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Il Pensiero Dominante Imposto Alle Masse

Tragicomico
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Il pensiero dominante imposto alle masse fa parte delle tecniche manipolative messe in atto al fine di ottenere un gregge umano informe, succube e soprattutto, non-pensante. Le élite di potere, qualunque esse siano, stabiliscono per un loro tornaconto quello che – in un dato momento o periodo storico – è il pensiero dominante da diffondere di un aspetto ben preciso della società. Può essere un pensiero dominante riguardante le questioni socio-politiche, l’economia, la moda, l’arte, ogni settore che abbisogna di una direzione ben precisa da seguire. Poi sarà la massa stessa ad agire da “ripetitore” e da “controllore”.

Senza il processo del pensiero dominante risulterebbe molto più complicato controllare il pubblico senza il ricorso alla coercizione fisica. Complicato e dispendioso. E allora ecco vi è la necessità, subdola, della costruzione del consenso, ovvero la manipolazione pubblica al fine di far accettare un programma di pensiero, di consumo e di stile di vita, imposto dall’alto. Il rumoroso e disordinato gregge non potrà che essere spettatore. Del “come” questo possa avvenire, ne ho parlato in questo mio articolo: “La Finestra Di Overton: Come Rendere Accettabile L’Inaccettabile”.

Negli ultimi 50/60 anni le tecniche per rendere più immediata la diffusione del pensiero dominante si sono moltiplicate. E soprattutto, sono in grado di raggiungere anche le zone più remote del pianeta. Quindi un maggior pubblico in minor tempo. La televisione, le radio, i giornali, le riviste, i dispositivi come smartphone, tablet, computer e su tutti internet, con annessi i social di ogni tipo, sono il veicolo per la costruzione di un pensiero dominante su scala mondiale.

Non è un mistero infatti, se quel gran genio di Aldous Huxley dipingeva a fine anni cinquanta un ritratto piuttosto cupo della società. Egli riteneva che la società fosse controllata da una “forza impersonale”, da una oligarchia che manipola la popolazione con diversi mezzi. Nella prefazione del 1958 del suo saggio “Ritorno al mondo nuovo” – che Huxley ha scritto 26 anni dopo il romanzo distopico e senza tempo, intitolato “Il nuovo mondo” – scrive:

Forze impersonali su cui noi non abbiamo alcun controllo sembrano spingerci tutti nella direzione dell’incubo del Mondo Nuovo; e questa spinta impersonale sembra essere accelerata dai rappresentanti delle organizzazioni politiche e commerciali, che hanno sviluppato un gran numero di nuove tecniche per manipolare, nell’interesse di una minoranza, i sentimenti e i pensieri delle masse.

Prima di lui, Edward Bernays, un pubblicista e pubblicitario statunitense , celebre per la sua parentela con Sigmund Freud, oltre ad essere considerato uno dei primi spin doctor (esperto di comunicazione che lavora come consulente per conto di personaggi politici o importanti aziende) è stato ancora più diretto. Morto nel 1995, alla veneranda età di 104 anni, è considerato fra le cento figure più influenti del XX secolo secondo una classifica stilata dal magazine Life. Nel 1928 pubblica il suo libro “Propaganda”, nel quale scrive:

L’intelligente e cosciente manipolazione degli abiti e delle opinioni delle masse è un elemento importante nella società democratica. Coloro che manipolano questo invisibile meccanismo nella società costituiscono un governo invisibile che è il reale potere decisionale del nostro paese. Siamo governati, le nostre menti controllate, i nostri gusti plasmati, le nostre idee formate, da uomini di cui non abbiamo mai sentito parlare. Questo è il logico epilogo del modo in cui la nostra società democratica è organizzata.

Del resto, gli effetti della standardizzazione del pensiero umano sono ormai evidenti. Gli spettacoli televisivi che seguiamo sono tutti simili fra loro, partono da un medesimo format. Lo stesso vale per la musica che ascoltiamo, i film che guardiamo e le notizie che leggiamo. Passano attraverso l’imbuto della standardizzazione per far sì che siano uniformi e vicini al pensiero dominante. L’imbuto sono i proprietari dei gruppi di controllo hanno legami stretti con le élites, e in molti casi, fanno parte di queste stesse élites.

