Le Egregore: Come I Nostri Pensieri Collettivi Creano Entità Invisibili

Tragicomico
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Egregore

Vi siete mai chiesti chi, o cosa, state realmente nutrendo quando vi scagliate furibondi contro la tastiera del telefono per rispondere all’ultimo commento provocatorio sui social? O quando, stretti in mezzo a una folla oceanica – che sia per evento sportivo o per un comizio politico – sentite un fremito scorrervi lungo la schiena, un brivido elettrico che in fondo sapete non appartiene del tutto a voi?

Noi amiamo percepirci come individui liberi, pensatori autonomi, sovrani incontrastati del nostro inespugnabile teatrino mentale. Eppure, se andiamo a grattare la vernice fresca della nostra modernità, l’esoterismo e le antiche tradizioni occulte ci offrono una prospettiva assai meno lusinghiera. Ebbene sì, siamo, per gran parte del nostro tempo, delle semplici mucche da mungere, delle inconsapevoli batterie per entità invisibili che noi stessi abbiamo plasmato.

Lettrici e lettori, benvenuti nel serraglio dell’invisibile. L’ospite d’onore della gabbia centrale è un concetto antico, tanto affascinante quanto inquietante: l’egregora. E no, non stiamo parlando della bozza scartata per una puntata di Black Mirror, ma di una chiave di lettura potentissima per decodificare le isterie collettive, le manipolazioni di massa e i cortocircuiti della nostra società contemporanea.

Il termine “egregora” (spesso usato alla francese, egregore) ha un’origine fonetica che profuma di candele consumate e manoscritti rilegati in pelle. Deriva dal greco antico egrēgorein, che si traduce letteralmente con “essere svegli”, “vigilare”. Chi ha confidenza con la letteratura apocrifa riconoscerà l’eco dei Grigori (i Vigilanti), narrati nel Libro di Enoch. Si trattava di quegli angeli caduti, esseri spirituali incaricati di sorvegliare l’umanità, che finirono per innamorarsi irreparabilmente della materia, mescolandosi con le donne terrestri e cedendo loro conoscenze che avrebbero dovuto restare celate. Oltre a un senso di sorveglianza, c’è quindi un forte retrogusto di divinità decaduta e compromessa che si attaglia perfettamente al tema. 

Ma è nell’occultismo di fine Ottocento, passando per le opere di Eliphas Lévi fino alla Società Teosofica, che l’egregora assume i connotati moderni. Per definirla in modo chirurgico, e spogliarla dei pesanti paramenti rituali, possiamo dire che un’egregora è una “forma-pensiero” collettiva. È un campo di forza autonomo, un’entità psichica che si genera e si struttura nel piano sottile (o astrale) quando un gruppo di persone focalizza in modo continuativo, intenso e coordinato la propria attenzione, le proprie credenze e le proprie emozioni verso un unico ideale, simbolo o scopo.

La fisica dei quanti, oggi, non inorridisce più davanti a simili affermazioni. Se il pensiero è a tutti gli effetti un’emissione energetica vibrazionale, cosa accade quando decine, centinaia di migliaia o milioni di menti vibrano all’unisono sulla stessa esatta frequenza? Quell’energia non sfuma dolcemente nell’etere. Si aggrega. Si coagula. Crea un vero e proprio campo morfogenetico che, superata una certa soglia critica, prende vita. Smette di essere un semplice accumulo statico per tramutarsi in una struttura dinamica.

All’inizio, l’egregora nasce sempre come una serva obbediente. Funziona come un serbatoio, un bacino psichico a cui i membri di un gruppo (sia esso un’intera nazione, una setta religiosa, un club calcistico, o la tanto sbandierata “cultura aziendale” di una multinazionale) possono attingere per trovare forza, coesione e ispirazione. Chi entra a far parte del gruppo avverte immediatamente un’euforia condivisa, un senso di appartenenza caldo e protettivo che trascende la somma dei singoli individui.

