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Reality Shifting: Adolescenti, Realtà Desiderata e TikTok

Tragicomico
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Che gli adolescenti “non sono più quelli di una volta” l’abbiamo capito oramai da svariato tempo. Se vent’anni fa l’atto di ribellione più controverso che un teenager potesse fare era scappare dalla finestra della cameretta per raggiungere i coetanei in un locale notturno, oggi, nell’era dell’intelligenza artificiale, della pandemia globale e del gender fluid, i ragazzi decidono di evadere cambiando la propria realtà – e non è solo un modo di dire. “Reality Shifting” si chiama, anche nota semplicemente come “shifting” (“spostamento”, “passaggio”, “cambio”), e sta letteralmente spopolando sul social TikTok con più di 2 miliardi di visualizzazioni, 200 mila post sotto l’hashtag #shifting .

Una serie numerosissima di video che documentano le esperienze della comunità di “shifter” (come amano farsi chiamare i nostri giovani viaggiatori di realtà parallele), questo fenomeno sta velocemente diventando una vera e propria ossessione della Generazione Z, e c’è di mezzo anche Harry Potter. Si, perché se vivere la realtà ordinaria (per la community di shifters “CR”, current reality) è diventato difficile, alienante, persino pericoloso, il crearsi una realtà desiderata (“DR”, desired reality) dove puoi essere libero di vivere la vita che vuoi può risultare l’unica via di salvezza. Attorno a questa pratica è nato un vero e proprio movimento formato perlopiù da ragazzi di 14-15 anni, che condividono informazioni e aiutano i nuovi entrati a “shiftare” – anche direzione Hogwarts.

Apparentemente, sembrano esserci svariati metodi per indurre la mente a vivere un’esperienza di shifting, ma il “raven method” pare essere il più in voga, nonché quello di più immediata fruibilità: prevede di assumere una posizione comoda, distesi supini, le estremità ben distanti dal corpo e di contare alla rovescia da cento ad uno mentre si visualizza la realtà desiderata da raggiungere o si ripetono frasi motivazionali, come “Io sto per entrare nella mia DR”. Un’altra modalità particolarmente gettonata è quella di immaginarsi mentre si insegue un oggetto o una persona che funge da scia per catapultarsi nel mondo parallelo immaginato.

La pratica considerata fondamentale per un approccio al reality shifting, indipendentemente da quale metodo si decide di utilizzare, rimane quella di scrivere un copione (comunemente noto come “script”) che traccia nel dettaglio l’esperienza che si vuol vivere durante lo shifting ed eseguire precedentemente degli esercizi meditativi che consentono di liberare la mente, in vista dell’imminente entrata nel mondo parallelo prescelto.

In sostanza si tratta di un’induzione ipnotica, ovvero uno stato nel quale si può vivere un’esperienza riproducendo, ad esempio, un evento del proprio passato del quale avremmo voluto modificare l’esito, oppure un mondo nel quale vedere realizzati i nostri desideri più reconditi, per settare la mente verso obiettivi specifici.

Un’esperienza simile è il più famoso viaggio astrale, molto noto nel panorama spirituale, che permette alle persone di sganciarsi dal corpo (o avere la sensazione di farlo) ed esplorare un mondo sconosciuto, cercando esperienze mistiche e risposte a domande profonde alle quali solitamente non si riesce a trovare risposta nello stato vigile della mente. La pratica del reality shifting non è comunque passata inosservata all’occhio attento della scienza e c’è chi la pensa diversamente: Grace Warwick, terapista britannica specializzata in esperienze anomale, afferma che lo shifting non è un viaggio astrale e nemmeno sogno lucido, bensì un’esperienza transliminale (dal concetto di transliminalità).

“Le esperienze transliminali” dice la terapista “accadono da svegli e sono più comuni nei momenti in cui la nostra mente è in uno stato di stasi – come poco dopo il risveglio, per esempio, o prima di addormentarci. Le ‘istruzioni’ [per fare shifting] che troviamo sui social media suggeriscono di essere in dormiveglia, per iniziare. Poi consigliano di ascoltare musica ripetitiva, oppure di contare al contrario lentamente. Tutti questi fattori ci inducono in uno stato che può condurci alle esperienze transliminali.”

Le scuole di pensiero circa questo fenomeno sono molteplici e talvolta divergono completamente l’una dall’altra: c’è chi osanna lo spirito d’intraprendenza dello shifter, paragonando la pratica alla ricerca spirituale, al viaggio sciamanico, alle meditazioni extrasensoriali. Per altri invece il tutto si riduce ad una nuova forma di evasione malsana dalla realtà, un fenomeno dove prevale la ricerca dalla disconnessione dalla propria vita di tutti i giorni.

