Home Salotto LetterarioRecensioni Libri Factotum – Charles Bukowski (Recensione)

Factotum – Charles Bukowski (Recensione)

Tragicomico
1471 lettori

Factotum” è un romanzo del 1975, di Charles Bukowski. Il protagonista, Henry Chinaski (alter ego dell’autore), è un factotum, un tuttofare che salta da un lavoro all’altro, in maniera indifferente e in giro per l’America, affidandosi all’improvvisazione e al caso. È pronto a seguire il suo istinto ma fedele ad uno stile di vita che diventerà anche il suo destino: fallimenti, lavori insoddisfacenti, ubriacature pesanti, donne discutibili e scommesse folli.

“Factotum” a primo impatto puo’ sembrare il racconto di un disperato che vive alla giornata, senza fissa dimora, senza un soldo in tasca e senza avere rapporti stabili e duraturi. Henry Chinaski appare come un tipo solitario che per sopravvivere deve poter contare sulla propria solitudine per non indebolirsi. In pratica, una fotografia a rovescio del nostro mondo moderno, un mondo nel quale tutti vogliono essere apprezzati da chiunque e in ogni ambito. Sul lavoro, tra gli amici, sui social.

Bukowski invece, con il suo linguaggio nudo e crudo ci racconta la storia di un uomo disgustato dalla vita, da ciò che un essere umano è costretto a fare per mangiare, dormire e mettersi addosso qualche straccio. Un uomo che non sopporta i colloqui di lavoro, le manfrine, detesta i moduli d’ impiego da compilare, falsi come falsa è la vita.

“Lavoravi otto ore e il capo ti chiedeva gli straordinari.
Mai che ti mandassero a casa dopo sei, per esempio. Poteva restarti il tempo per pensare.”
Charles Bukowski , “Factotum

La sua è un vita on the road, sempre con la valigia pronta e i suoi quattro spicci in tasca pronti per essere spesi per l’ennesima sbronza. Tra una stanza in affitto ad un’altra, con compagne occasionali e bottiglie vuote lasciate a terra, si potrebbe dire che Chinaski è uno sconfitto nel crudele gioco della vita. Ma ne siamo sicuri? Siamo proprio certi che la vita “ordinaria” della gente comune, fatta di ipocrisia e cattiveria verso il prossimo, di routine e una realtà senza pace, sia il sentiero da seguire? Perché se così non fosse, allora il comportamento di Chinaski suonerebbe come un rifiuto non violento del mondo circostante.

Bukowski è un autore che o lo si ama o lo si odia! È difficile che vi sia una via di mezzo. E la penna con la quale traduce su carta quello che pensa è quella di uno scrittore convincente, uno che la vita l’ha vissuta, a modo suo, in mezzo a cumuli di esistenze sprecate. “Factotum” non è un libro verità, non contiene ricette magiche, tutt’altro, però porta con sé un grande dono: delle geniali intuizioni e delle acute riflessioni sull’uomo ordinario e sulla sua falsa esistenza. Nello stile di Bukowski ovviamente.

Nel dissacrare i valori di una America bigotta – che poi tanto diversa non è dalla nostra realtà attuale – emerge il rifiuto di quel malessere di fondo con cui noi tutti, o quasi, abbiamo accettato di convivere in questa società omologata, dedita alla perdita della propria individualità, delegando alla fantasia altrui la lotta verso quello che ci uccide.

“La gente saliva sciamando dalla sotterranea. Come insetti, senza volto, impazziti,
mi sbattevano contro, mi venivano addosso, mi circondavano, implacabili.
Giravano come trottole, si urtavano, si spingevano; emettevano suoni orribili.”
Charles Bukowski, “Factotum

Voto: 8
Note: Anticonformista, spietato, crudo.

Tragicomico

Smiley face

Lascia un commento!

Articoli che ti potrebbero interessare