A spiegarne con rara lucidità la duplice natura è intervenuto il filosofo e maestro spirituale bulgaro Omraam Mikhaël Aïvanhov. Nel suo celebre saggio La morte e la vita nell’aldilà, egli descrive accuratamente queste architetture invisibili:
«Tutte le religioni, tutti i movimenti spiritualisti hanno la loro. Lo stesso accade per i movimenti politici. A volte, in alto, quegli egregori combattono fra di loro a chi sarà il più forte. Ogni egregore aiuta la comunità che lo ha formato: esso è uno straordinario serbatoio di energie. […] Solamente, attenzione: si può anche essere puniti e fulminati da un egregore se si ha tradito l’ideale che rappresenta. Sì, gli egregori si vendicano contro i membri che li hanno traditi.»

Ed è esattamente qui che la trama si infittisce. È il puro e semplice effetto Frankenstein. L’autoconservazione è la legge primaria dell’Universo e qualsiasi cosa acquisisca una forma di vita, per quanto composta da materiale eterico e intangibile, svilupperà in fretta un primordiale istinto di sopravvivenza.
E di cosa si nutre una creatura fatta interamente di pensiero umano ed emozione pura? Di altre emozioni umane.
Da serbatoio passivo a disposizione della comunità, l’egregora muta in un’entità parassitaria attiva, che pretende il suo pasto quotidiano. Inizia così a influenzare, in modo del tutto subdolo e telepatico, le menti dei suoi creatori, spingendole a reiterare ossessivamente le dinamiche, i drammi e i sentimenti che la mantengono in vita.

Alla luce di questa consapevolezza, il nostro panorama odierno assume tinte grottesche. Oggi non c’è più alcun bisogno di indossare tuniche di velluto scuro o tracciare pentacoli in una cantina fumosa per evocare un’egregora potente. Lo facciamo costantemente, in pigiama, sul divano, tenendo uno schermo illuminato tra le mani. I social network sono, di fatto, le più voraci e formidabili incubatrici di egregore che la storia dell’umanità abbia mai architettato. I data center della Silicon Valley sono i nuovi templi, e le notifiche sono i rintocchi delle campane che richiamano i fedeli al salasso obbligatorio.

Gli algoritmi digitali, concepiti per massimizzare il profitto, sembrano aver sviluppato una curiosa affinità con l’occulto. Hanno infatti “capito” che l’indignazione feroce, l’invidia e la polemica sterile generano un’emissione energetica (e dunque tempi di permanenza) infinitamente superiore a una pacifica contemplazione. Quando un’ideologia politica polarizza l’opinione pubblica in due fazioni aspre e inconciliabili, non stiamo assistendo unicamente a un fisiologico dibattito democratico. Stiamo osservando due colossali egregore che si smembrano a vicenda sul palcoscenico astrale, rimpinguate dalla bava alla bocca, dai tweet rancorosi e dalle notti insonni dei loro inconsapevoli sacerdoti terreni.

Ma c’è un’emozione che batte tutte le altre, il caviale per eccellenza di queste entità: la paura. La paura collettiva è l’alimento più denso, succulento e facile da estorcere. Pensiamo alle emergenze che si susseguono senza concederci tregua; dalle crisi pandemiche ai tracolli finanziari, dalle guerre asimmetriche alle minacce apocalittiche. Il circo mediatico sequestra l’attenzione ossessiva di miliardi di individui contemporaneamente, creando nubi psichiche plumbee che ristagnano sulle nostre teste. Ci sentiamo spossati, perennemente in allerta, svuotati di ogni forza vitale senza avere fatto un solo metro di corsa. È il pedaggio che paghiamo ai vampiri.

Questa precisa dinamica predatoria è stata esplorata con genialità tagliente dal fisico quantistico e autore russo Vadim Zeland. Pur utilizzando una nomenclatura più asettica, nel suo bestseller Reality Transurfing. Lo spazio delle varianti, Zeland definisce queste macro-strutture parassitarie con il termine “pendoli”. La dinamica di asservimento che descrive è identica, brutale e spietata:
«Il pendolo distruttivo si prefigge lo scopo di ottenere la vostra energia. Per fare ciò deve fissare la frequenza di emissione dei vostri pensieri sul problema. Riesce benissimo a farlo convincendovi del fatto che il problema è complesso. […] Risulta così che la tendenza ad accogliere con timore i problemi si trasformi nel filo che guida la marionetta.»