Certo è che, come tutte le cose, se non controllata la pratica del reality shifting può sfuggire di mano, con conseguenze spesso devastanti, sia per chi la pratica, che per le persone che lo circondano: si inizia con il non voler frequentare più la scuola, nonostante spesso il rendimento sia buono, e tutte quelle attività legate al confronto, al mettersi alla prova. Poi si arriva ad invertire il ritmo sonno-veglia e si passa la maggior parte del tempo rintanati nella propria stanza, con le luci soffuse, per immergersi in un mondo non reale e sconfinare così in una nuova forma di isolamento esistenziale.

Ovviamente, è impossibile fare di tutta l’erba un fascio e, a onore del vero, ricordiamo che tra i lati positivi di questa pratica c’è sicuramente la preparazione per indurre questo fenomeno, una preparazione che prevede sedute di meditazione, centratura e, non ultimo, una buona idratazione – elementi fondamentali per una buona salute psicofisica.

Ma davvero cambiare dimensione è la risposta? Forse stiamo assistendo ad un meccanismo che crea un circolo vizioso per i giovani di oggi. Pressioni ingestibili da parte dei genitori, problemi di controllo emotivo, aspettative sempre più difficili da realizzare, dipendenza tecnologica, terrorismo psicologico da parte dei media. Dovremmo chiederci che cosa succede nella mente di un ragazzo che inizia a isolarsi dal mondo: sconnettersi dalla realtà, andando alla ricerca di un mondo immaginifico dove non succede mai nulla di brutto, e dove ogni desiderio è realtà, è una chiara ricerca di una via di fuga, un segnale inequivocabile che qualcosa non sta funzionando. Né dentro, né tanto meno fuori.

Ciò che penso è molto semplice: la pratica del reality shifting non è né da demonizzare, né tanto meno da innalzare come nuova frontiera della spiritualità. Il tutto si riduce ad una semplice domanda: “Perché lo si fa?” e la risposta determina la “sacralità” dell’azione. Un ragazzino decide di creare una sua realtà utopica e di andarci a vivere perché non vuole confrontarsi con il suo quotidiano, perché il vivere lo spaventa, perché non è compreso, non è ascoltato – o peggio, viene abusato, maltrattato, bullizzato? O perché è annoiato, svogliato, incapace di fronteggiare le sfide quotidiane che l’esistenza, inevitabilmente, pone sul cammino di ogni essere mortale?

Dovremmo, invece di permetterci di sputare velenose sentenze su questa generazione, imparare ad ascoltare ciò che i nostri giovani hanno da dire. Sembra che non ci ricordiamo nemmeno più com’era, essere ragazzi: inesperti ma pieni di fuoco, sfrontati ma ancora bambini, armati fino ai denti e spaventati da morire, padroni del futuro ma senza una mappa. Persi, folli, ingenui, innamorati. “Chi è senza peccato scagli la prima pietra” diceva qualcuno e, senza perbenismi religiosi, dovremmo fermarci e, finalmente, intendere che le maldicenze non sono la risposta, prestare attenzione a chi ne ha più bisogno lo è.

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10 commenti

Dulce Maria Torre 4 Luglio 2021 - 8:16

Interessantissimo

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Tragicomico 4 Luglio 2021 - 23:05

Prego e grazie per il tuo tempo.

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Pina 15 Giugno 2022 - 10:53

Stamattina leggendo una chat di mia figlia dodicenne ho scoperto questa cosa dello shifting…mi sono arrabbiata tantissimo…ho capito per sommi capi di cosa si trattava…così me sono messa a cercare e mi sono imbattuta nel suo articolo sensato e interessante …ma mi chiedo perché?…noi a dodici anni ci dedicavano a cose completamente diverse…i ragazzi di oggi sono molto più complessi e complicati e devi tenere gli occhi aperti oltre i 360 gradi canonici…come comportarsi? Un manuale del genitore non esiste

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Tragicomico 15 Giugno 2022 - 17:34

Credo che l’ascolto, soprattutto il non detto, sia la forma più sana che un genitore possa adottare, senza invadere lo spazio altrui. Paragonare generazioni diverse può non dare una risposta, semplicemente perché diversi sono gli strumenti a disposizione. Fondamentalmente credo che le nuove generazioni siano molto vulnerabili, perché carenti di quei valori umani che non sono stati correttamente trasmessi. E l’amicizia è uno di questi. I giovani di oggi sono sempre più soli, connessi, ma tremendamente sconnessi dalla realtà che li circonda e socialmente poco stimolati a farne parte.

