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La Fine Del Calcio Italiano, Uno Sport Che Non Esiste Più

Tragicomico
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calcio_italiano_fineIl calcio italiano è uno sport che non esiste più, o almeno non lo è nel senso decoubertiniano del termine, ove s’intende che “L’importante non è vincere ma partecipare” e “La cosa essenziale non è la vittoria ma la certezza di essersi battuti bene”. In questi ultimi giorni si parla addirittura di interrogazioni parlamentari al riguardo di una partita di Serie A, tra torti arbitrali, risse e quant’altro possa animare la coscienza (ma ce l’hanno?) di questi pseudo intenditori di calcio. La mentalità aziendalistica e vittimistica ha ormai contagiato tutto l’ambiente del calcio italiano: conta solo vincere, se non si vince è colpa dell’arbitro.

Lo spettacolo non è più nell’agonismo dei 22 partecipanti, ma si riduce ad un mero giro d’affari che ingloba in se stesso economia, finanza, business e anche la geopolitica. Le società di calcio, che dovrebbero essere il perno del movimento calcistico, sono alla disperata ricerca di ignoti e presunti talenti dai nomi esotici, per tentar di far cassa con quattro abbonamenti in stadi osceni, decadenti, pericolosi e oltretutto scomodi!

Se la parola calcio diventa la radice di parole come “calciomercato”, “calciopoli”, “calcioscommesse”.. allora, evidentmente, c’è qualcosa che non va e possiamo tranquillamente decretare la fine di questo termine inteso come sport. Perché lo sport equivale a sacrificio, passione, cultura, agonismo, competizione e non ha nulla a che vedere con i mercati umani, con le scommesse clandestine e tantomeno con le aule di tribunale. Se il calcio italiano fosse ancora uno sport, nelle cosiddette “scuole calcio” s’insegnerebbe ai ragazzini ad amare la lealtà, il rispetto per le regole e per gli avversari e gli s’insegnerebbe a non imitare quelle furberie disoneste che gli addetti ai lavori definiscono come “mestiere”. Se il calcio fosse davvero uno sport, allora non ci sarebbero gli ultras, la violenza negli stadi, gli omicidi ma solo passione e gioia per uno sport che potrebbe essere tra i più belli al mondo.

Il calcio italiano è da considerarsi finito se lo vogliamo intendere come sport, mentre è attivo nel suo ruolo principale: quello della distrazione di massa. È una vera e propria arma nelle mani del Potere degli Illuminati, di chi, tramite il giochino del “dividi et impera”, porta a dividere ed esasperare gli animi del popolo per evitare che scatenino la loro frustrazione contro chi sta distruggendo questo sport e il mondo intero.

È un problema risaputo e che si verifica ogni volta che l’ingerenza di “Big Money” riesce a modificare la quintessenza del mondo con cui interferisce. È successo per la medicina, per l’arte, e ora succederà anche con lo sport del calcio. Viene da chiedersi, infatti, se la passione sportiva sia un fenomeno naturale, o se gli appassionati siano indotti a desiderare questo sport, specie in Italia come in Europa. Perché, se ci pensate bene, nessuno nasce tifoso di quella o di quest’altra squadra, ma lo si diventa crescendo. Come? Attraverso quello che definirei fanatismo sportivo  al pari del fanatismo religioso) ed è stato creato proprio dall’èlite al potere, per distrarci mentre loro saccheggiano i nostri diritti e la nostra libertà, istupidiscono i nostri figli e devastano il nostro patrimonio naturale, culturale ed economico. Il calcio italiano oramai è solo “distrazione di massa”, una tecnica che questi venditori di fumo utilizzano per focalizzare l’attenzione del pubblico altrove, mentre compiono il loro saccheggio.

Ecco perché è un continuo parlare di calcio, in tv, sui giornali, nei bar e nelle scuole. Ma le discussioni, fateci caso, non riguardano quasi mai il calcio giocato, ma i singoli episodi che ne fanno da contorno, valorizzati ad hoc dagli “spin doctor” del settore. Il calcio è immagine, l’importante è parlarne, non fa nulla se l’argomento ha poco a che vedere con l’evento sportivo in sé.

Se vogliamo aiutare il calcio italiano a diventare nuovamente uno sport, per trasformarlo in una palestra di agonismo e democrazia, allora dobbiamo acquisire la consapevolezza che il calcio italiano di questi tempi è un fenomeno marcio, in decadenza, che da decenni è ormai soltanto uno strumento di creazione di bestie inferocite da contrapporre l’una contro l’altra, sbraitanti dietro gabbie illusorie. Con il suo giro di affari che si aggira sui 9 miliardi di euro annui, il calcio intrattiene e distrae circa 40 milioni di Italiani ed è al contempo una macchina da soldi inarrestabile. Il calcio italiano ha assorbito gran parte delle facoltà mentali del nostro popolo, persone che permettono che una partita di calcio condizioni le loro scelte di vita, regolando il loro tempo libero sui giorni e gli orari delle gare. Tutto è diventato secondario: vita di coppia, educazione dei figli, acculturazione, aria aperta, vita sociale. Il calcio è diventato per queste persone un vero e proprio Dio che non accetta di essere messo in secondo piano. Tutto questo voi lo chiamate sport? 😯

È chiaro, altresì, che non è lo sport in quanto tale ad essere il problema, ma è l’approccio che la gente ha verso il calcio ad essere sbagliato. Il fanatico dello sport non si rende conto di essere uno “schiavo”, di non avere altre argomentazioni, di non riuscire ad uscire più dalla gabbia nella quale è stato rinchiuso. Anzi, sembra quasi che accetti la schiavitù, diventando al tempo stesso una parodia della sua vera essenza naturale. In altre parole, possiamo tranquillamente dire che la nascita del fanatismo sportivo, e dei ricavi ad esso associati, è voluta e manipolata.

Il calcio italiano deve essere riportato alle sue origini, deve essere restituito alle società sportive (non le s.p.a.), agli appassionati, ai competenti, ai colori sociali delle squadre, alle scuole calcio per i ragazzi. Il calcio italiano deve essere consegnato alla democrazia e tolto ai dittatori, solo in questo modo tornerebbe ad essere uno sport che rappresenti un elemento di progresso per l’intera nazione e per gli stessi cittadini, che troverebbero bello e costruttivo “partecipare” a questo evento sportivo. Per adesso non ci rimane che il calcio tra amici, quello senza arbitri e punteggio preciso, quello del “chi segna l’ultimo vince tutto” 😉 !

Il calcio, oggi, è sempre più un’industria e sempre meno un gioco.Zdeněk Zeman

Tragicomico

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