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Sarò Felice Quando… (Procrastinatori Di Felicità)

Tragicomico
755 lettori

Sarò felice quando avrò…
sarò felice quando sarò…
sarò felice quando troverò…
sarò felice quando andrò…
sarò felice quando potrò…

Viviamo costantemente nell’attesa di poter essere finalmente felici, come se la felicità fosse un dono che cade dall’alto come i talenti, un qualcosa che prima o poi arriva, un evento scontato e prevedibile. Siamo diventati una società di procrastinatori di felicità, tant’è vero che potremmo definire questa procrastinazione come una sindrome, la sindrome della felicità posticipata, per identificare il comportamento di un essere umano che è perennemente in attesa che si verifichi una determinata circostanza specifica per essere – finalmente – felice.

Rimandiamo in continuazione il nostro essere felici a tempi migliori, delegandolo al raggiungimento di questo o quell’obiettivo, a quando avremo risolto tutti i nostri problemi, trascurando difatti quell’unico momento che non tornerà mai più: il momento presente. Sì, perché è adesso che si consuma la vita, adesso che si giocano le sorti della partita; non ieri, non domani, ma adesso.

Sull’appassionata questione della felicità e sulla sua ricerca si sono scomodati un po’ tutti, dai filosofi ai registi e scrittori di varia natura, passando per gli scienziati, fino ai contemporanei blogger, youtuber e illuminati spiegazionisti. Fondamentalmente, però, il concetto di felicità rimane piuttosto astratto, spesso suddiviso tra una prospettiva edonica e una eudaimonica.

Del resto, se esistesse una ricetta universale saremmo tutti felici anziché incavolarci come belve al mattino al suono incessante della sveglia o al primo incrocio dove non viene rispettata la nostra precedenza. Perché vedete cari lettori, l’unica condizione che la felicità richiede è quella di non essere condizionata. La felicità non è mai un “quando”, un “se” e nemmeno un “ma”. La felicità non è un effetto, ma una causa. Non è una conseguenza, ma una scelta.

Siamo una società di procrastinatori di felicità proprio perché stupidamente poniamo delle condizioni affinché essa possa verificarsi e non riuscendo a raggiungerla, ci dedichiamo all’unica cosa che riusciamo a gestire: l’infelicità. Siamo infelici perché non viviamo la vita che desideriamo, perché non riusciamo ad apprezzare quello che abbiamo, incapaci di assaporare ogni attimo della nostra giornata ci intestardiamo nella ricerca continua di quello che non abbiamo.

Del resto, come si chiama quella cosa che ci fa credere che troveremo la felicità al di fuori dei confini della nostra pelle, che ci convince che la felicità possa essere prodotta, acquistata e consumata come un pezzo di formaggio? Quell’inganno universale è la pubblicità, instillatrice di illusioni e venditrice di fumo. Secondo il filosofo e sociologo polacco Zygmunt Bauman ciò che tiene in movimento la società dei consumi è proprio la perenne insoddisfazione; più un consumatore è insoddisfatto e infelice, più consuma. Non è tragicomico? Pensate a quanta economia gira attorno alla nostra infelicità, viviamo in perfetta simbiosi col mercato dei beni di consumo, diventiamo ciò che compriamo, quello che consumiamo, siamo anche noi dei prodotti, dei consumatori consumati con dei codici a barre tatuati sul culo.

Non ci rendiamo più conto che siamo ossessionati dal miraggio di un domani ideale mentre ce la stiamo solo raccontando, siamo diventati non solo procrastinatori di felicità ma anche sciorinatori di fiabe, immersi in una fabulazione patologica abbiamo messo in pausa il nostro presente e, di conseguenza, la nostra possibilità di essere felici.

Facciamo una vita che non ci piace, che non ci soddisfa eppure, anziché prenderne in mano le redini, preferiamo rimandare tutto, continuamente, del resto è così comodo aspettare domani, e domani ancora, affinché le cose possano cadere dall’alto, come per miracolo. Senza renderci conto che il miracolo ce l’abbiamo già fra le nostre mani, un miracolo chiamato tempo che ci viene donato ad ogni risveglio, il bene più prezioso che abbiamo, così democratico e mai scontato. Ma chi ha tempo per preoccuparsi del tempo? Per prendersene cura? Del resto, ci sarà un motivo se siamo degli schiavi del tempo…

