Home Circolo Degli IlluminatiIl Sistema Matrix Dov’è Finito Il Politicamente Scorretto?

Dov’è Finito Il Politicamente Scorretto?

Tragicomico
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Avete presente il celebre romanzo di Ray Bradbury, “Fahrenheit 451”?
Il romanzo, dal quale è stato tratto l’omonimo film di François Truffaut, è ambientato in un futuro distopico, nel quale il solo possesso dei libri è considerato reato e dove un solerte corpo paramilitare, al servizio del governo, si premura di dare fuoco ad ogni copia rimasta di qualsiasi opera letteraria – 451 gradi Fahrenheit è infatti la temperatura alla quale brucia la cultura, diventando nient’altro che cenere.

La prima volta che lessi il romanzo ebbi una strana sensazione, sospesa tra la palese ambientazione fantascientifica dell’opera e la paura legata all’idea che una minaccia del genere potesse prendere effettivamente corpo, in un futuro non troppo remoto. Erano ancora vivi in me gli echi legati alla condanna a morte in contumacia di Salman Rushdie, autore de “I versi satanici” e dei crimini abominevoli che seguirono la pubblicazione del volume. Mi sorpresi nel pensare che, in fondo, qualcosa di analogo sarebbe potuto accadere anche nel nostro civilissimo Occidente. Del resto la storia si ripete, sempre.

A distanza di anni, rileggere quel testo mi ha fatto sorridere e preoccupare allo stesso tempo, perché, se la pubblicazione di libri e volumi è ancora lecita (al momento!), la fatwa del politically correct e del nuovo puritanesimo ha investito ambiti della nostra esistenza che vanno ben oltre la letteratura.
Esattamente come accade nel romanzo di Bradbury, la furia iconoclasta dei “nuovi santi” ha iniziato a rivolgersi contro qualunque manifestazione di pensiero politicamente scorretto che devia anche un solo passo dal percorso prestabilito, seppur in modo del tutto innocente.

Dalla cerimonia degli Oscar alle opere della Rowling, passando per innocenti barzellette, cori da stadio, commedie italiane anni ‘80, pubblicità e controinformazione. Tutto quello che viene ritenuto politicamente scorretto dalle élite dominanti e dai loro cani da guardia viene espulso dal novero della cultura ufficiale, messo alla gogna e, se non esattamente vietato, quantomeno sconsigliato. Non passa giorno senza che i principali quotidiani non diano notizia di monumenti abbattuti, statue imbrattate, premi ritirati, concerti annullati, pensatori epurati, scrittori minacciati, comici messi alla gogna e pare che, nel dipingere questo scenario, buona parte dei cronisti lo faccia con un certo compiacimento.

Che colpa possono mai avere Churchill, Gandhi, Capuozzo, Assange, J.K. Rowling, Lovecraft (e chi più ne ha più ne metta) agli occhi dei moderni censori? Di fatto nessuna, e probabilmente non esiste una sola persona al mondo spinta ad odiare qualcun altro dopo aver letto le opere degli scrittori “vietati”, dopo aver studiato la storia degli statisti oggi vilipesi o aver assistito ad un concerto musicale fuori dai consueti canoni del buon costume. Rifiutarsi di leggere Harry Potter perché la sua autrice (più volte minacciata di morte) ritiene che le persone transessuali non possano, dal punto di vista strettamente biologico, venire considerate donne è semplicemente ridicolo, così come lo è imporre la presenza di un cast multietnico in un film ambientato in Groenlandia.
Se la furia del potere immaginata da Bradbury si rivolgeva in modo esclusivo verso la letteratura e il libero pensiero (a tal proposito vi consiglio l’ottimo saggio di Massimiliano Sternieri, “Morte al libero pensiero!”), la nostra personale distopia ha un carattere molto più tragicomico, proprio in virtù della sua assoluta mancanza di senso.

