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O Si Cambia, O Tutto Si Ripete

Tragicomico
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O si cambia, o tutto si ripete“. Una citazione tratta da uno dei meravigliosi libri di Tiziano Terzani e che contiene al suo interno un grande insegnamento di vita intriso di spiritualità e voglia di cambiamento. Perché parliamoci chiaro: le persone sono solite lamentarsi per un destino avverso, per delle sfortune improvvise, persone abituate a dare la colpa a qualcosa o qualcuno, a sentirsi vittime, convinte che prima o poi qualcosa o qualcuno verrà a salvarle. Ma la verità è la medesima.. o si cambia, o tutto si ripete. Perché se la propria vita non ha come direzione la voglia di stare bene con se stessi, del sentirsi appagati, pieni, sereni, allora non cambiare significa scavarsi la fossa.

Tutto si ripete, perché nulla è cambiato. Se continui a soffrire dello stesso malanno, se con quella persona continui ad avere lo stesso problema, se al lavoro continui a incappare nelle stesse problematiche, se la vita inizia a starti stretta, se l’ansia ti opprime, se continui a procrastinare, se non sei soddisfatto di qualcosa che alla fine è sempre la stessa cosa, allora non hai altra scelta se non quella di cambiare. Altrimenti, non cambiare equivale a tagliare in superficie l’erbaccia e i cespugli spinosi dal tuo orto interiore, lasciando però le radici interrate nel tuo animo, libere di espandersi e di rinforzarsi, capaci di germogliare e di crescere con spine ancora più appuntite e taglienti. Questa è la situazione odierna di tante, troppe persone, che continuano a farsi del male da sole.

La gente continua a ripetere: “La mia vita è infelice”, e afferma di non voler vivere nell’infelicità,
ma continua a scaricare la responsabilità su qualcos’altro, su qualcun altro: il fato, la società,
la struttura economica, lo Stato, la chiesa, la moglie, il marito, la madre;
comunque il responsabile è qualcun altro.

Osho Rajneesh

Vuoi raggiungere la cima della montagna? Allora devi essere pronto a cambiare strada più volte, perché ogni obiettivo può essere raggiunto percorrendo sentieri diversi. Bisogna capire che se un percorso è ostile, tortuoso e pericoloso, non occorre ostinarsi e insistere a sfidarlo. Cambiare strada potrebbe risultare essere la soluzione non solo più saggia, ma anche quella più coraggiosa. Perché il più delle volte ci vuole molto più coraggio a cambiare anziché a non cambiare. A volte non si cambia per comodità, perché anche gli altri seguono quel percorso, perché si è abituati a seguire una certa routine, per pigrizia o per negligenza.

C’è un aspetto ancestrale che aleggia attorno alla fase del cambiamento. È la paura. Sì è proprio lei ad impedirci di guardare in profondità e liberarci dal loop continuo in cui “tutto si ripete”. La paura di toccare qualcosa del nostro profondo, di metterci in discussione, di riconoscere dentro di noi l’origine di ciò che viviamo, che proiettiamo all’esterno. Troppe persone vivono nella loro vantaggiosa zona di comfort, nel loro sonno profondo, perché fa comodo credere che ciò che accade si origini da fuori, da una causa esterna, che non dipenda veramente da noi, che non lo creiamo noi. Troppo facile non assumersi la responsabilità delle proprie scelte, delle proprie azioni, dei propri pensieri. Della propria vita.

Fare un nuovo passo, dire una nuova parola, è ciò che la gente teme di più.
Fëdor Dostoevskij

Cambiare richiede il grande sforzo di guardarci dentro, di confrontarci con il sentito, con le emozioni, per riconoscerle, dar loro un nome e una causa. Perché le immagini della nostra vita, che proiettiamo all’esterno sotto forma di persone, di situazioni, di casualità e accadimenti altro non sono che il riflesso della situazione che abbiamo dentro di noi. E che crea la nostra realtà. Non ha senso quindi rigettare e rifiutare quello che ci accade, perché tutto ha origine nei meandri della nostra psiche. È il rapporto con la nostra coscienza che siamo chiamati a cambiare. Sfuggire a questo è un’illusione: prima o poi dobbiamo sempre farci i conti. O si cambia o tutto si ripete.

Riconoscere che c’è una forma di attaccamento, una comodità, una convinzione che ci stiamo tenendo stretti, una fedeltà che possiamo lasciar andare, un lavoro interiore che dobbiamo svolgere. Questo significa cambiare, che spesso equivale a “lasciar andare”, per fare spazio a qualcosa di nuovo. In ambito esoterico si parla di atti rituali e simbolici che possono ristabilire un ordine sacro. Lì dove c’è un cerchio da chiudere, qualcosa di non visto da onorare, un ciclo da compiere, un’offerta da fare.

Ma la verità è che la paura si dissolve nell’azione. Tutti dovremmo avere un po’ meno paura e agire molto di più. Tirare fuori quel coraggio che fa guadagnare in salute, in soddisfazione personale, in gusto per il nuovo, per fare spazio, per vivere nella gioia della novità. Nella fluidità del cambiamento.

E allora iniziate dalle piccole cose “quotidiane” che rappresentano un cambiamento sia in termini di azione che di comunicazione con il proprio inconscio.

Iniziate a leggere quel libro che da mesi prende polvere sul vostro comodino. Chiamate quella persona che vi eravate prefissati di sentire. Abbiate il coraggio di parlare con il vostro capo. Fate quel viaggio che avete sempre sognato di fare. Dite “ti amo” alla persona che avete accanto. Ascoltate le persone a voi care. Fate una passeggiata nella natura. Ma soprattutto, fate una qualsiasi cosa per voi stessi, perché vi fa stare bene. Iniziate da qualche parte, da una cosa piccola o grande che sia, non importa, ciò che conta è apportare un cambiamento. Perché… o si cambia, o tutto si ripete uguale.

Oggi non è che un giorno qualunque di tutti i giorni che verranno,
ma ciò che farai in tutti i giorni che verranno dipende da quello che farai oggi.

Ernest Hemingway

Tragicomico

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