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Viviamo Dentro Un Sistema Al Collasso

Tragicomico
1.405 lettori

Molti ancora non l’hanno capito, o fanno finta di non capire, ma questo in cui viviamo è un sistema al collasso, un sistema dentro al quale ci affanniamo come ingranaggi ben oliati, siamo parte integrante di una società che corre senza obiettivi, all’impazzata, dritta verso il baratro dell’estinzione umana. L’unica cosa da fare sarebbe invertire subito la rotta, andare controcorrente, farsi largo fra la folla di zombi ricurvi e tornare indietro, per una vita più lenta e umana, a misura d’uomo.

Abbiamo la necessità di un ritorno alla cooperazione e avere del tempo per guardarci in faccia, per ammirare un tramonto, per gustare ciò che mangiamo, per ascoltare chi ci sta davanti, per fare l’amore con lentezza. Avere del tempo per riflettere sulle responsabilità di questo disastro sociale che possiamo imputare all’eccessiva competitività, al protagonismo smodato, all’essere schiavi del tempo e vittime dell’ignoranza.

Il mio dubbio è: Quanti si pongono queste domande? Chi riflette ancora? Quanti hanno capito che dobbiamo rallentare, tornare indietro e imboccare una strada più in linea con ciò che siamo? Ovvero esseri umani. Ho il timore che siamo in pochi, troppo pochi in questo sistema al collasso.

“Tutti dobbiamo chiederci (e sempre) se quel che stiamo facendo migliora e arricchisce la nostra esistenza.
O abbiamo tutti, per una qualche innaturale deformazione, perso l’istinto per quel che la vita dovrebbe essere,
e cioè soprattutto un’occasione di felicità?”

(Tiziano Terzani – “Un indovino mi disse”)

Questa scarsità di consapevolezza è determinata da un nemico enorme, un Sistema che tutto tritura, 24h su 24, sette giorni su sette. La propaganda incessante di tutti i media e social media che aizza le masse all’esibizionismo, all’edonismo, alla competitività, al protagonismo a tutti i costi. Già dalla più tenera età vediamo bambini esposti alla mercé del mercato, bambini ballerini, cantanti, modelli, calciatori, bambini oggetto.

I discorsi tipo di un genitore di oggi sono “mia figlia è la migliore del corso di danza”, “mio figlio giocherà in sera A”, “mia figlia farà l’attrice”, “mio figlio conosce dieci lingue”, “mia figlia andrà su Marte”, “i miei figli sono tutti youtuber”. Figli nati già adulti e in competizione fra loro, con i sogni chiusi nel cassetto e sulle spalle il peso ingombrante delle aspettative di questa società sempre più esigente.

In questo sistema la collasso si vive nel continuo eccesso, nel continuo voler dimostrare di avere cose, di essere importanti, di essere i migliori. Gli adolescenti di oggi sognano di essere “influencer”. Giovani che vengono influenzati a voler influenzare il prossimo. Possibile che nessuno noti questa tragicommedia? Sono scomparsi gli spettatori, sono diventati tutti attori.

La competitività nel mercato del lavoro poi, è qualcosa che rassomiglia tanto alla locuzione latina “mors tua vita mea” di origine medioevale. Solo che al tempo aveva un significato del tutto diverso. Oggi è una necessità vista la scarsità di impiego. Si perde così di vista il contatto umano, contano solo gli ingranaggi che ruotano, i bit sparati nell’etere e i greenpass scansionati; non conta la persona, non contano le sue debolezze e le fragilità nascoste dietro muri di cartapesta. Siamo macchine, prodotti con il codice a barre, zombi con il codice QR stampato in fronte e prossimamente robot dotati di intelligenza artificiale.

