La Voce Del Padrone – Un Album Musicale In Cui Battiato Insegna Gurdjieff

Tragicomico
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La voce del padrone” è il titolo di un bellissimo album musicale del maestro Franco Battiato, pubblicato nel 1981 – il primo album in Italia a vendere oltre 1 milione di copie – contiene alcuni dei suoi brani storici come Centro di gravità permanente, Bandiera bianca, Segnali di vita e Cuccurucucù. Si tratta di testi musicali che non sono soltanto canzoni, Battiato non ha mai scritto e pubblicato solo per vendere, ma per lanciare messaggi, per trasmettere frammenti di una conoscenza troppo spesso snobbata o sottovalutata, ritenuta persino senza senso.
Ma è proprio grazie al maestro Battiato che tante persone, senza nemmeno accorgersene, hanno iniziato il loro percorso spirituale. Questo perché la cultura di Battiato, fra le tante influenze, si è fortemente intrisa degli insegnamenti del maestro armeno Georges Ivanovič Gurdjieff, seppur in forma indiretta visto che i due, per una questione anagrafica, non si sono mai conosciuti sul piano materico.
Possiamo tranquillamente affermare che Battiato è gravitato per un po’ di tempo nelle vicinanze della corrente di pensiero gurdjieffiana e del suo insegnamento principale che prende il nome di Quarta Via, assorbendo la sua filosofia che è rimasta poi condensata in alcuni brani del cantautore siciliano.

Quindi da dove arriva e che cos’è “la voce del padrone”?
La voce del padrone è un’espressione usata di sovente proprio da Gurdjieff mentre dava lezioni di stampo esoterico ai suoi allievi. Quest’ultimi, ciascuno nella sua forma e secondo le sue capacità, ci hanno lasciato in eredità dei testi scritti in cui raccontano alcuni aneddoti e gli insegnamenti del maestro Gurdjieff, e uno in particolare, Piotr Demianovich Ouspensky, oltre a essere stato il principale seguace e interprete e, secondo chi scrive, uno dei maggiori pensatori del Novecento, ha messo nero su bianco le riflessioni testuali del maestro armeno.
Ecco che nel libro “Frammenti di un insegnamento sconosciuto” troviamo due passaggi chiave in cui Gurdjieff fa uso del concetto della voce del padrone, mentre spiega ai suoi allievi la metafora della carrozza.
Una metafora attraverso la quale Gurdjieff paragona l’essere umano e i suoi quattro “corpi” (parti) ad un veicolo destinato al trasporto di un passeggero e composto da carrozza, cavallo e cocchiere.
Il cocchiere che guida la carrozza è la mente dell’uomo, una mente che dovrebbe ascoltare la voce del Padrone (passeggero) che si trova all’interno ed eseguire le sue istruzioni, imparando a guidare i cavalli, ossia le emozioni dell’uomo, e la carrozza, ovvero il corpo fisico.
Ecco le parole di Gurdjieff al riguardo:

«L’uomo è un’organizzazione complessa. È formato da quattro parti che possono essere collegate, non collegate o mal collegate. La carrozza è attaccata al cavallo per mezzo delle stanghe, il cavallo al cocchiere per mezzo delle redini, il cocchiere al suo padrone per mezzo della voce di lui. Ma il cocchiere deve udire e comprendere la voce del padrone, deve sapere come si guida; e il cavallo deve essere addestrato a obbedire alle redini. Per quanto la relazione del cavallo con la carrozza, esso deve essere attaccato nel modo giusto.»

e ancora…

«Il lavoro su di sé deve cominciare dal cocchiere. Il cocchiere è l’intelletto. Al fine di poter intendere la voce del padrone, il cocchiere non deve essere addormentato, deve svegliarsi. Può anche darsi che il padrone parli una lingua che il cocchiere non capisce. Il cocchiere deve imparare questa lingua. Quando l’avrà imparata capirà il suo padrone. Ma questo non basta, deve anche imparare a guidare il cavallo, ad attaccarlo, a nutrirlo, a curarlo, a tenere in efficienza la carrozza, perché non gli servirebbe a nulla capire il padrone se poi non fosse in grado di fare qualcosa. Il padrone dà l’ordine di partire, ma il cocchiere è incapace di partire perché il cavallo non è stato nutrito, non è stato attaccato ed egli stesso non sa dove sono le redini. 
Il cavallo sono le nostre emozioni. La carrozza è il corpo. L’intelletto deve imparare a comandare le emozioni. Le emozioni trascinano sempre il corpo.»

La voce del padrone espressa da Gurdjieff e ripresa da Battiato è la voce della coscienza (o del Sé, o dell’Anima, o voce interiore), che l’essere umano deve sapere ascoltare.
Il problema, però, come sostiene il maestro armeno è che «L’uomo moderno vive nel sonno, nato nel sonno, egli muore nel sonno», pertanto non c’è una “voce” perché il padrone è addormentato e, qualora ci fosse, ci sarebbe comunque una mente non presente, non abituata ad ascoltare, una mente distratta e assoggettata a pensieri compulsivi e incontrollati.
Ecco perché Battiato nel brano “Segnali di vita” scrive i versi: «Ti accorgi di come vola bassa la mia mente? È colpa dei pensieri associativi se non riesco a stare adesso qui».
Ed è esattamente quello che succede a gran parte dell’umanità: la mente agisce da sola in uno stato di non presenza, senza ricordo di sé, senza ascoltare la voce del padrone.
Secondo Gurdjieff nell’uomo ordinario tutto semplicemente accade e non essendoci un padrone non c’è nemmeno una volontà, pertanto risulta difficile liberarsi dalla gabbia del pensiero associativo e automatico.

