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Il Dio Denaro, Simbolo Di Tutti I Poteri

Tragicomico
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Il dio denaro permette l’impossibile
Il dio denaro può anche far comprar l’amore
Il dio denaro consente la mia istruzione
Il dio denaro distrugge tutti gli altri dei
Il dio denaro è un dio speciale
Fatto di carta e presunto potere.”
(Bluvertigo, “Il Dio denaro”)

Fin dalla più remota antichità, nulla turba e affascina il genere umano più del denaro. Un autentico emblema di una mondanità edonista che sovrasta tutto ciò che, per converso, si protende a fatica verso l’avanzamento spirituale della specie alla quale apparteniamo.
Il denaro, in tutte le sue varianti, è percepito come massima fonte di corruzione per il genere umano, tanto nei testi sacri ebraici e cristiani, quanto nelle antiche religioni indoeuropee, come l’induismo, che vedono nell’adorazione della moneta il segno inevitabile della decadenza dei tempi e di un ribaltamento morale dei valori ascetici.

Persino Goethe, nel suo celebre “Faust”, descrive con disprezzo l’ideazione della moneta, percependola come la summa di tutti i mali del mondo, concepita da Mefistofele in persona per gettare nel caos l’umanità intera e per farla deviare dai suoi fini naturali.
L’ossessione per il denaro è radicata in ogni tradizione filosofica, politica e religiosa esistente, proprio perché la moneta rappresenta l’elemento principe in grado di traslare ciò che, di fatto, è un semplice mezzo, a fine supremo dell’esistenza.

Di per sé privo di qualunque connotazione ideologica e di qualunque valore morale, il denaro è stato ideato per facilitare gli scambi e le transazioni tra gli esseri umani e per fungere da sostituto per una serie di beni e servizi, in sede di scambio. Molto più comodo e agevole del baratto, il denaro non è altro che uno strumento che ci permette di fare acquisti e transazioni senza dover per forza offrire in cambio beni e servizi di svariata natura al venditore di riferimento.

Se provassimo ad immaginare un mondo privo di denaro, comprenderemmo immediatamente come la sola idea di procurarci un semplice maglione, porti in dote la necessità di offrire a colui che produce e vende il suddetto capo d’abbigliamento una gamma di beni o servizi di egual valore, o di suo gradimento.
Facendo riferimento al denaro, per converso, possiamo acquistare un maglione trasferendo qualcosa di impalpabile e poco ingombrante, che consente al commerciante di essere scambiato, in seconda battuta, con altri beni o altri servizi, senza il bisogno di produrre noi stessi quei determinati beni o quei servizi.

Se il denaro non è, dunque, di per sé una pessima invenzione, da dove nasce questa idolatria continua, destinata a soffocare tutto ciò che è puro e dotato di valore morale?

Come spesso accade, la venerazione del denaro nasce dal fatto che l’essere umano si trova incapace di comprendere la differenza tra mezzo e fine e tende a perseguire tutto ciò che gli procura un senso di (falsa) potenza, persino se inespressa. Quando poniamo il denaro al centro del nostro agire, ci stiamo allontanando dalla sfera ontologica nella quale la moneta è stata concepita, per raggiungere un’idea distorta di potere che ci eleva sopra i nostri simili.

Il denaro non è il demonio; il “demonio”, tutt’al più, è la stupidità tutta umana di considerarlo un fine quando è nato per essere strumento, la follia è farsi abbagliare dalle sue lusinghe al punto da farsene fagocitare, perdendo il senso dei ruoli e delle proporzioni.
(Dal mio libroLIBERI DENTRO, LIBERI FUORI”)

Tendiamo ad accumulare molto più denaro di quanto ne possiamo spendere, perché l’idea di possedere ingenti ricchezze ci apre un mondo immaginario, in cui tutto è possibile e in cui ci ergiamo a sovrani di un universo privo di reali riferimenti morali o estetici. Il denaro diventa dunque il fine ultimo di un agire che non porta in sé valore alcuno, se non quello di accumulare ricchezze che non vengono spese (se non malamente) e che non procurano piacere alcuno, se non in quella vaga illusione di potenza derivante dal sentirsi “più ricchi” (e dunque migliori) dei nostri simili.

Quando il dio denaro si impadronisce delle nostre menti, tutto risulta invertito e innaturale: così come il mezzo diventa fine, la conseguenza diventa causa. Presi dal desiderio di accatastare denaro, dimentichiamo spesso che i soldi sono una conseguenza di quello che facciamo e non la causa suprema del nostro agire. I soldi dovrebbero rappresentare una ricompensa e un riconoscimento per il lavoro che svolgiamo, per le opere che creiamo o per i servizi che prestiamo, non un obiettivo da raggiungere ad ogni costo.