Siamo diventati burattini volontari. Ci aggrappiamo con foga ai fili delle nostre stesse angosce sintetiche, convinti di essere “cittadini informati” mentre veniamo, letteralmente, consumati dal piatto forte del menù cosmico.

Arriviamo, però, al nocciolo della questione. Ovvero, come si uccide una bestia che non ha un collo da stringere? Come ci si difende da un tiranno fatto unicamente di frequenze, pensieri e paure collettive? La risposta è tanto semplice nella teoria quanto ostica nella pratica: la si affama. L’energia emotiva è il loro ossigeno; il gelido disinteresse è il loro cianuro.

Fidatevi se vi dico che disconnettersi dalle egregore parassitarie rappresenta oggi il più dirompente atto di ribellione intellettuale e spirituale rimasto a nostra disposizione. E per farlo, è fondamentale mandare a memoria una regola esoterica ferrea: non serve lottare apertamente contro il sistema, contro un’ideologia avversa o contro il panico dominante. La lotta aperta, come ammonisce Zeland, fornisce solo altra energia al mostro. Oppure, per dirlo con le parlo di Jung: quello a cui opponi resistenza, persiste.
L’egregora ama i propri nemici giurati esattamente quanto i propri seguaci più accaniti, perché entrambi pensano ininterrottamente a lei. Nel piano astrale, l’odio e l’idolatria pagano con la stessa valuta.

Per recuperare il vostro libero arbitrio e sigillare le crepe del vostro scafo energetico, la strategia deve essere molto più sottile.
Il primo passo è l’auto-osservazione implacabile. Iniziate a mappare le vostre reazioni meccaniche. La prossima volta che una notizia vi fa ribollire il sangue o una notifica vi scatena una vampata di ansia, imponetevi di fermarvi. Inserite un cuneo di silenzio tra lo stimolo che ricevete e la vostra reazione. Diventate spettatori neutrali del vostro stesso fastidio. In quel breve spazio temporale risiede tutto il vostro reale potere decisionale.

Chiudete, drasticamente, i rubinetti della vostra attenzione verso l’esterno. Ritirare la propria energia emotiva dal grande melodramma collettivo non significa essere ciechi ai dolori del mondo o insensibili; significa praticare l’ecologia interiore. Se un’informazione non richiede una vostra azione concreta e immediata nel mondo reale, allora non ha alcun diritto di cannibalizzare le vostre energie mentali. L’universo non crollerà se per un giorno non avrete un’opinione sull’ultimo scandalo in tendenza.

Ogni egregora – che sia religiosa, politica o corporativa – prende sé stessa con una serietà mortale, tombale. L’umorismo, l’ironia intelligente e la leggerezza di spirito sono armi letali contro le forme-pensiero, perché alterano bruscamente la vostra frequenza vibratoria rendendovi letteralmente “indigeribili” per il parassita. Se riuscite a ridere intimamente dell’assurdità di un fanatismo, vi siete appena sganciati dalla sua matrice. Altrimenti, perché mai dovrei essere “Tragicomico”?

Ma l’antidoto definitivo al miasma psichico è la fisicità cruda. Rientrate nella biologia. Camminate in un bosco, impastate qualcosa con le mani, sentite l’acqua fredda sulla pelle, guardate negli occhi una persona reale invece di uno schermo. Nessuna entità astrale ha alcun potere su chi è saldamente ancorato al qui e ora biologico e sensoriale. Nel silenzio materico della natura, le egregore non hanno campo.

