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Lento È Bello: La Lentezza Come Filosofia Di Vita

Tragicomico
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Lento è bello”, doveva essere questo il motto caratterizzante di questa fase di lockdown che ormai sembra volgere al termine. C’è sempre questa cosa di guardare al futuro e perdersi il presente, questa voglia di sognare ad occhi aperti, pensando che “andrà tutto bene” senza poi riuscire a vedere il presente: la bellezza di una vita lenta, il suo profumo di libertà che sprigiona, la dote di ricchezza offerta. E sono pochi quelli che hanno scoperto e scelto la lentezza come filosofia di vita. Per tutti gli altri, quell’andrà tutto bene significava che presto tutto questo sarebbe finito e ci saremmo ritrovati nella nostra tanto amata “normalità”.

Quella normalità fatta di mancanza di tempo, una costante limitativa della nostra vita. Le giornate, scandite da ritmi ben precisi, negli ultimi anni sono state letteralmente sconvolte dal progresso tecnologico che ci impone di stare al passo coi tempi: tra smartphone sempre più potenti e prestanti, macchine scattanti e assistenti vocali sempre più precisi, il tempo libero da dedicare alla famiglia e a noi stessi sembra non esistere più, lasciando un vuoto a malapena percettibile poiché viene riempito subito da qualcosa da fare o qualcuno a cui rispondere.

Assistiamo così ad un fenomeno sociale che consiste nella “corsa” costante verso una serie di obiettivi che, nella maggior parte delle volte, sono pressoché immediati. A differenza di qualche decennio fa, quando la vita godeva ancora di un certo grado di lentezza, dove si poteva ancora sbagliare per imparare. La folle corsa di cui parlo è un argomento che ho trattato in maniera nuda e cruda nel mio libro “Schiavi del Tempo”.

Prendiamo come esempio il voler fare amicizia. Un tempo l’amicizia veniva “costruita” giorno dopo giorno, era un sentimento che si reggeva su fondamenta forti, solide, non a caso siamo ancora testimoni di amicizie che durano da una vita. Mentre oggi tutto è così effimero, labile, si palesa uno scenario per i più giovanissimi che appare del tutto campato in aria, dove con un semplice click i nostri adolescenti, la cosiddetta generazione Z, può interagire con moltissimi coetanei con i quali hanno gusti musicali in comune, interessi, influencer e molto altro, senza però mai anteporre valori etici basilari come la fiducia reciproca, l’onestà , la condivisione di sentimenti e il fare qualcosa insieme.

É palese che questo nuovo modo di conoscere le persone, questa frenesia e immediatezza nell’interagire con l’altro, se pur da una parte ha velocizzato i rapporti sociali, dall’altro ha eliminato completamente l’emozione e l’umanità presente in quei sorrisi e in quegli sguardi che non potranno mai essere riprodotti da un dispositivo, né tantomeno potranno essere riprodotti con delle emoticon.

Allo stesso modo, anche il nostro lavoro, le nostre relazioni familiari e il nostro tempo, in questi anni hanno subito un serio acceleramento che ci ha portato a pensare e a divenire più veloci. Dobbiamo essere i primi a laurearsi, a trovare lavoro, a battere sul tempo tutti gli altri, come se ci trovassimo in una gara di velocità e il primo premio fosse qualcosa di assolutamente irrinunciabile.

Ed è così che la nostra vita fin da quando siamo bambini assume forme sempre più frenetiche, con tratti irregolari scanditi da piccole pause nelle quali dovremmo metterci a confronto con noi stessi, confronto che tendiamo a rimandare fino a quando non avviene qualcosa di inaspettato che ci costringe a prenderci necessariamente del tempo.

“Abbiamo due vite. La seconda inizia quando
ci rendiamo conto di averne solo una.”
Confucio

Una pandemia diventa paradossalmente un’occasione per poter finalmente fare i conti con noi stessi, in un lungo intervallo dove il mondo si è fermato e tutto intorno a noi riprende a funzionare con ritmi lenti. Fare la spesa diventa un’impresa lunga e lenta, e se prima odiavamo rimanere bloccati in mezzo al traffico o in fila alle poste, oggi non possiamo fare altro che adattarci a questo nuovo mondo fatto di attese e di turni, e scoprire il volto dei nostri simili, guardandoli finalmente in faccia (o meglio, negli occhi).

Abbiamo riscoperto il piacere della cucina e del cibo, mondo che prima della quarantena si fermava solo in TV con masterchef. Se prima consideravamo una perdita di tempo cucinare un piatto di pasta, adesso abbiamo avuto tutto il tempo da dedicare a torte, pizze, biscotti e pane fatto in casa come un tempo facevano le nostre nonne. Riscoprendo sapori genuini che hanno poco di “fast” e molto di “slow”.