Parliamo di gruppi di potere che possiedono gran parte dei mercati in grado di raggiugere le masse, hanno il potere di creare nelle menti delle persone una singola e coesa visione del mondo, generando una standardizzazione del pensiero umano. Persino movimenti o stili che sono considerati marginali, che possono apparire come antagonisti, sono, in verità, estensioni del pensiero mainstream. I mass-media producono loro stessi i “ribelli”. “Siamo tutti conformisti travestiti da ribelli” canta Masini.

Diversamente, gli artisti considerati fuori dalle righe, le creazioni e le idee che non si adattano al pensiero dominante, vengono inesorabilmente rifiutate e dimenticate dai gruppi di controllo, che le fanno gradualmente scomparire dalla società stessa. E a volte, a scomparire del tutto, sono anche gli artisti. Lo stesso vale per i giornalisti “scomodi” e i politici che non vogliono allinearsi. Uno scenario già ampiamente descritto e previsto da George Orwell nel suo capolavoro visionario “1984”- romanzo distopico pubblicato nel 1949 – nel quale scrive:

Se vuoi un’immagine del futuro, immagina uno stivale che calpesta un volto umano — per sempre.

Orwell, però, nel suo romanzo distopico, ha aggiunto un aspetto determinante, una chiave che gioca un ruolo rilevante per la diffusione del pensiero dominante. Sto parlando della “Neolingua”, dall’originale Newspeak, ossia “nuovo parlare”. Un nuovo modo di parlare, di esprimersi , una forma di comunicazione ridotta all’osso, ai minimi termini. Citando sempre Orwell: “Lo scopo principale a cui tende la Neolingua è quello di restringere al massimo la sfera d’azione del pensiero.

Le persone pensano mediante il linguaggio, quindi.. meno parole, meno capacità di pensiero! È vero che si può ragionare anche per associazione, come fanno gli animali, ma è il linguaggio ad aver permesso all’umanità di fare un gran balzo in avanti nell’evoluzione sociale e poter comunicare pensieri “alti”, emozioni e sensazioni. E le parole servono anche per sviluppare una capacità critica. Un concetto è “diventato nostro” quando lo sappiamo esprimere con parole “nostre”.

Adesso, invece, stiamo tornando indietro. I mass-media, tutti, si sono trasformati in uno strumento diabolico per distruggere la capacità di espressione. Osservate il mondo circostante, soprattutto dei giovani, e vi accorgerete che sovente hanno un vocabolario inferiore alle 500 parole. Il 35% degli studenti di terza media non capisce un testo d’Italiano (fonte). Conoscono e usano le parole del lessico di base.

In un primo tempo la Tv ha distrutto nelle persone la capacità di esprimersi. Infatti non si replica al televisore. Poi è arrivata l’era dei social, della condivisione di pensieri e parole altrui. Image quote, citazioni e soprattutto, un abuso di like, cuoricini ed emoticon (le faccine), che rappresentano un modo persuasivo per disabituare a esprimere emozioni, sensazioni e concetti astratti e quindi ridurre il linguaggio. Acronimi, abbreviazioni , ecc … tutti modi per disabituare all’uso delle parole corrette.

Diventa evidente che con la riduzione e confusione del linguaggio si realizza impoverimento e confusione nel pensiero e si facilita la proliferazione del pensiero dominante. Motivo per cui, in questo blog, come altrove, incito sempre per tornare a far crescere lo spirito critico, indurre le persone a ragionare con la propria testa, indurre chiarezza di idee e di pensieri propri. È questo il passaggio fondamentale: la riappropriazione del linguaggio. Un linguaggio va allenato ed ampliato proprio nel confronto diretto tra persone, attraverso uno scritto o mediante lettura. Riappropriandosi, quindi, di buona parte del tempo libero per crescere e non inebetirsi davanti ad uno schermo.

Agli schiavi di un tempo, ad esempio, veniva vietato usare la propria lingua e uno degli obiettivi di chi vuole sottomettere è proprio quello di annientare il linguaggio e la comunicazione attiva. Noam Chomsky ci definisce come “rane bollite”, una società in cui si accettano persino figure retoriche come gli ossimori, come verità.