Pertanto, non occorre sguainare alcuna spada contro i fantasmi del piano astrale. Opporre resistenza significa soltanto versare nuovo sangue sull’altare di entità perennemente affamate di tumulto. La ribellione più profonda è un atto di pura e pacata sottrazione. Quando sentite l’aria farsi densa e l’urgenza di reagire stringervi il petto, arrestatevi. Ritirate la vostra energia vitale dal grande fiume della paura collettiva. Radicatevi nel respiro, nel centro esatto del vostro cuore.
Elevando la frequenza verso il silenzio interiore, diveniamo letteralmente intangibili. Queste antiche ombre parassitarie si sgretolano nell’istante preciso in cui smettiamo di pensarle. Si dissolvono come nebbia al primo raggio di un sole interno, restituendoci alla vastità luminosa del nostro vero essere.

Ivan Petruzzi (in arte, Tragicomico)

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26 commenti

Giampiero 16 Agosto 2026 - 22:51

Ti sono veramente grato per quanto scritto, merce davvero rara di questi tempi, vuoi per qualità, vuoi per chiarezza impeccabile. Te ne sono grato e comprerò uno dei tuoi libri come segno di ringraziamento, te lo meriti. Continua così!

Rispondi
Tragicomico 16 Agosto 2026 - 23:33

Grazie a te, Giampiero! Il piacere di leggere il tuo commento è tutto mio, e ti ringrazio per questo gesto così nobile. Aspetterò volentieri un tuo parere sul mio libro. A presto

Rispondi
Valeria 17 Agosto 2026 - 11:34

È davvero un articolo di una chiarezza adamantina, oserei dire. La tua riflessione, Ivan, sulle egregore mi ha fatto riflettere non solo sulla società contemporanea e sul fenomeno dei Social Media, ma anche ai totalitarismi del XIX secolo.

Rispondi
Tragicomico 17 Agosto 2026 - 12:06

Sì, Valeria, possiamo tranquillamente asserire che poco prima e durante l’ascesa dei regimi totalitari si siano generate diverse Egregore di inaudita potenza. Queste resistono ancora oggi e, proprio come i virus, mostrano la capacità di mutare.
Grazie per avermi letto!

Rispondi
Alessandra 17 Agosto 2026 - 21:48

Ciao Ivan, grazie alla tua chiarezza sono riuscita a capire il concetto di egregora. Alessandra

Rispondi
Tragicomico 17 Agosto 2026 - 22:27

Piacere tutto mio, Alessandra! Felice di essere stato utile per una maggiore chiarezza sull’argomento.

Stefania 17 Agosto 2026 - 7:52

Articolo interessante ed esaustivo, come tutti i tuoi scritti. Un caro saluto.

Rispondi
Tragicomico 17 Agosto 2026 - 8:33

Grazie, Stefania, è sempre un piacere vederti passare da qui. Un caro saluto anche a te!

Rispondi
Armando 17 Agosto 2026 - 10:57

Ogni tanto un pò di ossigeno per i neuroni ci vuole. Ottimo articolo. Grazie

Rispondi
Tragicomico 17 Agosto 2026 - 12:15

Grazie a te, Armando. L’obiettivo è sempre quello di stimolare la riflessione e aprire nuovi varchi di conoscenza. A presto!

Rispondi
paolo 17 Agosto 2026 - 17:54

Ciao Ivan, che dirti? Siamo sulla stessa linea, in modi diversi, eppure affini. Bellissimo articolo, breve e conciso, senza fronzoli e perdite di tempo … sì, perché l’argomento sarebbe assai più vasto se volessimo percorrere gli infiniti modi in cui le egregore influiscono nella nostra vita.

Rispondi
Tragicomico 17 Agosto 2026 - 22:40

È un tema su cui si potrebbe tranquillamente scrivere un intero libro. L’obiettivo dell’articolo, tuttavia, è offrirne una breve panoramica, spiegare perché sia così attuale e suggerire i primi passi da intraprendere. Grazie per averlo apprezzato Paolo!

Rispondi
Martina 17 Agosto 2026 - 19:20

Che dire… tra gli anfratti bui dei social, tra le notizie che divampano per incutere timore e puntare sempre un dito verso l’altro, qualcuno, un faro luminoso nella buia notte dell’umanità, ci esorta a puntare sí a puntare il dito, ma verso noi stessi. Unici carnefici della nostra esistenza ma altrettanto possibili salvatori.