E così abbiamo anche trovato il tempo di risentire quello zio o quell’amica di cui avevamo perso le tracce da tempo, oppure abbiamo tirato giù dalla mensola il nostro gioco da tavolo preferito, o ancora, abbiamo deciso di leggere finalmente il libro che non siamo mai riusciti a finire. Questi piccoli gesti, a tratti anche insignificanti nell’apparenza, sono ricchi di significato, poiché sono impregnati del nostro tempo, della nostra dedizione, della nostra passione e del nostro amore. Caratteristiche proprie dell’essere umano che sono state dimenticate da troppo tempo. Ci ritroviamo così a riflettere sul nostro tempo, su quello passato e su quello futuro, osservando un passato precipitoso che fa spazio ad un presente ricco e decisamente più lento.

Abbiamo ripreso il gusto di camminare con lentezza, per evadere e riavvicinarci simbolicamente al suo ruolo iniziatico… la strada ti insegna che si cade, ci si rialza, si torna indietro, si fanno incontri miracolosi e talvolta si è aiutati da samaritani o, nei casi peggiori, ingannati da demoni. Ma comminare è sempre una scoperta, andare verso qualcosa di nuovo, un’esperienza unica nella quale la mente si rigenera. La camminata viene riscoperta oggi come alternativa esistenziale, come opposizione alla velocità, alle tecnologie dello spostamento, è essenzialmente una critica allo spirito competitivo dominante.

Così come abbiamo riscoperto il piacere di fare l’amore con lentezza, lo slow sex, perché ammettiamolo, la folle corsa di cui siamo vittime si estende anche a questi momenti così intimi. Lento è più bello. Che non significa meno intensità, al contrario, significa allungare, allargare e ampliare tutto l’amplesso a tutti i sensi, una rieducazione dell’eros. Per riscoprire l’alchimia del bacio, la magia dei punti nevralgici dimenticati, l’odore dell’altro, un amplesso erotico dove la qualità sovrasta la quantità, per un vero rituale dell’amore.

Abbiamo dato importanza a finestre e balconi, da dove poter osservare piccoli angoli di mondo. Terrazzi dai quali scrutare l’universo, per osservare il sole che sorge, che tramonta, per scoprire che in cielo c’è una creatura meravigliosa chiamata Luna, accompagnata da miliardi di stelle. Abbiamo finalmente scambiato due chiacchiere con i nostri vicini che non sono più dei perfetti sconosciuti, abbiamo fatto amicizia con la noia e, ammettiamolo, abbiamo scoperto che il tempo, in generale, non è solo quello scandito dagli orologi.

All’improvviso ci siamo ritrovati nel tempo presente, immersi nel Qui e Ora tanto chiacchierato, ma poco frequentato. Questo piccolo spazio temporale che scandisce la nostra vita, che racchiude le nostre esperienze più brutte e quelle più belle, che porta con sé la nostra gioventù e porterà la nostra vecchiaia, diventa il protagonista di questa pandemia, la quale se da una parte ci ha bloccati, dall’altra ci ha dato la possibilità di guardare con occhi diversi la nostra vita, la quale sembrava avesse davvero bisogno di fermarsi un momento a respirare. Perché mettiamocelo bene in testa, la lentezza non è perdita di tempo, ma consapevolezza del proprio tempo di vita!

“RALLENTA per avere più tempo tra le mani e decidere in piena libertà come usarlo.
RALLENTA per avere più tempo per le persone che contano davvero.
RALLENTA per riconnetterti alla natura e riscoprirne il potere taumaturgico.
RALLENTA per conoscere quello che metti in bocca, per mangiare cibo vivo e adatto al tuo corpo.
RALLENTA per conoscere i luoghi che visiti, per viverli davvero e non attraversarli solamente.
RALLENTA per ricordarti chi sei e da dove vieni.
RALLENTA per tornare a meravigliarti, per ridere e giocare come facevi da bambino, per rotolarti nel fango e sguazzare nelle pozzanghere.
RALLENTA per smettere di sopravvivere e tornare a vivere.”
Dal mio libroSchiavi del Tempo

Tragicomico

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Gabriella 15 Maggio 2020 - 5:37

E speriamo che duri e non si disperda nella castrante vecchia abitudine della dimenticanza, questa saggezza nuova e BENEDETTA!

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Tragicomico 15 Maggio 2020 - 19:00

Me lo auguro Gabriella, per il bene dell’umanità e del pianeta Terra.

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daniele rossetti 15 Maggio 2020 - 9:08

Caro Ivan,
riesci sempre, con uno stile pulito e volutamente semplice, ad aprire la porta della riflessione. Ci aiuti a prenderci il tempo per ……. IL TEMPO E’ LIBERO.
……….. la lentezza non è perdita di tempo, ma consapevolezza del proprio tempo di vita!

Con stima e affetto Daniele

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Tragicomico 15 Maggio 2020 - 19:01

Grazie Daniele, è sempre un onore averti come lettore.

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Lillo 16 Maggio 2020 - 10:07

Grazie Ivan per le tue riflessioni semplici e profonde. Buona giornata. (Lillo)

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Tragicomico 16 Maggio 2020 - 21:55

Grazie a te Lillo, un abbraccio!

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