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Aspettative Troppo Alte? Meglio Vivere Il Presente

Tragicomico
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Aspettative, chi non ne ha? Del resto vivere in una società come quella occidentale, in un contesto attuale che preferisce l’apparire all’essere, il futuro al presente, dove i falsi bisogni formano un mix letale con i desideri indotti, le aspettative alte diventano la base nevralgica della nostra esistenza. Immaginare una vita senza aspettative, per come siamo cresciuti e per quella che è la nostra mentalità, appare un qualcosa di inusuale e di difficile realizzazione. Ma è anche vero che crearsi delle aspettative troppo alte equivale a ricevere – prima o poi – una sberla in pieno volto.

Le aspettative fanno parte del nostro essere sin da quando iniziamo ad avere coscienza di noi stessi e di ciò che ci circonda. Siamo inondati da aspettative, ci aspettiamo di riuscire meglio di quanto ci prevedevamo di fare così come ci aspettiamo che molteplici figure facenti parte della nostra esistenza possano comportarsi in un certo modo, senza mai deluderci. E poco importa di chi si tratta, ci aspettiamo sempre qualcosa da qualcuno: da noi stessi, dai nostri genitori, dal partner, dagli amici, dal medico, dal sindaco, dal capo fino ad avere aspettative nelle prossime generazioni, nei propri figli.

Ognuno di noi si aspetta che la sua vita segua un certo percorso e che le sperate aspettative si vadano a realizzare proprio come tessere di un puzzle che compone un disegno. Ma la vita non è un puzzle. O, per meglio dire, lo è ma non siamo noi a decidere l’esatta collocazione delle tessere in quanto esiste una fondamentale variabile rappresentata dall’incertezza. E il disegno della nostra vita può cambiare da un momento all’altro, senza la nostra approvazione.

Già, la vita. Cosa succede quando le aspettative non vengono rispettate? Eccoci pronti a pensare che la vita sia fondamentalmente ingiusta e poco equa con noi. È un po’ come quando, per certe situazioni disperate, i fedeli pregano Dio ma senza avere un oggettivo riscontro delle loro suppliche. Così si inizia a mettere in discussione Dio o i fondamenti di una religione che ci prospetta delle aspettative spesso disattese. Ecco, avere aspettative alte vuol dire avere poca fede nella vita e in quel momento presente che, anziché valorizzarlo, ti sta sfuggendo di mano.

Il fatto è che nel nostro cammino delimitato dall’inesorabile trascorrere del tempo, affidarsi a delle aspettative risulta essere deleterio quando queste vengono deluse dagli eventi. Non è un problema di un solo singolo, bensì di miliardi di persone che si attendono qualcosa dal futuro. Ma una cosa è certa: non è aspettandosi che qualcosa accada che lo farà accadere. Esiste però un’alternativa, una possibilità che elude il finto controllo di un futuro “ipotetico”, ovvero quella di vivere senza aspettarsi nulla (o quasi) da ciò che ancora – e per sua stessa natura – non esiste.

Se cambiamo prospettiva analizzando altri aspetti esistenziali, allora possiamo renderci conto che esistono diversi approcci con la propria vita in merito alle aspettative. Ad esempio, nella filosofia buddhista, le aspettative sono ridotte all’osso. Il fulcro della spiegazione si trova nell’impermanenza, l’immutabile legge della transitorietà espressa dal concetto di “Anicca”, una parola in lingua pali che significa assenza di continuità, assenza di permanenza.

Nel mio libro “La cattiva abitudine di essere infelici” in merito al concetto di impermanenza scrivo quanto segue: «Tutto ha un inizio, uno svolgimento e una fine. Il fiore che si spalanca al sole e poi marcisce, il corpo agile che diventa infermo, le persone amate che stringiamo e poi svaporano tra le nostre braccia. La vita è come il mare: si alza e si abbassa, si infrange e si ritira; fermarne il flusso non solo è impossibile, ma è un atto di masochismo perpetrato che non fa che aggiungere al dolore nuovo dolore. L’onda è fatta per fluire, non per essere deviata, né trattenuta. Non possiamo fermarla, non possiamo contrastarla, possiamo solo imparare a osservarla, immergerci dentro di essa abbandonando le difese, seguire la corrente e vedere dove ci conduce.»

In buona sostanza la vita è una continua evoluzione dove tutto si muove non restando mai uguale e fermo. Se rapportiamo questo concetto alle persone, alle cose, ai contesti e alle sensazioni possiamo notare che è vero, ovvero non abbiamo il potere di rendere eterno ciò che è destinato a volare via. Ma è anche vero che l’arroganza del nostro ego respinge questa visione, in quanto resetta totalmente il potere delle aspettative. Ecco perché la dottrina buddhista relazionata alla realtà afferma che non esiste null’altro se non il momento presente e coloro che pensano che ci sia dell’altro, o di poter manipolare a proprio piacimento le leggi che governano la vita, semplicemente si stanno illudendo. E come conseguenza andranno incontro a una inevitabile sofferenza.