Grazie!

Rispondi
Tragicomico 17 Agosto 2026 - 22:30

Esatto, Martina. È tutto nelle nostre mani e, soprattutto, nella nostra testa. Dobbiamo essere più responsabili delle nostre scelte, ossia capire verso dove, chi e cosa indirizziamo le nostre energie, che siano mentali, emotive o sessuali. Sono dettagli di un valore infinito. Grazie per il tuo prezioso commento.

Rispondi
Carletto Ribolla 18 Agosto 2026 - 11:32

Caro Ivan, ho letto il tuo articolo con grande interesse e ne condivido profondamente la riflessione. Mi ha colpito soprattutto l’idea che un pensiero alimentato collettivamente possa acquistare una forza propria, fino a influenzare gli stessi uomini che lo hanno generato.
Leggendoti, ho riconosciuto sotto una luce nuova un tema presente nel mio romanzo Capitalismo Boom. Nel libro non parlo esplicitamente di egregore e mi muovo sul terreno sociale ed economico, ma il capitalismo vi emerge come una costruzione umana nutrita ogni giorno dalle nostre paure, dai nostri desideri, dalla competizione e dalla fiducia quasi indiscussa nelle sue regole. A un certo punto, ciò che abbiamo creato sembra diventare autonomo e noi finiamo per servirlo come se fosse una realtà naturale e inevitabile. Forse anche un sistema economico può trasformarsi in una sorta di egregora: non un’entità imposta soltanto dall’alto, ma qualcosa alla quale, consapevolmente o meno, tutti continuiamo a dare energia.
Il tuo articolo mi ha fatto osservare il mio stesso romanzo da una prospettiva che non avevo considerato in questi termini, e per questo ti ringrazio.

Rispondi
Tragicomico 18 Agosto 2026 - 12:10

Ciao Carletto,
prima di tutto complimenti per la tua pubblicazione: ha tutte le carte in regola per essere un romanzo non solo avvincente, ma capace di raggiungere vette di autentica riflessione.
Sono pienamente d’accordo con quanto asserisci. Il capitalismo, di fatto, produce delle vere e proprie egregore; pensiamo, ad esempio, alla propaganda o alla semplice pubblicità. Qual è il loro scopo, se non quello di convogliare il pensiero di migliaia di persone verso un unico prodotto o obiettivo? È proprio per questo motivo che nel mio articolo ho parlato di manipolazione di massa.
Ci sarebbe ovviamente molto altro da aggiungere, ma ci tenevo a sottolineare quanto tutto ciò che ruota attorno al mondo capitalistico abbia a che fare con il concetto di egregora.
Un caro saluto e a presto!

Rispondi
Emanuel 18 Agosto 2026 - 13:12

Ivan buongiorno questo è uno dei più grandi, importanti e potenti post che hai postato. Grazie di esistere Anima guerriera.

Rispondi
Tragicomico 18 Agosto 2026 - 16:03

Grazie a te, Emanuel, sia per esserti fermato a leggermi, sia per le tue graditissime parole. Sono felice di aver condiviso con te uno scritto per me così importante. Un abbraccio anche a te, viandante coraggioso.

Rispondi
Mari 19 Agosto 2026 - 11:32

Caro Ivan mi unisco al coro per farti i complimenti…Oserei dire che,con questa perla,tu abbia proprio saltato di un’ottava nella tua opera tanto preziosa. E vaiiiii!!! un caro abbraccio da Mari

Rispondi
Tragicomico 19 Agosto 2026 - 13:35

Ciao Mari, in verità c’è un progetto dietro l’angolo, ma al momento non ho ancora svelato nulla, quindi un salto di ottava sarebbe estremamente prezioso per me! Un abbraccio e grazie!

