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Lentamente Muore Chi Diventa Schiavo Dell’Abitudine

Tragicomico
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lentamente-muore-permanenza-tempoIn ogni essere umano, sin dalla nascita, si insidia il desiderio della permanenza, della sicurezza, della stabilità, che successivamente sfocia nell’abitudine, nella routine, nella consuetudine. Pensiamo a quante persone vorrebbero protrarre nel tempo certe situazioni quotidiane, oppure cercano di insediarsi stabilmente in dei luoghi, rincorrendo rapporti interpersonali stabili, forme di sicurezza sociale, economica ed esistenziale. Tutti sono alla folle ricerca di qualcosa di permanente, che permetta loro di vivere in tranquillità, o almeno, così credono! Persone che desiderano di vivere il più a lungo possibile, che sognano una casa tranquilla, tanta salute per realizzare ciò che si è sempre rimandato in nome del “dio lavoro”, persone che desiderano frequentare i soliti amici su cui appoggiarsi, che desiderano soldi per diventare indipendenti, il posto fisso, le ideologie nelle quali identificarsi… ma tutta questa permanenza, così tanto ambita, a cosa serve?

A nulla, perché la permanenza porta alla staticità, all’abitudine, si tratta soltanto di una forma di autodifesa del nostro apparato psico-fisico che cerca di sopravvivere il più comodamente possibile, e che in realtà, condanna il nostro animo ad irrigidirsi, ad impoverirsi… chi cerca la via della permanenza, viaggia su una linea orizzontale, una linea morta, che non conoscerà nessuna esperienza trascendentale, ma sarà costantemente a contatto con la materia, striscerà sul terreno come un serpente (Adamo ed Eva docet).

Quindi, se questi desideri, questa ricerca della permanenza, diventano il fine ultimo della nostra esistenza, allora l’anima correrà il grande pericolo di fossilizzarsi, di non evolversi, di non ri-conoscere la bellezza e la maestosità del creato, della vita, della perfezione di tutto ciò che ci circonda. Riflettiamoci bene, osserviamo la natura, la madre Terra, e vediamo come NULLA in realtà è permanente e abitudinario: le stagioni si susseguono, il giorno si alterna alla notte, la vita si alterna con la morte, gli alberi e la vegetazione mutano il paesaggio, il nostro corpo invecchia e noi stessi cambiamo umore quotidianamente. Nessuno stato è quindi perfettamente uguale a quello precedente ed ogni istante è diverso da quello successivo.

Non ha alcun senso per l’essere umano rincorrere la permanenza, la sicurezza, la tranquillità, perché si tratta solo di rincorrere affannosamente qualcosa di illusorio. C’è chi si illude di poter restare nelle stesse condizioni di prima, c’è chi è così immaturo che non vuole crescere, non vuole vedere il mondo con occhi diversi, assumersi determinate responsabilità; e poi c’è chi non fa nulla per la semplice paura di sbagliare, di commettere un errore, ma il più grande sbaglio nella vita è proprio quello di aver sempre paura di sbagliare 😉 .

Chi desidera lo stato di permanenza, l’abitudine, la comodità, è semplicemente la nostra parte animale, che ha un unico scopo: quello di sopravvivere, il più comodamente possibile. Ma se vogliamo rispolverare la nostra natura più elevata, se vogliamo conoscere un mondo diverso, allora dobbiamo tralasciare le nostre abitudini, la routine e gettarci a capofitto nel fiume della vita, della creatività, dello spirito divino. Non è un caso, infatti, che il lavoro ripetitivo può portare le persone al logorio psico-fisico o alla depressione, che i discorsi monotoni ci annoiano, e il vestirci sempre allo stesso modo diventa stancante. La creatività è una dimensione spirituale che ci appartiene, è interiore a noi e attraverso di essa si accetta di vivere nella fragile provvisorietà del momento, si riesce ad apprezzare la vera arte, l’armonia, la bellezza e si scoprono cose sempre nuove andando oltre l’immutabile apparenza.

È questo stato di coscienza che ci porta verso il distacco dalla permanenza e ci proietta nell’evangelico “Regno dei Cieli”, dove ogni novità, gioiosa o dolorosa, viene assimilata nella nostra anima come elemento importante di arricchimento per la nostra evoluzione. Si riesce così ad acquisire saggezza e vivere nella consapevolezza che tutto ciò che è terreno è effimero e tendente alla staticità, mentre tutto ciò che è spirituale respira la vera creatività dell’Universo.

lentamente-muore-essere-abitudinariLentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia, chi non rischia e cambia colore dei vestiti,chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi fa della televisione il suo guru. Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle “i” piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all’errore e ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo quando è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l’incertezza per inseguire un sogno,chi non si permette almeno una volta nella vita,
di fuggire ai consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica, chi non trova grazia in sé stesso.
Muore lentamente chi distrugge l’amor proprio, chi non si lascia aiutare, chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,chi non fa domande sugli argomenti che non conosce o non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.
Soltanto l’ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità.” poesia di Martha Medeiros

Tragicomico

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