Chi vuole acquisire una certa serenità all’interno della sua esistenza, dovrebbe coltivare meno aspettative possibili e la ragione è perché si addensano nella mente creando speranze quasi sempre disilluse e in netto contrasto con l’essenza stessa dell’esistenza. Dobbiamo visualizzare la vita come se questa fosse un fiume che scorre per seguirne il corso piuttosto che tentare di aggrapparci a degli appigli credendoli sicuri. La visione metaforica è presto spiegata dal momento che gli appigli presi in considerazione sono rappresentati da cose e persone che facciamo nostre ma che, in realtà, non possediamo.

“Panta rei” (Tutto scorre)
– Eraclito –

Dovremmo tutti smettere di cullare aspettative per non generare illusioni, in noi e negli altri, e dovremmo tutti focalizzare in noi il concetto che è impossibile controllare niente e nessuno se non noi stessi. Questo ci rende consapevoli della certezza dell’incertezza e ciò elimina l’origine delle aspettative dal momento che molte sono le variabili e le dinamiche non dipendenti direttamente da noi stessi bensì da altre persone, da contesti e circostanze spesso non programmabili ed impensabili che si palesano da un momento all’altro. Siamo responsabili delle nostre azioni, non di quelle degli altri. E se qualcuno fa qualcosa a noi non congeniale, che disattende le nostre aspettative, non vuole dire che quell’azione sia inutile ai fini dell’esistenza.

Ma si può vivere senza aspettative? È una domanda lecita. La risposta è altrettanto sensata: sì, se facciamo quello che riteniamo giusto in un determinato istante, senza aspettarci qualcosa. Un ritorno all’incertezza in una società che ha fatto della certezza l’unica ragione di vita. Tragicomico, vero? Un’inversione di marcia fin troppo azzardata, tanto da chiedersi come fare se non ci si attende nulla dalla vita e se apparentemente non individuiamo obiettivi da raggiungere. Ed è proprio questa la chiave: il momento presente.

“Ego cogito, ergo sum, sive existo” (Io penso, dunque sono, ovvero esisto)
– Cartesio –

È nello stesso attimo in cui respiriamo, pensiamo, agiamo, che siamo vivi esattamente come tu che stai leggendo queste brevi considerazioni. Ci sei, esisti, sei reale e la tua missione è quella di terminare la lettura per poi, magari, analizzare il concetto che ti permetterà di riappropriarti del tuo momento. Del resto è in questo preciso istante che stai creando il tuo futuro e anche il tuo passato di domani. Dobbiamo prestare attenzione a come ci comportiamo in quanto è di esclusivo nostro arbitrio come lo è il cercare di apprendere come vivere il presente in modo totalizzante. Accogliendo questa visione saremo in grado di colmare quel vuoto che, internamente, è stato originato dall’abbandono delle aspettative. Vivere il presente con acuta leggerezza e in maniera disincantata è ciò che ci permetterà di godere di una inattesa serenità.

Tragicomico

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14 commenti

Luca 28 Febbraio 2022 - 23:33

Questi articoli, tanto piacevoli quanto inaspettati, sono sempre fonte di profonde riflessioni. Grazie infinite Ivan per i tuoi pensieri, ogni volta che li leggo la mia anima viene scossa e destabilizzata, mi metto in discussione, e rivaluto la mia vita. Direi che è già un ottimo inizio!

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Tragicomico 1 Marzo 2022 - 9:48

Sono io che ti ringrazio Luca, la mia scrittura è soltanto una conseguenza, scrivo proprio per dare voce a quelle riflessioni che restano fin troppo sopite all’interno di ciascuno di noi, me compreso. Le tue parole sono meravigliose e profonde, ne sono onorato. Ti abbraccio e alla prossima lettura.

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Chiara 1 Marzo 2022 - 20:40

Caro Ivan, lettura molto interessante che invita alla riflessione. A mio avviso, le aspettative di per sè non sono fonte di possibile frustrazione se non vengono soddisfatte. Il punto è come si reagisce all’esito che non corrisponde a quanto sperato. Se si dispone di un “piano b”, cioè se si ha già in mente un’alternativa sin dall’inizio, trovo difficile che la delusione possa essere totale. Per quanto mi riguarda, tendo per carattere a “volare basso”, ma non mi privo del gusto di sognare e desiderare, chiedendo poco agli altri, ma il massimo da me stessa. Un abbraccio.

