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La Paura Della Morte Nasce Dal “Nulla”

Tragicomico
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La paura della morte è comune alla maggior parte delle civiltà, una paura atavica che, oggi più che mai, sta attanagliando la nostra società. Il carattere spaventoso e terrorizzante della morte, però, non è legato al solo fatto che ne conosciamo l’ineluttabilità, quanto al fatto che non sappiamo cosa ci possa essere (o non essere) dopo. Proprio da questo confine “ignoto” verso cui ci è preclusa ogni conoscenza, nasce la paura della morte. Nasce dal non sapere. Un inquietante interrogativo esistenziale senza risposta.

Il tema della morte riguarda tutti , in un modo o nell’altro. Paradossalmente però, non dovrebbe mai essere un problema, perché di per sé, la morte è un evento naturale, una realtà da accettare. Non decidiamo noi di nascere, non decidiamo noi di morire. Il problema sorge durante la nostra esistenza, in quell’intervallo che chiamiamo vita e che ci offre l’illusione del controllo, di possedere un certo controllo sulla nostra esistenza.

Un controllo che sappiamo bene essere “limitato”, perché lo andremo a perdere con la morte. E allora ecco che subentra la frenesia, quell’ansia di dover dare un senso alla propria vita. Come se la vita stessa non fosse già di per sé il senso stesso della vita. – Badate bene, non è un gioco di parole! – E con la paura atavica che questa vita possa non avere un senso, la riempiamo di significato, di appellativi, di onori, ci raccontiamo storie su storie, per coprire quella paura ancora più angosciosa: la paura della morte.

Ci convinciamo, in altre parole, che il senso della vita è racchiuso tutto in questo frangente che va dalla nascita alla morte. Siamo come anestetizzati dinanzi alla magnificenza del mistero e dell’ignoto, che ci raccontiamo storie e illusioni su quello che è il nostro senso del vivere: il lavoro, la ricchezza, la fama, i figli, il potere, la religione, il sesso, la libertà e chi più ne ha, più ne metta.

Ecco perché la morte ci fa paura. Perché è una sfida che ti costringe a tuffarti nella profondità del tuo essere, a scavare sporcandoti le mani. Ma l’essere umano preferisce galleggiare, ha paura della profondità, degli abissi, così come ha paura della morte. E non sto parlando dell’istinto di sopravvivenza che si attiva dinanzi ad un pericolo di morte. Ma di quella paura che ti attanaglia anche quando il corpo non è in pericolo. Un paura molto più profonda.

Dalla paura dell’ignoto, e dalle non-risposte, si passa così alla paura di perdere tutto ciò che è noto, tutto ciò che conosciamo: i nostri cari, i nostri beni, il nostro sapere, le aspirazioni, i ricordi. Ma c’è un paradosso. Un’esperienza simile la viviamo ogni giorno. La sera, quando andiamo a dormire, rinunciamo lo stesso ai nostri cari, ai nostri beni, al nostro sapere, alle aspirazioni, ai ricordi per addormentarci e abbandonarci all’ignoto. Eppure, non proviamo nessuna paura. Anzi, ci piace così tanto. Perché, quindi, due situazioni simili, offrono sensazioni opposte? Piacere nel dormire e paura della morte?

La risposta sembra tanto ovvia quanto scontata: quando andiamo a dormire siamo certi che il giorno dopo ci risveglieremo. Mentre, al contrario, crediamo che dalla morte non ci sveglieremo più. Ma ne siamo proprio sicuri? Sicuri che l’alternanza tra notte e giorno, sonno e veglia, non possa valere anche per vita e morte? Sicuri che dalla morte non ci sia più ritorno?

Riflettiamo. Da dove veniamo? Dove eravamo prima di nascere? Il fatto stesso che non sappiamo dare una risposta non significa che eravamo un niente che proveniva dal nulla. Perché questo nulla da cui siamo spuntati fuori, potrebbe anche essere il nulla che ci avvolgerà dopo la morte. Noi lo definiamo “nulla” solo perché non sappiamo dare una spiegazione. Certo, ce la raccontiamo, possiamo credere nella religione, in dio, nella reincarnazione, essere atei, ma effettivamente, del prima e del dopo, non sappiamo nulla.