E invece, offuscati da una mentalità postmoderna che ha fatto della corruzione il suo mantra, ci troviamo spesso intenti a intraprendere un’attività con l’unico scopo di ricavarne denaro. Lavoriamo, ci mostriamo mezzi nudi, scriviamo libri, componiamo musica, elargiamo corsi di ogni tipo, discutiamo online e creiamo siti web non con l’intento di comunicare qualcosa di salvifico, ma sulla scia di vacue ricerche di mercato e di mode passeggere da cavalcare.
Se l’asservimento assoluto al dio denaro è spesso celato e latente nel sentimento comune, esso si manifesta in modo lampante quando viene rivolto al versante politico e sociale dell’esistenza.

Fare il politico” è ormai diventata una (remunerativa) carriera, che spinge orde di giovani in direzione di un’attività pubblica finalizzata all’ottenimento del tanto agognato vitalizio, di pensioni a svariati zeri e di quel senso di onnipotenza tipico di chi guadagna cifre tali da fare impallidire un operaio.
Ne consegue, non solo la morte della politica, intesa come arte di derivazione greca rivolta alla corretta gestione della polis, ma anche l’asservimento della dimensione sociale a tutte quelle entità e a quegli organismi che finanziano la politica stessa.

Se la politica è dunque ormai un triste sottoinsieme dell’economia e uno specchio fedele di un tessuto sociale votato in direzione di un becero arrivismo, riusciremo forse a salvarci dal tracollo morale assoluto, nel momento stesso in cui ricominceremo a ricondurre il denaro alla sua naturale sfera d’appartenenza, relegandolo al ruolo di semplice mezzo che gli compete.

“Può essere bene avere il denaro e le cose che il denaro può comprare, ma è bene anche, ogni tanto, controllare ed essere sicuri di non aver perso le cose che il denaro non può comprare.”
(George Horace Lorimer)

Ricominciare a produrre arte e cultura, a vivere in maniera autosufficiente e sostenibile, a discutere, a confrontarci, a ritagliarci spazi per la nostra coscienza e a esistere senza la lunga ombra del dio denaro, è forse l’unica possibilità a nostra disposizione per riappropriarci di tutto ciò che la folle rincorsa al guadagno ci ha sottratto, per tornare all’origine della vita stessa e per riportare umanità e uguaglianza tra cifre e monete.

Per abbattere il simbolo di tutti i poteri dobbiamo necessariamente tornare all’essenza delle cose, considerare la ricchezza non un fattore economico, ma spirituale; bisogna essere ricchi di spirito, di inventiva, di amore, per un senso di appartenenza verso il prossimo che travalichi l’avidità per il denaro. C’è il bisogno di spogliare questo dio dal suo ruolo assolutistico, ossessivo e dominante, di smantellare la sua religione mondana fatta di illusioni, promesse e oggetti luccicanti.
Soltanto così l’uomo potrà vivere tempi nuovi, tempi all’insegna di valori, come il piacere di fare e dare senza tornaconto, che lo renderanno veramente degno di quel dono incommensurabile che è la vita.

Tragicomico

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6 commenti

paolo 11 Gennaio 2023 - 8:36

Come sempre lineare e ben espresso, così ben espresso che si fa fatica a capire il perché la maggioranza delle persone non riesca a capire una cosa così semplice. Forse, il perché è dietro l’angolo: senza denaro non puoi vivere: finisci per strada, non puoi mangiare, non puoi curarti e certamente non puoi avere una famiglia. Certo, ci sono molte associazioni di volontariato che possono aiutarti, tuttavia un secondo dopo sei solo con le tue esigenze di sopravvivenza e ti ritrovi a chiedere l’elemosina per sopravvivere. Dall’altro lato chi ha soldi, tanti soldi, vede e si tiene lontana da barboni con carrelli o sacchetti di roba che probabilmente finirebbe nell’immondizia oppure extracomunitari ben vestiti con uno degli ultimi cellulari. Cosa è la povertà? Perché esiste sia la povertà di denaro sia la povertà di spirito. La verità è che entrambi sono poveri ed entrambi soffrono, in modi diversi e ognuno cerca una soluzione, purtroppo, troppo spesso sbagliata. Anche qui, il perché è semplice: tendiamo a ripetere sempre gli stessi meccanismi, le stesse idee, gli stessi stereotipi, gli stessi errori.