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Giorgia 8 Luglio 2021 - 10:41

Molto illuminante, tutti in generale e gli adulti in particolare dovremmo praticare l’ascolto. Penso che i ragazzi abbiano bisogno di ascolto e di attenzioni. Ne va del futuro della nostra società.

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Tragicomico 9 Luglio 2021 - 22:19

Sono pienamente d’accordo con te Giorgia. Un abbraccio e grazie per essere passata da qui.

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Elma 17 Aprile 2022 - 12:04

Non sono d’accordo, per carità, la maggior parte delle cose che hai detto sono anche vere, ma sembra che tu voglia demonizzare questa pratica spirituale e voglia vedere solo il lato negativo della cosa anche se affermi il contrario in una frase, “io non voglio demonizzare ma nemmeno esaltare”. Okay, non va bene esaltare ma tu secondo me stai proprio demonizzando questa cosa, dando per scontato che la maggior parte degli adolescenti facciano questa pratica per fuggire dalla realtà che non va loro a genio, per isolarsi o per sfuggire a maltrattamenti. Tu dai per scontata questa cosa. Perché un adolescente non può fare questa pratica per puro piacere? E nello stesso tempo rimanere ancorato nella realtà e fronteggiarla al meglio? Affrontarla meglio? Dai per scontato che la maggior parte delle persone che farà questa pratica finirà per “perdersi” o diventare dipendente da essa. Quando io la maggior parte delle persone che ho visto fare questa pratica su tik tok o parlarne lo faceva per puro piacere, non la usava come metodo di evasione. È come se tu dessi per scontato che chi prova il primo bicchiere di vino o di cocktail diventerà sicuramente un alcolizzato e dipendente da esso…no, non funziona così, non per tutti almeno. Io l’ho provato (il primo bicchiere dico non lo shifting), mi è piaciuto, in quel momento è stato il bello crearmi un’altra realtà, una realtà di festa e musica.. sono dipendente ed alcolizzata? No. Uso l’alcool per fuggire dalla realtà quotidiana che spesso mi sta stretta? No.

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Tragicomico 19 Aprile 2022 - 9:23

Ciao Elma, come già scritto nell’articolo, nessuno vuole demonizzare ma porre l’attenzione su di una riflessione importante: perché lo si fa? Se io do per scontata una versione – parole tue – allora potrei asserire la stessa cosa per la tua, di versione, ovvero che lo si fa per puro piacere. E ammesso che sia così, chi ci assicura che si tratti di un piacere naturale e non di un piacere effimero e indotto? Una cosa è certa, seppur estremo come paragone, nessun alcolizzato diventa tale senza quel primo bicchiere. E il dipendente di nicotina non sarebbe diventato tale senza quella prima sigaretta. Spesso si ignorano le cause che si nascondono dietro al bisogno di certi “piaceri”, seppur sporadici talvolta. Io non sottovaluterei la questione, ma non ho la presunzione di andare in giro con la verità in tasca. Racconto e scrivo quello che penso, semplicemente.

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Gabriele 27 Gennaio 2022 - 10:00

Dovremmo ascoltare ma dovremmo imparare anche ad osservare.
Gli effetti collaterali sono ampiamente visibili, la rinuncia alla sfida nella realtà dovrebbe essere un campanello di allarme.
Non vi è solo la creazione di una realtà ma anche creazione di nuove identità. Identità che si con-fondono con la propria, diventando una unica, in nome spesso della visibilità. Si riesce poi a comprendere chi siamo? Una identità scelta, spontanea, forzata?
Ciò che però è visibile e lampante è che abbiamo messo questi giovani in una realtà che non conosciamo, che non capiamo e che si sono creati da soli, una sorta di paese dei balocchi. E abbiamo lasciato come sempre che fosse una società a decidere come gestire il tutto. Popper del resto ci ha insegnato nulla.

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Tragicomico 27 Gennaio 2022 - 16:32

Decisamente, sono d’accordo con questa tua analisi Gabriele. Ormai si è persa non sono l’individualità, ma anche l’individuo. Conta ciò che appare, non ciò che è. E il Metaverso sarà davvero il paese dei balocchi, dove finzione, ostentazione e apparenza saranno i nuovi valori per i quali immolarsi.

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