Eccoci al punto cruciale. Perché questo “nulla” è ciò da cui noi tutti proveniamo. Che ci piaccia o meno. Non c’è nessuno che possa dire di essere arrivato da qualcosa che non sia il nulla. Non siamo esseri calati qui da chissà quale navicella spaziale. Siamo esseri che non sanno da dove vengono e non sanno dove andranno a finire. In altre parole, noi stessi siamo il nulla.

Prima di essere un ovulo e uno spermatozoo che s’incontrano, eravamo il cibo che mangiavano i nostri genitori, e prima di essere cibo eravamo gli animali o i vegetali divenuti quel cibo e prima ancora il sole, la terra, la pioggia che li hanno nutriti, e potrei andare a ritroso fino a polverizzarmi nella polvere cosmica che ha origini tanto misteriose quanta la nostra. In altre parole, noi ci siamo sempre stati, non siamo entità che spuntano fuori all’improvviso.

È dalla memoria del nulla che nasce la paura della morte. Dal non ricordare. Perché quando non ricordi qualcosa, allora è come se quel qualcosa non fosse mai esistito. Ma è un fenomeno del tutto normale, perché la memoria è una funzione che nasce e si sviluppa col cervello. Noi non ricordiamo nulla di quando avevamo pochi mesi di vita, ma proprio nulla. Ma esistevamo. Così quando proviamo a ricordare com’eravamo prima di nascere, ci sembra un nulla. Ma quel “nulla” che sta dietro alla nostra nascita, è proprio ciò che siamo. E lo stesso vale per la morte. Quel “nulla” che c’è dopo, è ciò che siamo sempre stati.

Questo significa accettare il mistero, l’ignoto, senza quell’arroganza di voler sapere tutto e attaccarsi a qualsiasi convinzione su ciò che accadrà dopo la morte. Siamo arrivati dal nulla e torneremo ad essere nulla. Questa è la saggezza di cui gli uomini di oggi si sono dimenticati di bagnarsi le labbra. Siamo ossessionati dal voler sapere a tutti i costi se dopo la morte c’è o meno qualcosa, e questa ossessione ci spaventa ancora più della morte stessa. È la tragicommedia di queste esistenze che hanno perso la capacità di restare aperte al mistero. Lì dove tutto nasce e tutto muore.

Infatti, cittadini, aver paura della morte non è nient’altro che sembrare sapiente senza esserlo, cioè credere di sapere quello che non si sa. Perché nessuno sa se per l’uomo la morte non sia per caso il più grande dei beni, eppure la temono come se sapessero bene che è il più grande dei mali. E credere di sapere quello che non si sa non è veramente la più vergognosa forma di ignoranza?
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Tragicomico

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diego 3 Novembre 2019 - 21:57

Non decidiamo noi di nascere, non decidiamo noi di morire;in questa frase il finale non è corretto.Io posso decidere di morire ,così come tutti noi,e tante persone lo hanno fatto.Noi non decidiamo il quando,il dove e il come nascere,ma possiamo decidere ,il quando ,il dove e come possiamo morire.Non tutti,questa è una “fortuna” per pochi,ma è possibile!

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Tragicomico 3 Novembre 2019 - 22:50

“la morte è un evento naturale, una realtà da accettare. Non decidiamo noi di nascere, non decidiamo noi di morire.” .. mi riferisco alla morte come evento naturale, appunto. Così come dovrebbe essere in una società “normale”.

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vincenzo 31 Dicembre 2019 - 0:01

ciao, premetto che questa non l’ora giusta per scrivere, ma volevo dirti una cosa, non è la verità assoluta quella che hai detto tu, perchè alla fine nessuno lo sa che cosa ce dopo, io ho paura perche purtroppo io ho avuto la fortuna di essere nato in una bella famiglia e mi fa stare male sapere che un giorno forse tutto questo finirà, comunque hai preso questo articolo e l’hai spacciato per verità assoluta, che ne sai tu? Perchè pensi questo? Alla fine puoi scrivere tutto quello che vuoi, ma alla fine nessuno lo sa, spero che ci sia qualcosa.

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Tragicomico 2 Gennaio 2020 - 23:47

Ciao Vincenzo, dovresti rileggere bene il mio articolo, perché non spaccio nessuna verità, anzi, scrivo in grassetto che “Siamo esseri che non sanno da dove vengono e non sanno dove andranno a finire.”. Sei tu che vuoi “sperare” che ci sia qualcosa, ma rimane solo una speranza, io invece invito ad accettare il mistero. Una differenza di punti di vista, ma come tu sei libero di sperare, io sono libero di scrivere.