Vi ricordate le barzellette che si raccontavano fino a pochi anni fa, incentrate su stereotipi e caratterizzazioni etniche o nazionali (“Un francese, un cinese, un italiano entrano in un bar…”)? Il lato comico di queste piccole freddure risiedeva proprio nel fatto che le caratteristiche antropologiche e culturali delle suddette popolazioni venissero esasperate fino a dare vita ad un affresco vivo e politicamente scorretto, immediatamente riconoscibile e divertente proprio per quello. Provate a riscrivere una qualunque di quelle brevi barzellette secondo i parametri del politically correct attuale e comprenderete immediatamente come la componente ironica della freddura vada smarrita e la piccola narrazione svuotata di ogni significato. Così come del resto ci stiamo svuotando anche noi senza la verve liberale del politicamente scorretto, quella sottile arte provocatoria che fa luce sui perbenismi quotidiani di cui siamo assuefatti e smaschera le ipocrisie delle nostre coscienze. Ed eccoci qui: sempre più corretti, sempre più allineati, sempre più schiavi del pensiero unico dominante.

Molti anni fa, ricordo perfettamente che, mentre mi trovavo in una spiaggia del Salento, mi si avvicinò un bambino originario del Senegal dicendomi: “Sai che prima ho visto un pesce gigante, ma non mi ha fatto niente?”. Quando lo interrogai sulle ragioni di tanta fortuna, il bimbo mi rispose: “Perché aveva mal di pancia e il dottore gli ha detto che deve mangiare in bianco!” e scoppiò a ridere divertito, mentre io ridevo con lui. Se lo stesso bambino raccontasse oggi la medesima storiella, finirebbe probabilmente in un campo di rieducazione e sarebbe costretto ad assistere a un’infinita maratona di documentari sullo schiavismo, su Lincoln e sulla Guerra di secessione americana.

Questo accade perché, nel mondo del politically correct, nessuno ha più voglia di ridere, di prendersi in giro e di prendere in giro (in modo del tutto innocuo) gli altri: il mondo attuale è dannatamente grigio e serio. Eccoci dunque a vivere la nostra personale distopia e a dover combattere per difendere brandelli di noi stessi, della nostra storia, della nostra letteratura, del nostro buon umore e di quella spensieratezza che rappresenta, da sempre, il vero bersaglio di autocrazie e censure.
Esattamente come i protagonisti di “Fahrenheit 451”, tentiamo di salvare la memoria di ciò che amiamo dagli incendi e dai roghi appiccati dalla censura quotidiana, ci aggrappiamo a un ricordo nostalgico di un mondo passato in cui eravamo più spensierati e autentici, così politicamente scorretti, dove si poteva ridere l’uno dell’altro per poi salutarsi con un abbraccio.

Sempre più soli e alienati ci affacciamo ad una socialità straniante, misurando le parole da dire, contando le sillabe che possono dare voce ai nostri pensieri, trattenendo le nostre risa e cercando la maschera adatta a ogni occasione, anche se ci soffoca. Nemmeno nei suoi incubi peggiori Ray Bradbury poteva prevedere l’avvento di una società costretta a raccontarsi barzellette nell’intimità delle mura domestiche, per il timore di venire stigmatizzati da quel Ministero della Serietà che tutto governa e che tutto incendia.

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4 commenti

Gianluca Passerini 12 Aprile 2022 - 16:00

Anche io ho pochi anni fa lessi Fahrenheit 451 ed ebbi sensazioni simili alle tue pur non conoscendo il libro di Rushdie . Mi accadde più o meno lo stesso dopo aver letto 1984 . Il tuo episodio mi ricorda un mio simpatico collega ghanese che si vestiva sempre in chiaro e desiderava un’auto bianca per creare contrasto con la sua pelle scura…

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Tragicomico 12 Aprile 2022 - 23:57

Politicamente scorretto è moralmente corretto. Grazie Gianluca, per avermi letto ancora una volta. Alla prossima.

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Daniela 31 Agosto 2022 - 13:47

Bellissimo articolo e spunto di riflessione.
Grazie

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Tragicomico 31 Agosto 2022 - 18:35

Grazie Daniela, spero di averti ancora come lettrice.

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