Abbiamo reciso il cordone che ci legava a madre natura, abbiamo relegato anch’essa al ruolo di mero oggetto da acquistare, consumare e buttare. Abbiamo preso, rubato con mani tese, lacerando, tagliando, frantumando, abbattendo tutto quanto si presentasse sul nostro cammino. Le diverse armonie del mondo naturale sono state accantonate come ostacoli al progresso e con loro è scomparsa anche quella rete altrettanto sottile di società e di culture umane che con quel mondo si erano co-evolute e avevano coesistito per migliaia di anni.

E vogliamo parlare del consumismo più sfrenato? Persone che diventano adrenaliniche dinanzi all’ennesimo orpello da comprare, senza rendersi conto che spendono e spandono, denari sperperati manco fossero coriandoli. E chissenefrega del tempo investito per guadagnare quelle somme, di come siano stati prodotti quegli oggetti, dello sfruttamento che c’è dietro, dell’inquinamento che andranno a creare. L’importante è comprare, avere, esibire. E la ruota del criceto umano gira ancora più veloce!

“Perché, dobbiamo chiederci, la maggioranza delle persone non usa la ragione
per riconoscere
i propri interessi reali di esseri umani?
Non è forse perché hanno subito un lavaggio del cervello e sono costretti a ubbidire?”

(Erich Fromm – “Anatomia della distruttività umana”)

Potremmo astenerci da un giudizio tanto critico, se tutto questo fantomatico progresso portasse con sé almeno un briciolo di entusiasmo, di umanità, di elasticità del pensiero, di gioia, di apertura spirituale e nobiltà d’animo. Invece c’è qualcosa che non va in questa valle di umana solitudine, in un sistema al collasso dove siamo sempre più infelici, sempre più depressi, sempre più connessi ma sempre più distanti.

Viviamo in un periodo di isolamento sociale ed esistenziale, ci guardiamo torvi fra le inferriate di casa, pronti a giudicarci senza pietà, mentre all’interno coviamo rabbia, ansia, colmiamo la nostra perdita di identità comodamente dal divano, con acquisti online sempre più compulsivi, mentre all’interno dilaga quel senso di frustrazione che ci rammenta del come questa vita strascicata non sia altro che l’ennesima occasione sprecata.

E allora, cari lettori, fermiamoci! Qui siamo tutti chiamati in causa in questo sistema al collasso calpestato dagli uomini più infelici e pericolosi della storia. Signori miei, da dove ripartiamo? Chi siamo oltre i vestiti che indossiamo, quello che possediamo e la vita che facciamo? Qual è lo scopo della nostra esistenza? Ma soprattutto, possiamo farcela a ripartire o siamo scesi troppo in basso, così in basso da essere già sottoterra?

Tragicomico

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16 comments

Andrea 9 Settembre 2021 - 10:07

Condivido in toto il tuo pensiero, e forse è anche il caso che ci sbrighiamo a trovare una via alternativa perché stiamo arrivando al punto di non ritorno: non siamo pochi, ma siamo divisi e fisicamente lontani

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Tragicomico 9 Settembre 2021 - 14:23

Grazie Andrea, vanno trovate le risposte a delle domande “troppo scomode” che per paura, o per vigliaccheria, non vengono mai poste. E’ arrivato il momento di seminare dubbi, in questo mondo di buratti in catene che si credono al sicuro, felici e soddisfatti.

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Paola 22 Settembre 2021 - 10:25

Ciao Ivan,

Il Cinico: un idealista deluso, cita la nonna di Pinkola Estes. Dobbiamo aiutarci a scavare a fondo dietro questo involucro pesantissimo per ritrovarci nuovamente verso dimensioni costruttive tutti insieme. Tutti Divinamente Umani. Ultimamente me lo ricordo spesso, mi sforzo di tenere a mente e nel Cuore che…di fronte a me tanti sono i Sognatori feriti e tanti sono come me , quotidianamente impegnati nel tenere accesa questa fiamma che discerne. Cerco nel mio piccolo di essere integra,di essere autentica e prendermi cura dei miei tanti Nodi da sciogliere per contribuire a ripulirci (in primis me stessa) da tutto questo pesantissimo “dolore” . Amo tantissimo il genere Umano e non smetto di Crederci Grazie Ivan della condivisione delle tue riflessioni, è molto importante per me. Anche se ti leggo da 2 giorni, ne sono colpita .