«Si sente il bisogno di una propria evoluzione, sganciata dalle regole comuni, da questa falsa personalità.»
(Franco Battiato, “Segnali di vita”)

Il bisogno è chiaro: la coscienza non è una dotazione di partenza ma una meta da raggiungere. O meglio, da risvegliare. Perché le persone sono come una carrozza (corpo) con il passeggero (coscienza) addormentato, una carrozza senza controllo e senza direzione, lasciata a se stessa, in balia delle emozioni (cavalli) e di una mente (cocchiere) incapace di controllarla, frastornata com’è dal rumore continuo dei pensieri (rumori) compulsivi.
Per tornare ad avere un controllo e una direzione nella propria vita, si palesa quindi la necessità di rendere permanente ciò che si è smarrito.
Ed ecco che «cerco un centro di gravità permanente» non è più un ritornello senza senso, ma il titolo di un brano che richiama il concetto di centro di gravità permanente come “sorgente”, più volte esposto da Gurdjieff nei suoi discorsi con gli allievi.

«Risvegliarmi a me stesso, a quello che sono, significherebbe trovare il centro di gravità e la sorgente delle mie energie, la radice del mio essere.»
(Jeanne de Salzmann – assistente di Gurdjieff e insegnante di Danze Sacre – in “La realtà dell’essere”)

Una sorgente che si fa leggera come una piuma, sospinta da quelle correnti gravitazionali e dalle meccaniche celesti che sono le 48 “leggi” che secondo Gurdjieff regolano il pianeta Terra, e che in Battiato diventano delle “regole”, così esposte nel suo brano “Gli uccelli”: «Volano gli uccelli volano nello spazio tra le nuvole con le regole assegnate a questa parte di universo al nostro sistema solare.»
Il riferimento al “Raggio di creazione” proposto da Gurdjieff è eloquente. E lo è anche il significato: il Creatore non ha alcun potere sul pianeta Terra. Egli ha creato delle leggi universali e meccaniche, e quest’ultime governano il Tutto, affinché tutto rimanga in ordine.
L’uomo ha soltanto una scelta: dormire, vivere nel sonno e lasciarsi dominare dalle leggi meccaniche; oppure svegliarsi, ri-conoscere i codici di geometria esistenziale e sfruttare la forza delle leggi in maniera consapevole.
Ecco perché la voce del padrone è un elemento imprescindibile nell’evoluzione spirituale dell’uomo.
Senza di essa non c’è vita.
Niente voli imprevedibili ed ascese velocissime.
Soltanto mera sopravvivenza.

Tragicomico

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6 commenti

Matteo Poli 29 Febbraio 2024 - 15:57

Grazie per questo scritto così prezioso, l’ho letto con estremo piacere e ci tenevo a dirtelo. Prenderò anche il tuo libro.

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Tragicomico 29 Febbraio 2024 - 17:06

Sei gentilissimo Matteo, per il tempo che mi hai dedicato nella lettura e la cortesia di prendere in considerazione uno dei miei libri. Mi auguro di ricevere presto un tuo parere al riguardo. Buona continuazione!

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Giorgio 2 Marzo 2024 - 11:36

Chapeau. Grazie per avermi fatto sentire prima un po’ ignorante e poi un po’ meno 🙂

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Tragicomico 2 Marzo 2024 - 23:32

Siamo tutti dei semplici viandanti! Grazie Giorgio per essere passato da qui.

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Fabrizio Mauro 29 Febbraio 2024 - 20:43

Ciao Ivan, bello il tuo articolo, io posso ringrazire Tragicomico per aver avuto modo di conoscere Gurdjieff, ho letto i suoi libri a volte molto impegnativi ma il bagaglio che ho accumulato è fantastico. Il mio preferito è “Vedute sul mondo reale”, profondo conoscitore della tradizione del Caucaso e altre regioni dove si incrociano culture diverse e antichissime, e dopo aver viaggiato a lungo per raccogliere i frammenti sparsi delle antiche tradizioni di saggezza, si dedicò alla conoscenza della verità e a tramandarla ai suoi allievi. Buona vita a tutti.

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Tragicomico 1 Marzo 2024 - 0:05

Ciao Fabrizio, sono felice di averti “iniziato” verso questa bellissima avventura alla ricerca del vero, certo non facile, ma di immenso arricchimento personale. Il capolavoro, l’estasi, a mio avviso la si raggiunge con la comprensione de “I racconti di Belzebù a suo nipote“, mirabolante tomone che è qualcosa di imponente, sacro, autentico, lungimirante.
Un abbraccio!

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