Rispondi
Vania 22 Agosto 2026 - 4:47

Buongiorno, grazie per l’ onestà intellettuale con cui ha messo a disposizione il suo sapere
Mi soffermo, se mi consente, sul tema del vampirismo energetico che è una sfaccettatura del suo articolo
Questo aspetto pure è gettato nel calderone delle cose occulte ( nel senso comune e svilito del termine ) come fosse tema per fattucchieri o per schiavi della superstizione
Le sottopongo un caso : c’è su YouTube ( unico socials che ho, gli altri li ho tolti tutti) un canale di una vecchia signora calabrese che smercia come ricette e segreti di cucina regionale,malcucinati peraltro, la sua angoscia del vivere. La signora nin è un bel vedere, trasmette rigore sotto la maschera dell accoglienza, giudizio manicheo sotto la maschera di un untuosa umiltà, solitudine estrema mascherata da altruismo e abnegazione alla ” famigghia ” , e una religiosità ” eggregorale ” per l appuntamento di affiliazione alla dottrina romana apostolica. È palesemente dissociata sia emotivamente (e a livello di coscienza in taluni momenti persino in diretta) , ma la cosa più assurda è che ha milioni di followers, attrae in tutta la sua bruttezza e decadenza inspiegabilmente, persone in età evolutiva come adolescenti o ” adulti ”
È estremamente egoica e bisognosa di approvazione incondizionata, una bambina ferita e narcisista e attraverso l operare per il bene ha costruito il rovescio del suo bisogno inascoltato di riceverne, sembra ul mulino bianco la sua vita di paese in provincia di Tropea, ma il guscio è palesemente vuoto….
E questo vuoto attira vorticosamente, devo dire che anche io ho difficoltà a schermarmi, osservo oer capire cosa mi attira, quale è il suo aggancio e ogni volta che osservo gli irritanti shorts che pubblica forsennatamente anche per far vedere come si soffia il naso, mi sento cone chi sta subendo un furto ma esattamente non sa il perché e il come
È un fenomeno che non riesco a capire pienamente né nel suo impatto su tutti i suoi followers che la criticano ampiamente perché, intendiamoci, la signora è disturbata e disturbante sotto una pia coltre di ordinarietà esistenziale, né il suo impatto su di me

Rispondi
Tragicomico 22 Agosto 2026 - 11:47

Salve Vania, la ringrazio di cuore per aver apprezzato il mio scritto.
In tutta sincerità, non conosco direttamente la signora di cui mi parla. Tuttavia, leggendo le sue parole, mi pare di intuire che il grande interesse verso questa figura derivi da ciò che lei incarna, ossia uno specchio fedele per milioni di individui che hanno investito le proprie energie verso un’egregora oggi predominante e in continua ascesa, ovvero la cultura dell’apparenza.
Si instaura, di fatto, un forte richiamo dettato dalla risonanza del “simile”. È una connessione con chi si dimostra abile nel camuffare la propria reale essenza dietro una facciata, riproducendo una dinamica che milioni di altre persone mettono in atto quotidianamente.
Naturalmente si tratta solo di un’opinione parziale, formulata a distanza, ma ci tenevo a offrirle questo mio spunto di riflessione in risposta al suo commento.
Le rinnovo i ringraziamenti e le auguro un buon proseguimento.

Rispondi
Vania 22 Agosto 2026 - 18:20

Grazie per lo spunto di riflessione, sul piano psichico certamente lo è
E sul piano sottile?

Rispondi
Tragicomico 22 Agosto 2026 - 18:42

Quando parlo di risonanza del “simile”, siamo già sul piano sottile. Per individuare l’egregora di riferimento, invece, bisognerebbe conoscere bene il tipo di persona di cui stiamo parlando e il suo pubblico; al riguardo non so nulla e non credo di volerne sapere.

Rispondi
Vania 23 Agosto 2026 - 3:27

Si, è una situazione con una dinamica molto tossica da non seguire, però osservarla pur non essendone minimamente interessata mi ha fatto capire delle cose che evidentemente era prezioso comprendessi nel profondo, non in senso banalmente logico cognitivo
Grazie Ivan, mi è stato utile, continuerò a leggerla
Un caro saluto e complimenti

Tragicomico 23 Agosto 2026 - 10:48

Grazie a lei, Vania. Al prossimo articolo allora e buona giornata!

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