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Love Language: Dimmi Se Ci Credi E Ti Dirò Chi Sei

Tragicomico
1.995 lettori

Qual è il tuo “love language“? Ad iniziarla in questo modo, sembra una via di mezzo tra l’intro di un softporn ed una domanda che ti farebbero ad un incontro di vecchi Hippie nostalgici, ma non è così. Anno del Signore 1992, Pianeta Terra. Il signor Gary Chapman, Pastore di una comunità religiosa sita a Winston- Salem, nella Carolina del Nord, si sveglia una mattina e decide di scrivere un libro su come, a suo avviso, l’essere umano possa esprimere uno dei sentimenti più complessi e nobili come l’amore in cinque semplici modi – cito testualmente: “Atti di servizio”, “Contatto fisico”, “Regali”, “Parole d’incoraggiamento” e “Tempo di qualità”.

E bravo Gary! 6 milioni di copie vendute, le sue opere tradotte in 38 lingue, soggiorni prolungati nella classifica del New York Times tra i primi cinque libri più venduti ed il titolo di “massimo esperto”, riconosciuto anche a livello internazionale, in materia di relazioni interpersonali. Wow, ma allora siamo salvi! Se solo ci avessero detto prima che codificare l’amore era così semplice, ci saremmo risparmiati non pochi grattacapi.

E come fare a scoprire qual è il vostro love language? Ma tramite un semplice test attitudinale, è ovvio! E se non siete in una relazione di coppia, non temete, c’è anche la versione per single – e se ancora non vi dovesse bastare, c’è anche la variante cartacea per sapere “Come Dio dice ‘Ti amo’ e come dire ‘ti amo’ a Dio”. 192 pagine e poi l’Altissimo non avrà più scuse per non rispondere alle vostre preghiere.

Il buon vecchio Mr. Chapman è riuscito ad inscatolare e vendere i sentimenti come fossero un pasto da portar via e se la ride dall’alto del suo primato in libri venduti. Qualcuno ora si starà chiedendo se per caso non l’abbia letto anch’io. Certo, vi confesso che mi piace trastullarmi con questo genere di letture, non tanto perché pensi in alcuna maniera di trovarvi della veridicità, quanto piuttosto per una sorta di sempiterno, infinito, incessante esperimento antropologico.

Trovo ilare pensare che qualcuno abbia la pretesa di mettere una percentuale matematica al tuo modo di dimostrare amore, per poi rifilarti un profilo preconfezionato in risposta – alla stregua dell’oroscopo sulla gazzetta dello sport (che trovo peraltro piacevolmente ironico): prendi un paio di frasi standardizzate, ci aggiungi un pizzico di pathos, un tocco di tragedia, una manciata di banalità ed ecco fatto. Dopotutto, chi di noi non sta affrontando un periodo più o meno critico della propria vita? Chi non agogna ad un’esistenza piena di amore? Chi non è alla ricerca della felicità, del benessere? Chi non ha sogni nel cassetto e scheletri nell’armadio?

Ma l’Amore è una sottile arte nobile dove c’è poco love language, è una precisa alchimia, un punto di equilibrio, un riconoscersi fra anime. E questa non è una società di valore, figuriamo di valori, una massa uniforme che non riesce ad andare oltre il labile confine della propria zona di comfort, nessuna profondità d’animo, gente fiaccata dal visibile che si perde la magia dell’invisibile, una società fatta di contratti prematrimoniali, divorzi lampo, abusi, figli condivisi, pochezza morale e spirituale, dove tutti vogliono essere come tutti, avere tutto quello che hanno tutti, pensare come tutti. Così siamo riusciti a prendere un sentimento nobile come l’Amore, a deturparlo, farlo a fettine, avvolgerlo nel cellophane e venderlo nei grandi magazzini, spacciando quel surrogato scarno per il più grande tra i sentimenti!

Le persone sono perse e crederebbero ad ogni trivialità fosse loro spacciata come esclusiva concretezza. Abbiamo così tanto bisogno di aggrapparci a qualcosa che finiamo col prendere per buono ogni pensiero abbia una parvenza di autorità: “Ho letto sul giornale…”, “Quel virologo ha detto…”, “Secondo l’Ansa…”; basta un titolo ad effetto scritto in grassetto per indurci ad abboccare come grossi pesci storditi dal mare in tempesta. Siamo bambini mai cresciuti che aspettano ancora qualcuno che dica loro cos’è giusto fare, cos’è giusto credere, qualcuno che se li raccolga sulle ginocchia, li stringa forte e, cullandoli, sussurri loro all’orecchio: “Va tutto bene, ci sono io qui con te, non c’è nessun mostro”. Ma il mostro c’è, solo che non è né sotto il letto, né nell’armadio.  È nelle nostre teste.

Tragicomico

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12 comments

Monia Pedrazzoli 14 Aprile 2021 - 11:36

Sarò monotona ma trovo ogni articolo di una profondità pazzesca!!
Grazie infinite

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Tragicomico 14 Aprile 2021 - 17:44

Grazie Monia, sempre gentilissima. Un abbraccio!

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Alessio 14 Aprile 2021 - 20:32

Fantastico

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Tragicomico 17 Aprile 2021 - 17:24

Grazie Alessio, spero ancora di averti come lettore.

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Giorgia Cicciarella 17 Aprile 2021 - 14:09

Grazie per questo articolo davvero interessante!

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Tragicomico 17 Aprile 2021 - 17:24

Grazie a te Giorgia, per essere passata da qui.

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Alessandro 18 Aprile 2021 - 19:53

Wow, ho conosciuto il blog tramite il libro, e ne sono rimasto piacevolmente colpito.
Trovo interessati i punti di vista espressi. Complimenti

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Tragicomico 18 Aprile 2021 - 23:00

Felice di averti qui Alessandro, ti ringrazio per aver letto il mio libro e spero di continuare a fornirti ulteriori spunti di riflessione. Un abbraccio

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gian gian 22 Aprile 2021 - 18:21

Il mostro che é nella nostra testa é sempre esistito perché le nostre eterne ignoranze e angosce ci hanno sempre spinto – impauriti – a voler guardare oltre. Siamo partiti dalle stelle, e poi gli uccelli. e poi le viscere degli animali e poi santoni maghi e streghe e gli aspetti superstiziosi delle varie religioni, e oggi internet i social. In attesa di domani.

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Tragicomico 25 Aprile 2021 - 12:37

L’unico appunto, se lo permetti, riguarda la considerazione che l’ignoranza come anche la paura ci ha spinti a “NON” voler guardare oltre, siamo tornati ad essere come gli schiavi tormentati della caverna di Platone, ci accontentiamo di ombre e apparenze, di surrogati e finte promesse di felicità, e abbiamo timore nel voler volgere lo sguardo verso l’oltre, lì dove dimora l’essenza dell’ineluttabilità delle cose.

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Matteo Luca Ragone 1 Maggio 2021 - 18:06

Comlimenti vivissimi. Seguo da un pò. Mai banale, profondissimo, Anticonformista. “La chiarezza è la cortesia del filosofo.” José Ortega y Gasset.

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Tragicomico 2 Maggio 2021 - 9:03

Grazie Matteo, parole al miele le tue. Ti invito a prendere in considerazione anche il mio primo libro, “Schiavi del Tempo“, potrebbe piacerti. Ti auguro una felice giornata, a presto!

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