“Non ho tempo per sedermi un momento, chiudere gli occhi, rallentare il respiro, chiedermi se è questa la vita che volevo, capire se c’è ancora qualcosa che posso fare per correggere il tiro, o per lo meno tentare, almeno provarci a costruirmi la mia strada.
Non ho tempo.
Ma ora che ci penso bene, non sono così certo che questo sia un male. E se poi scoprissi che non è possibile cambiare rotta? Che ormai è troppo tardi? Ancora peggio, se scoprissi che è possibile disegnarmi una nuova vita ma poi non avessi il coraggio di farlo? Se scoprissi, se fossi costretto ad ammettere, che questo discomfort in cui mi sono impantanato ormai mi è caro come una seconda pelle e che lasciarlo per gettarmi nell’ignoto mi terrorizza?
No, meglio non chiedere, meglio non domandare. Meglio continuare a correre nell’illusione che più cose farò e più vivrò.”
(Tratto dal mio libroSchiavi del Tempo”)

Come siamo strani noi esseri umani “moderni”, viviamo con la convinzione di essere immortali, come se avessimo tutto il tempo di questo mondo, rimandiamo le questioni esistenziali e ci occupiamo della facciata, delle frivolezze che ogni giorno consumano il nostro tempo, rendendoci stanchi, malinconici, perennemente insoddisfatti e infelici. Viviamo male, stiamo male, mangiamo male, dormiamo male, ragioniamo male, scopiamo male, eppure… non facciamo assolutamente nulla per cambiare, convinti che un miracolo prima poi ci salverà, che saremo felici quando

No! Non è così che funziona. Se c’è una convinzione che ho maturato riguardo la felicità è la certezza assoluta che lei non è fatta per essere demandata, posticipata, condizionata o confezionata. La felicità non è domani, è ora. Non la scarti, la vivi. Non la puoi comprare, ma puoi sceglierla.
Non ti dirò che essere felici è facile, perché non lo è. E non ti dirò nemmeno che essere felici significhi fregarsene del futuro, perché non credo sia così.

La felicità è un rischio, questo credo, è il rischio di trovarti faccia a faccia con le tue abitudini malsane, di scoprire che esiste gente che ti inonda di negatività, è il rischio di fare luce sulle tue zone d’ombra, di sentire il canto della tua voce antica, che riposa dentro di te, sotto cumuli di spazzatura interiore e macerie caratteriali. Sì, la felicità comporta rischi e sforzi enormi, così come in natura nulla muta per caso, anche la tua vita non può migliorare per caso, ma attraverso il tuo momento presente potrai costruirti un futuro migliore.

E la vita continuerà a metterti i bastoni fra le ruote anche se sarai felice, sappilo. Non ci sarà sempre il sole nella tua vita. Non farti infinocchiare da chi ti dice che una vita felice è tutta rose e fiori. Si è felici nonostante i problemi, nonostante le difficoltà, anche quando le maledizioni sgorgheranno fuori come una pioggia improvvisa e torrenziale a ferragosto, e se è vero che non potrà piovere per sempre, è anche vero che la pioggia serve, altrimenti anche le piante più belle e felici si seccherebbero se rimanessero perennemente sotto al sole. Accogli i problemi, i fottuti imprevisti, incassa i “no”, tutto è pioggia, tutto serve a scatenare quel moto ondoso interiore che ti farà sentire vivo e ti permetterà di attraversare i momenti più bui della tua vita, così da poterli modellare sulla forma della tua felicità; perché ricordatelo, la felicità è sempre e soltanto una scelta, un modo di essere.

Tragicomico

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4 comments

ARTEMIO 22 Febbraio 2021 - 9:57

Caro Ivan,
interessantissimo. insegnamenti che possono cambiare il modo di vivere.
Grazie

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Tragicomico 22 Febbraio 2021 - 23:58

Grazie a te Artemio, per essere passato da qui a leggermi. Parole preziose le tue. Un abbraccio.

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Alessandra 2 Marzo 2021 - 16:23

Piango, tanto!

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Tragicomico 2 Marzo 2021 - 17:07

Anche il pianto ha la sua funzione e la sua utilità. Il nostro corpo non fa nulla “per caso”, quindi svolgi pure quest’operazione del tutto naturale, lascia fluire, forse è proprio quello di cui hai bisogno, lasciare andare per fare spazio e ricominciare a trovare una nuova armonia interiore, a partire dalle piccole cose quotidiane.

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