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Una Società Di Malati Immaginari, Ma Siamo Più Sani Di Quel Che Pensiamo

Tragicomico
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Uno dei problemi della nostra società è legato all’abuso dei medicinali, all’uso intenso che se ne fa di questi farmaci, con la speranza di migliorare la situazione. Un abuso che tende a renderci più consci delle nostre debolezze e più inconsci verso i nostri punti di forza del nostro organismo. A far vacillare le nostre certezze vi è forte l’interesse delle lobby farmaceutiche, che ricordiamolo, sono tra le industrie più ricche al mondo. A loro di certo non interessa curare nessuna della nostre malattie, anzi, è nel loro interesse farci ammalare anche solo immaginariamente, e del resto ricordiamocelo, per loro non siamo pazienti, bensì clienti insoddisfatti o se preferite, malati immaginari.

L’estroverso drammaturgo francese Jean-Baptiste Poquelin (in arte Molière), nella sua commedia “Il malato immaginario” del 1673, scrisse una scena così rappresentata:

«ARGANTE: I medici non sanno dunque nulla, secondo voi?
BERALDO [fratello di Argante]: Oh, no, fratello mio. Essi possiedono tante nozioni di varia umanità, sanno parlare correttamente in latino, dare un nome greco alle malattie, definirle e catalogarle; ma guarirle no, questo non lo sanno assolutamente fare. […]
ARGANTE: Caro fratello, voi avete il dente avvelenato contro di lui. Ma insomma, veniamo al fatto. Che cosa si deve fare quando si è malati?
BERALDO: Niente, fratello. Bisogna stare in riposo, nient’altro. La natura, quando la lasciamo fare, se la sbriga da sé e corregge a poco a poco il disordine in cui è caduta. È la nostra inquietudine, la nostra impazienza che rovina tutto; quasi tutti gli uomini muoiono dei loro rimedi, non delle loro malattie.»

Pensate che a quel tempo non esistevano ancora i medicinali che abbiamo oggi e la pubblicità era ben lontana da quella che, oggigiorno, bombarda quotidianamente il nostro subconscio. Siamo arrivati al punto in cui si sopravvaluta il rischio di ammalarsi e si sottovalutano le capacità di recupero dell’organismo, ed è così che focalizziamo l’attenzione su tutto ciò che può “andare storto” e, così facendo, nella nostra immaginazione, al minimo sintomo, pensiamo sempre al peggio. Consideriamo il corpo umano come un ricettacolo per ogni genere di malattia, e per risonanza andremo ad idealizzare proprio quelle situazioni di malattia.

La lezione che tutti dovremmo apprendere, per abbattere questo consumo crescente di farmaci e non cadere nella trappola di diventare dei malati immaginari cronici, è che il corpo umano è un meccanismo sorprendente robusto, capace di provvedere a tutti i suoi bisogni, cosa della quale, a quanto sembra, ne siamo poco informati. Ed è per questo motivo che permettiamo al dolore di intimidirci più del necessario. Lo stesso vare per la paura. È un errore pensare al dolore come un fatto patologico: le sue funzioni sono piuttosto riconducibili al sistema di allarme preposto a informarci quando qualcosa non va. Una spia che si accende, come quelle delle macchine quando c’è un inizio di guasto al motore, e se non si interviene prontamente, se non si è in grado di interpretare quella spia, il guasto prima o poi sarà definitivo.

fantozzi_malato_immaginarioLo stesso vale per il nostro corpo fisico, soltanto che noi, invece di renderci conto del messaggio che passa attraverso il dolore e ricercarne la causa, reagiamo cercando di annullarlo. Come? Naturalmente ricorrendo ai farmaci. La nostra società è satura di pillole e di medicinali senza obbligo di prescrizione medica. Pertanto non c’è da meravigliarsi che questa società si stia trasformando in una comunità di individui deboli e ipocondriaci, malati immaginari paurosi anche del più piccolo dolore e sempre pronti al peggio. E purtroppo si sa che chi teme sempre il peggio, in un certo senso, non fa che invitarlo a manifestarsi.

“La medicina ha fatto così tanti progressi che ormai nessuno è sano.”
(Aldous Huxley – “Il nuovo mondo”)

Un cambio di paradigma è ciò che servirebbe, smettendola di crescere le nuove generazioni in delle sfere di cristallo, e insegnare loro la consapevolezza delle magnifiche risorse sulle quali può contare il nostro organismo, dei suoi meccanismi di allarme e difesa nei confronti delle aggressioni. A tutti dovrebbe essere noto come nel corpo circolano straordinarie cellule il cui scopo è quello di individuare la presenza di organismi estranei e riferirne le coordinate al centro di controllo posto nel cervello, che a sua volta fa partire ordini precisi di combattimento alla volta del suo esercito di cellule di difesa. Queste si precipitano nel luogo dove è avvenuta l’invasione e la combattono con tutte le armi a disposizione, eliminando la maggior parte delle infezioni e delle proliferazioni anomale. Purtroppo questo meraviglioso sistema può essere annullato dai medicinali più comuni, che prendiamo convinti – erroneamente – di evitarci ulteriori sofferenze.

Tra le cose più essenziali per il futuro di una società “sana”, c’è sicuramente quella riguardante la rieducazione sanitaria: informazioni sui meccanismi interni ed esterni di difesa contro le malattie e i loro effetti. Istruzioni sugli effetti negativi del panico e della ritirata di fronte al male. Sull’importanza della fiducia nella guarigione, nel recupero, nella rigenerazione. Sul bisogno di collaborazione tra medico e paziente, sul significato dei meccanismi di cura intrinseci al corpo umano e sulle modalità per permettere loro di agire nelle migliori condizioni.
Ma soprattutto, una rieducazione al concetto che ogni atteggiamento mentale può avere un effetto negativo o positivo sui vari aspetti della salute. Smettiamola di sembrare degli zombie malati immaginari e rendiamoci conto che siamo più sani di quel che pensiamo!

Tragicomico

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