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Tragicomico 22 Settembre 2021 - 23:58

Grazie a te Paola, parole preziose le tue che accompagnano questa condotta alla ricerca dell’essenziale. Ti abbraccio e grazie per essere passata da qui, e per il tempo che mi dedichi.

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Gianluca Passerini 12 Settembre 2021 - 15:26

Ciao Ivan , complimenti ancora una volta per ciò che scrivi , forse ha ragione Andrea , non siamo poi così pochi , ma siamo in minoranza , traditi da chi avrebbe il dovere e il potere di difendere i nostri sacrosanti diritti e divisi come non mai dal resto del mondo che non apprezza la libertà e non cerca la verità , forse per disinteresse , pigrizia o paura , che si accontenta di sopravvivere in qualche modo , di evitare problemi e giudizi negativi , da chi non ha voglia di lottare per sé stesso e ancora meno per gli altri .

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Tragicomico 12 Settembre 2021 - 23:40

Ciao Gianluca, condivido quanto hai avuto modo di esporre, ci troviamo in una fase molto delicata e ormai non c’è più tempo per ulteriori errori. È arrivato il momento di tutelare il bene più prezioso che abbiamo – la vita! – e per farlo dobbiamo tutti iniziare a prendere consapevolezza che ci stiamo perdendo l’essenzialità delle cose, navighiamo attraverso il superfluo, galleggiamo in un consumismo inerme e inquinante, c’è la necessità di purificarsi, di tornare a riscoprire i veri valori che sostengono l’umanità, per una vita a misura d’uomo e non di sistema.

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Gianluca 22 Settembre 2021 - 19:18

Hai ragione da vendere , io sto rinunciando a passatempi e passioni per la libertà e la dignità , per non sentirmi umiliato , ma altri stanno rinunciando a molto di più e li stimo tanto , penso che se oggi non siamo ancora schiavi significa che non lo saremo mai .

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Tragicomico 23 Settembre 2021 - 14:20

Dire essere schiavi si presta a molteplici interpretazioni, di certo siamo vittime, e non so è meglio o peggio.

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Gianluca Passerini 30 Settembre 2021 - 17:11

Per esempio conosco persone che non hanno mai messo la maschera , io poche ore ogni mese e le altre assurde regole non le ho quasi mai rispettate , siamo vittime come tutti , ma sono certo che non saremo mai schiavi .

Gior 21 Settembre 2021 - 18:56

“In questo sistema la collasso si vive nel continuo eccesso, nel continuo voler dimostrare di avere cose, di essere importanti, di essere i migliori. Gli adolescenti di oggi sognano di essere “influencer”. Giovani che vengono influenzati a voler influenzare il prossimo. Possibile che nessuno noti questa tragicommedia? Sono scomparsi gli spettatori, sono diventati tutti attori”.

Non vedo un pensiero critico socio-politico organizzato, serio e con punti fermi condivisi, in grado di rappresentare riferimenti per una ricostruzione post-bellica. Il tam tam del futuro, in un presente incedere futurista che insegue se’ stesso, fa dimenticare che l’inquinamento e’ materiale qui ed ora, ieri come adesso, e non prospettiva. La disperazione o meglio il protagonismo delle disperazioni sono stati avvertiti e inavvertiti. Uno, nessuno e centomila, l’avevan scritto un secolo fa. Eppure le evidenze materiali sono giganti davanti agli occhi, come un secolo fa, ma quegli occhi non sono quelli della storia.
Nell’agenda quotidiana del tutto-nulla e cosmico-vuoto dell’ordine insindacabilmente libero, gli oppioidi sono essenziali elementi di resistenza alle crescenti sollecitazioni. Un’orchestrata strategia feticista di successo, fa risuonare multipli elementi della realta’ che catturano l’attenzione dell’individuo, disperdendo cio’ che altri elementi avevano appena costruito, in un finto infinito rinnovamento tra perenne desiderio e disillusione. Le rappresentazioni e le vitali (auto)narrazioni soverchiano la necessita’ della riflessione e la capacita’ di comprensione dell’individuo. Le culture di massa e le masse agiscono e determinano, senza accorgersene. Insomma, l’individuo “non esiste” e’ un prodotto della società’; fino a quando e come la fucina funzionerà, lo vedremo.