In mezzo a questi due estremi ci siamo noi, né troppo benestanti né troppo poveri. Una posizione assurdamente ottima perché ci permette di osservare cosa accade fuori e dentro di noi. Osservare, ascoltare, capire, comprendere e cambiare il proprio punto di vista. Cambiare modo di vedere, di vivere, di essere. Quando è stata l’ultima volta che abbiamo passeggiato con qualcuno e parlato di noi stessi, dei nostri dubbi, dei nostri pensieri, della nostra crescita? Sì, crescita, crescita interiore. Quando abbiamo assaporato un tramonto non per quello che la mente crede che sia ma un dono della vita, un dono di Dio? Io, giusto ieri. Anche se non c’è nessuna certezza di poterlo rivedere quel tramonto facciamo finta che la vita sia infinita e vi sia sempre un tempo o un’occasione per farlo, per poterlo rifare. Davvero? Personalmente credo che ogni istante sia importante e vada vissuto al meglio, vada vissuto per arricchire il nostro interiore e il nostro essere qui e ora. Questa è, credo, una vita diversa.
Buona vita a tutti

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Tragicomico 11 Gennaio 2023 - 18:40

Senza denaro non si può vivere e probabilmente hai ragione, ma il problema evidenziato non è vivere senza denaro, ma smettere di considerare il denaro un dio, smetterla di idolatrare qualcosa che è soltanto un mezzo di scambio.
Molte cose, come hai giustamente sottolineato, sono gratis, sono lì per tutti, lo scrive anche Tiziano Terzani nel suo libro “Un altro giro di giostra“: «Questo è un altro aspetto rasserenante della natura: la sua immensa bellezza è lì per tutti. Nessuno può pensare di portarsi a casa un’alba o un tramonto.»
Ecco la vera ricchezza, avere tempo e occhi per un’alba, per un tramonto, essere presenti a se stessi per riempirsi di tanta bellezza.
Invece pensiamo solo a riempirci le tasche e ci perdiamo tutto il resto.

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Mauro Fabrizio 12 Gennaio 2023 - 22:15

Ciao Ivan, il denaro come la ricchezza del pianeta, se fosse distribuita equamente a tutti gli esseri umani, nessuno soffrirebbe, purtroppo oggi le persone si riconscono dallo stato sociale, dal denaro che posseggono e dalle cose che possiedono. Il denaro è una merce di scambio, che la gente accecata dall’ingordigia di avere soldi, non si rendono conto che per avere tutto quel denaro, quanto tempo hanno venduto della loro vita. La società odierna ha bisogno di esseri pensati e non pensanti, di un gregge con ignoranza bovina che bisogna gestire e guidare, e che lavora, produce e consuma. Esseri consumati che si accorgeranno tardi che il denaro non è la cosa più preziosa, ma è il TEMPO come dici tu nel tuo primo libro. Il denaro va considerato si, ma con una misura non spropositata. Ci perdiamo spettacoli meravigliosi dalla vita solo perchè pensiamo solo ai soldi. Consiglio il libro (Vorrei averlo fatto) di Bronnie Ware, questo libro fa riflettere molto su chi vede solo il dio denaro.

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Tragicomico 13 Gennaio 2023 - 18:30

Hai perfettamente ragione Fabrizio, se il denaro fosse distribuito equamente allora avremmo risolto almeno la metà dei problemi e delle ingiustizie che affliggono la nostra umanità.
Pensare di vivere senza denaro è pura utopia, ma allo stesso tempo una grande quantità di denaro non ti fa vivere una vita migliore di chi ha la giusta quantità di denaro. Un concetto che ribadisco spesso nei miei libri.
Grazie del tuo consiglio di lettura, a presto.

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Monia 14 Gennaio 2023 - 9:04

Buongiorno a tutti, leggendo tutti i commenti dal vostro punto di vista avete ragione tutti; l’unica cosa che mi sento di condividere è che forse sarebbe utile andare incontro la paura di rimanere al verde, di vivere poveri in canna…. insomma un vero e proprio atto psicomagico e vi assicuro che non si muore né di fame, né di sete….o che proviamo seriamente ad affidarci oppure si continua a parlare o scrivetemi…sono le azioni che portano ad un cambiamento ma di percezione… è evidente che ora mi arriveranno gli alibi dei figli, del mutuo, ecc.ecc…..
Dico che per attraversare il “terrore di rimanere al verde” come altre paure, x me ha funzionato toccare concretamente quella paura; poi tutta la parte filosofica, metafisica, teologica, antropologica e via dicendo la lascio a chi vuole solo intellettualizzare tutto.
Chiedo di leggere con il cuore questo commento, prima di partire con le solite risposte automatiche/meccaniche.
Un abbraccio a tutti..
P.s: rimanere senza soldi anche una volta nella vita non è poi così male…..si impara a non dare nulla x scontato.
A presto
Monia

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Tragicomico 16 Gennaio 2023 - 19:13

Ogni situazione può essere una lezione, quindi pieno valore alle tue parole Monia, poi si sa che le lezioni di vita spesso non sono piacevoli, ma più è tosta e più si impara qualcosa che resterà impresso. In altre parole, restare al verde è un’ottima sfida per realizzare che anche senza denaro c’è vita. Una vita difficile, certo, per colpa di una società che ha messo il denaro al centro di tutto, anziché il valore stesso della vita.

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