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Tragicomico 2 Marzo 2022 - 11:29

Ciao Chiara, sono d’accordo con il piano b, in quanto può smorzare la delusione per l’esito finale. Ma non dimentichiamoci che le aspettative sono tali nel momento in cui vengono caricate di un forte desiderio di controllo, quindi si ha la pretesa di “far andar bene le cose”. Ma più che una pretesa, trattasi di un’illusione che spesso sfocia nella cattiva abitudine di voler cambiare gli altri e interferire nelle loro esistenze. Quindi hai il mio pieno appoggio riguardo al tuo chiedere poco agli altri e ricondurre subito il centro dell’attenzione su se stessi. Un abbraccio e grazie per essere intervenuta.

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Giovanni Camponeschi 1 Marzo 2022 - 12:54

Vero che s’illude attendendo aspettative solo umane. “Maledetto l’uomo che confida nell’uomo”, dice la Sacra Scrittura, “e pone nella carne il suo sostegno”, ma prosegue:
“allontanando il suo cuore dal Signore.” Egli È Colui che È (Es 3,14 Dio disse a Mosè: «Io sono colui che sono!». E aggiunse: «Così dirai agli Israeliti: «Io-Sono mi ha mandato a voi»».)

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spiridula evangelu 2 Marzo 2022 - 0:04

grazie

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Tragicomico 2 Marzo 2022 - 11:29

Grazie a te, per il tempo che mi hai dedicato.

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Gianluca Passerini 11 Marzo 2022 - 16:47

Ciao Ivan , con il passare del tempo ho capito che le cose essenziali per vivere sereni sono poche e quando ho quelle va bene così , è inutile pretendere di più , se non sappiamo apprezzare ciò che abbiamo non staremo mai in pace con noi stessi , poi quando si ha la fortuna di incontrare persone simili a noi è bello non chiedere loro nulla , che siano come sono , che non cambino mai . Come dici giustamente il non sapersi accontentare non è sempre negativo ma è uno dei principali motivi per cui il mondo oggi è così disastrato .

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Tragicomico 12 Marzo 2022 - 15:29

Grazie Gianluca per la tua profondità di pensiero, è un piacere leggerti. Viviamo di essenzialità, che non vuol dire essere superficiali, ma vuol dire essere in grado di discernere cosa ci è utile da cosa invece è superfluo, inessenziale. Un abbraccio

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Gianluca Passerini 13 Marzo 2022 - 16:11

Ti ringrazio tanto , sì , è così , penso sia per questo motivo che non mi sento troppo dipendente dai pensieri altrui , dai bombardamenti dei media , dalle regole religiose . Un abbraccio

Luca 23 Aprile 2022 - 8:29

Grazie per i tuoi articoli, per il tuo blog.

Ho letto a proposito di progettualità e presenza una frase di Salvatore Brizzi che dice:
” Si possono predisporre dei piani, pur vivendo nel qui e ora? Certo, possiamo fare tutto nel senza-tempo, anche ciò che è necessario per amministrare con successo i nostri affari. Basta non crederci davvero, cioè non identificarsi con quei progetti”.

Salvatore Brizzi

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Tragicomico 23 Aprile 2022 - 17:36

Grazie a te Luca, trovo estremamente interessante questo concetto espresso da Salvatore Brizzi – ho letto diversi suoi libri. Diciamo che il “trucco” è proprio quello di non fare di un progetto un pilastro della propria vita. Un abbraccio.

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paolo 22 Agosto 2022 - 10:42

Le aspettative sono indubbiamente uno dei limiti umani più presenti ma, secondo me, è solo l’onda che si alza per infrangersi sulle rocce delle nostre abitudini, dietro c’è qualcosa di ulteriore e credo sia l’intenzione. Dietro ad un’azione o un’affermazione c’è sempre una scelta, dietro ad una scelta c’è un pensiero, dietro a un pensiero c’è una struttura mentale o un’abitudine o un pregiudizio ma dietro a tutto questo c’è sempre un’intenzione. Troppo spesso non sappiamo quale sia questa intenzione, superficialmente ci diciamo una cosa o una scusa, logica e collegata a quanto già ci fa comodo pensare, tuttavia – al pari della riflessione su quando siamo consapevoli dei nostri momenti di assenza – spesso ci sfugge. Scoprire le nostre reali intenzioni è un esercizio di alleggerimento, di ascolto, di amore verso se stessi. È come imparare a viaggiare su una tavola di surf sulle onde della vita e scoprire anni dopo che la tavola è sparita ma tu sei ancora su quell’onda.

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Tragicomico 23 Agosto 2022 - 20:00

Grazie per queste tue parole, Paolo. Le trovo veramente preziose, un pensiero costruito su misura per chi vuoi iniziare a percepire quella consapevolezza che aleggia oltre l’illusione. “Scoprire le nostre reali intenzioni”, ecco il trucco e tutto il resto sarà solamente inganno. Un abbraccio

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