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Tragicomico 22 Settembre 2021 - 8:30

Grazie per il tuo commento e la tua riflessione critica e vivace. Io continuo a nutrire a la convinzione che l’unica via d’uscita è insita nel singolo individuo, la società non cambia se non cambia il singolo elemento insieme a tanti altri pezzi di questo gigantesco puzzle. Che poi, in questo momento, come in altre epoche, vi sia a capo una sistema che governa le esistenze della gran parte degli individui, è una dato di fatto semplice e concreto. Ma combattere tale sistema, senza pensare ad un processo di cambiamento nel singolo elemento, è pura illusione a mio avviso.

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Gior 22 Settembre 2021 - 10:36

Sono d’accordo, ma e’ a casa loro dove altri agiscono che il nostro ospite autoinvitato benevolmente scruta rituali. Come gia’ successo in epoca moderna, probabilmente sara’ la storia materiale che venne prima a presentare il conto all’individuo per la storia materiale che verra’ dopo. Quando tutto quanto doveva accadere sara’ accaduto, senza batter ciglio l’individuo reagira’, in qualche modo, o magari solo con l’ultima alzata di sopracciglia. Nel frattempo, giocare a nascondino, bu… bu… settete, dissociazione corpo-mente, dispositivo strategia feticista a manetta.

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Rasna 27 Settembre 2021 - 9:00

Solo poche ore fa non conoscevo questo sito ma da quanto ho letto fino ad ora sono daccordo con tutto ciò che si dice.
Anche io ultimamente sto vivendo uno scontro con me stesso. Da persona sempre molto concentrata sulla società sto iniziando a comprendere che la società non si può cambiare. Questo mondo è un’illusione creata da una sorta di “karma collettivo” che crea anche gli yuga. Combattere contro il “karma collettivo” non è possibile ma si può solo agire per migliorare sé stessi.
Scusate la povertà di linguaggio, sono ancora un fase di elaborazione e chiarimento.

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Tragicomico 28 Settembre 2021 - 23:06

Grazie Rasna per questo tuo intervento, nel mio piccolo cerco sempre di seminare dubbi che possano poi germogliare in riflessioni. Ti abbraccio e buon lavoro su te stesso, è il miglior investimento che tu possa fare.

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Maurizio De Prezzo 8 Ottobre 2021 - 16:45

Ciao IVAN,
ho letto il tuo libro a maggio di quest’anno. Me lo ha regalato un’amica, dicendomi: ” ti piacerà, perchè ti sento dire le stesse cose, da anni “.
Ho apprezzato le tue analisi e le condivido, ovviamente.
Hai dato voce e stampa a ciò che anche io penso.
Naturalmente questa “società grottesca che corre senza direzione” non si ferma, ma noi andiamo avanti a seminare!
Ci aggiorniamo.

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Tragicomico 8 Ottobre 2021 - 19:47

Grazie Maurizio, per queste tue parole al miele, sono felicissimo che hai avuto modo di apprezzare questo mio umile e piccolo scritto, che prende il nome di libro. Ho cercato di mettere nero su bianco quello che molti pensano, vedono, ma che troppo spesso tengono per sé, perché “tanto è inutile parlare”. Invece parlare, come scrivere, serve, per capire che non siamo in pochi a vedere l’autodistruzione verso la quale l’umanità si sta incamminando.
Ti saluto affettuosamente e spero di averti ancora come lettore.

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