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MrX 14 Gennaio 2020 - 0:46

l’egoista muore per sempre mentre cerca il segreto della vita eterna… era il nulla e tornerà nel nulla.
l’altruista vivrà per sempre con il suo spirito negli altri, perchè per loro ha dato la vita e per loro continuerà a vivere nel ricordo e nello spirito, era il nulla e rimarrà quello che è sempre stato.

per gli altri siamo stati e per gli altri saremo fino alla fine dei giorni.

penso che dio, per come ce lo propongono, è solo un disperato tentativo dell’uomo nel cercare una risposta a quel che non conosce e non vede.

un significato…

guardo negli occhi delle mie figlie e vorrei per loro tutto il bene del mondo e la mia vita darei per loro affrontando il nulla e l’incognita senza indugio perchè in loro ci sono io, nel corpo e nello spirito e lo sarò per sempre.

scusate eventuali errori…

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Tragicomico 5 Febbraio 2020 - 18:06

Grazie per questo tuo messaggio profondo e delicato.

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Xxx 23 Settembre 2020 - 22:39

Un discorso filosofico, niente di più. Il pensare di “vivere negli altri” è una cosa che ha in mente lei, ma all’atto pratico è una cosa astratta. Anche questo è un modo per tentare di ostracizzare il pensiero della morte, come le religioni e altre fantasie.

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Elisabetta Piciocchi 17 Febbraio 2020 - 22:48

Io penso che nessuno si può permettere di giudicare gli altri, ognuno è libero di scrivere ciò che vuole! Riguardo la morte io penso che qualcosa c’è perché altrimenti la vita non avrebbe senso! Il nostro problema più grande è credere quello che ci è stato insegnato da piccoli nella nostra religione, è come quando i nostri genitori ci hanno insegnato un colore di colore blu, giallo etc etc… Il segreto sta tutto nel mistero! Accettiamolo ed andiamo avanti amici!!!

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Tragicomico 18 Febbraio 2020 - 23:50

Grazie per questo tuo pensiero Elisabetta.

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sother 16 Marzo 2020 - 9:41

Il valore e il significato della morte dipendono dal carattere della persona: più è introversa e pessimista, più ne accentua il peso. La vera fortuna è infatti quella di avere dei genitori solari e positivi, dai quali ricevere l’indole. A me, è andata male…

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Tragicomico 19 Marzo 2020 - 13:59

Non mi convince molto come teoria, a mio avviso l’approccio che sia ha verso la morte è molto situazionale e personale, consapevole che le sovrastrutture mentali infuiscono parecchio.

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Ezio 11 Luglio 2020 - 19:19

Prima di nascere non esistevano dopo la morte non esisteremo,saremo nello stato nel quale eravamo.tuttavia la materia che ci compone d’ sempre esistita e sempre esisterà gli atomi che ci compongono esisteranno sempre,si ricombineranno con altri atomi per ricreare qualche cosa d’altro come prima crearono noi.nulla si distrugge ma tutto si trasforma.

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Tragicomico 14 Luglio 2020 - 19:08

Grazie Ezio, per essere passato da qui e per aver espresso il tuo pensiero in merito a questo mio articolo.

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Valeria 20 Settembre 2020 - 2:13

Io penso che la paura della morte dipenda dalle esperienze e dalla cultura di una persona. Io sono infermiera e quando lavoravo in casa di riposo vedevo la morte naturale e non faceva paura. Poi mi è successa una malattia grave che mi ha fatto trovare faccia a faccia con la morte. Ma quello che spaventa di più è il dolore precedente la morte che non è detto che ci sia ma se ci sarà a me è quello che spaventa e mi spaventa il dolore che proveranno i miei cari per la mia perdita. Sono convinta che la morte, se non sarà improvvisa o traumatica, sarà un bisogno ad un certo punto, proprio come bere e dormire. A me spaventa l idea di poter riprovare il dolore immenso già provato oppure le malattie mentali.

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Tragicomico 22 Settembre 2020 - 12:45

Grazie per questo tuo pensiero Valeria, una testimonianza che rappresenta un valore aggiunto al mio articolo, per molteplici spunti di riflessione.

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