Del resto, una popolazione ignorante che non conosce i propri diritti, che non cerca di comprendere gli avvenimenti e che non fa domande alle autorità, rappresenta la società ideale nella quale imporre un pensiero dominante, per formare e plasmare opinioni e abitudini, e per definire ciò che è normale e accettabile.

Ma cose succede in una società nella quale vige il pensiero dominante? Succede che ti hanno programmato per essere come ti vuole il sistema, la “società civile”. Ti hanno fatto capire che non sei padrone del tuo destino, ma un ingranaggio di un meccanismo ben oliato che si chiama lavora-produci-consuma. Ti hanno educato alle buone maniere, ad essere disponibile verso gli altri e a cercare di piacere a tutti. E qui sta la fregatura più grande e il più grande dei problemi. Perché cominci a sentirti inadeguato non appena qualcuno non sembra essere soddisfatto per come lavori, vesti, mangi, vivi in generale. Così diventi schiavo del giudizio, stai bene/male a seconda di cosa prevede il pensiero dominante.

Ti trovi nella psicoprigione descritta da Orwell, e ti rendi conto che l’unica cosa da fare è cominciare a smettere di far tutti contenti e sorridenti, cominciare a fare quello che ti piace davvero; come lavoro, come stile di vita, come pensiero. Inizi a credere nei tuoi sogni, come facevi da bambino e avevi ben chiaro chi avresti voluto essere da grande. Ti rendi conto che “forse”, sei proprio tu la persona più importante che merita attenzioni, e che decidere di plasmare la tua vita e indirizzare il tuo destino è affare del tutto personale, che nessuno dovrebbe intralciare. Tantomeno imporre. Decidere di essere indipendenti, infatti, investendo su te stessi e sulla propria cultura, non lasciando agli altri la possibilità di decidere, è il primo passo per liberarsi dallo status di pensatori succubi e dominati.

Se un popolo si aspetta di poter essere libero restando ignorante,
spera in qualcosa che non è mai stato e che mai sarà.

Thomas Jefferson

Tragicomico

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4 comments

claudio cecchi 22 Novembre 2019 - 9:17

Sono perfettamente d’accordo con quello che hai scritto purtroppo non vedo il modo di uscirne.E comunque non so in quale altra maniera il Mondo con tutti questi miliardi di abitanti potrebbe andare avanti.Il controllo dell’informazione è una cosa ripugnante ma anche quella falsa messa in giro( dai deficienti ?) sui media contribuisce ad aumentare questo stato di controllo.Caro Tragicomico ma secondo te a cosa serve l’ESSERE UMANO all’UNIVERSO? un cordiale saluto Claudio

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Tragicomico 22 Novembre 2019 - 14:05

L’essere umano serve così come tutto ha un senso qui, l’errore sta nel credere che noi umani siamo più importanti degli altri esseri, visibili o invisibili. Esiste una scala evolutiva ben precisa e noi di certo non ci troviamo in alto. L’informazione così come viene elargita non serve a nulla, nessuno scopo, se non quello di imporre una linea di pensiero dominante che in questo periodo prevede: paura, precarietà, violenza. A scapito della maggioranza e per favorire il controllo a una minoranza.

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Antonella 22 Novembre 2019 - 16:58

Penso che all’origine di tutto ciò, ci sia una gran pigrizia culturale. È vero c’è la manipolazione ovunque e verso chiunque, ma un secolo fa, alcuni di noi, non impigriti culturalmente, ci avvertivan già e tu lo attesti. Le opere di Bernays, quelle di Orwell (vero profeta) le rane bollite di Chomsky……..
Forse hanno approfittato è vero… ma il mondo va così e mi viene in mente un proverbio che , con grande amarezza, citava mia nonna in napoletano “senza o fesso non campa o reritto”. Senza il… bonaccione, non campa il furbo.

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Tragicomico 22 Novembre 2019 - 23:36

Concordo con tua nonna, ma non condivido il fatto che “così va il mondo”, come se fosse una resa. Il mondo va così perché milioni di essere umani hanno deciso di vendere il loro destino senza nemmeno saperlo. Torno a concordare con te nel momento in cui parli di pigrizia culturale, perché chi “non sa” è destinato a restare schiavo di “chi sa”.

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