva in una ricostruzione del proprio sé. È evidente che, essendo fondamentalmente una sfida, per sviluppare la capacità di reinventarsi è necessario tirare fuori tutto il proprio coraggio ed eliminare il luogo comune dove si è solo ciò che appare.

Solo le società libere permettono agli individui di reinventarsi e alle religioni di evolvere.”
(Irshad Manji – “Quando abbiamo smesso di pensare?”)

Ed è proprio in questa caotica realtà, dove si crede di trovare un salvagente capace di salvarci senza allargare il proprio orizzonte e senza mutare il proprio punto di vista, che occorre dare il giusto peso alla vita materiale e a quella spirituale. C’è il bisogno di scindere il nostro “io” da timori ed ossessioni, e privarci una volta per tutte di tutti quei pesi che ostacolano il processo del reinventarsi a seconda di quelle che sono le nostre esigenze ed in pieno rispetto della nostra identità.

Staccarsi una volta per tutte da quella placebica sensazione dove tutto resta ovattato ma che impedisce la naturale evoluzione, è quanto necessario fare per raggiungere uno stato interiore di armonia e benessere.
Vivere una dimensione entro la quale cercare spazi che mutano costantemente, significa evolversi senza castrare la propria essenza che, giorno dopo giorno, cresce, cambiando, evolvendosi.
Questo è il dettame da seguire per non restare incastrati in un qualcosa che, prima o poi, ci fossilizzerà in maniera irreversibile.

Tragicomico

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4 commenti

paolo 20 Luglio 2022 - 12:59

Difficile aggiungere qualcosa. Forse, una nota sul movimento. Esistono due movimenti, uno è ripetitivo e l’altro è creativo. Quando basiamo le nostre certezze sulla memoria e non su ciò che percepiamo finiamo col ripetere lo stesso movimento, la stessa scelta, lo stesso errore, la stessa musica. Quando invece ci muoviamo nelle logiche di corpo, mente e cuore, andando anche oltre, finiamo per fare un movimento nuovo, sempre diverso, musicale e soprattutto creativo. Lo si ascolta dentro noi stessi perché va e nasce oltre i sensi, dritto nell’anima. Non aggiungo altro.

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Tragicomico 20 Luglio 2022 - 19:38

Grazie Paolo, per la tua “aggiunta”. La trovo preziosa e sensata. Sì, movimento naturale è un movimento creativo, mentre un movimento innaturale, è meccanico, ripetitivo. Ecco perché scrivo sempre di osservare la natura, i suoi “movimenti” e mutamenti. Un abbraccio

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FAbrizio Mauro 25 Luglio 2022 - 17:48

Ciao Ivan, bellissimo quello che hai scritto, la gente vive una vita in fotocopia e attraverso un programma prima da piccini a scuola con un indottrinamento e poi da adulti con altrettanto indottrinamento sociale e quant’altro, finiscono per non reinventarsi per tutta la vita o poco nulla. Anch’io ero uno di queste persone sopracitate, ma quando sei un libero ricercatore prima o poi trovi chi o cosa ti può risvegliare, e da quel momento vedi le persone molto diversamente sotto molti aspetti. Come hai scritto in un tuo articolo, per conoscere chi sei devi capire cosa non sei. Dunque reinventiamoci sempre ad ogni occasione, perché si impara fino all’ultimo giorno della nostra preziosa vita.

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Tragicomico 25 Luglio 2022 - 23:15

Grazie Fabrizio, i tuoi interventi sono sempre preziosi e pregni della tua esperienza personale di libero ricercatore. Reinventarsi per non annullarsi. Io la vedo così. Buona vita.

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