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La Sofferenza Secondo La Tradizione Buddista

Tragicomico
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la-sofferenza-buddhismo-tre-veleniNella tradizione buddista vengono spiegati i tre tipi di sofferenza di cui l’uomo può fare esperienza nel Samsara: la sofferenza della sofferenza, la sofferenza per il cambiamento e la sofferenza onnipervadente. Questi tre tipi di sofferenza non vengono creati dal mondo esterno, ma bensì dentro di noi, attraverso le emozioni disturbanti chiamate “i tre veleni”. Quando gli uomini impiegano molte delle loro energie per questo tipo di emozioni cominciano ad avere conflitti, malattie e problemi sia interiormente che esteriormente. Senza il riconoscimento consapevole di questo nemico interiore, non possiamo sperare di salvarci dalla sofferenza.

Bisogna lavorare all’interno di sé, il che significa riconoscere il proprio vero nemico, che è dentro di noi e che si esprime nei tre veleni principali: desiderio, odio e ignoranza. Questi veleni che inquinano la nostra mente sono raffigurati al centro della ruota dell’esistenza (bhavacakra) da tre animali: il maiale (l’ignoranza), il serpente (odio), il gallo (il desiderio). In questa visione l’ignoranza riveste una posizione di rilievo ed è la causa logica della permanenza nel Samsara. Man mano che sondiamo il nostro cuore ne scopriamo altri di veleni come gelosia, rabbia , egoismo… pertanto, se capiamo che queste emozioni sono il vero nemico e lavoriamo per evitarle e mettere una distanza tra di esse e la mente, allora troveremo un percorso di gioia e guarigione. Infatti, la parola “veleno” è usata perché queste emozioni inferiori contaminano la nostra mente e ostacolano il manifestarsi della sua innata saggezza.

Se ci guardiamo attorno, ci accorgiamo come tutti gli esseri del Samsara stanno soffrendo, in modi diversi, e non solo gli esseri umani ma anche gli animali e gli altri esseri viventi. Chi soffre vuole (o meglio, vorrebbe!) che la sofferenza finisca e che sia possibile raggiungere la felicità eterna. Nella nostra vita quotidiana facciamo tantissime cose per evitare la sofferenza, ma purtroppo diamo molta importanza al mondo esterno, che sicuramente può dare un contributo di felicità o di soddisfazione per un po’ di tempo, ma dopo un po’ quel momento cambia e porterà ad un diverso tipo di sofferenza.

Quindi ogni volta che proviamo a trovare all’esterno una soluzione alla sofferenza, in realtà non raggiungiamo mai la vera felicità che cerchiamo, perché ogni felicità effimera si tramuterà in una nuova sofferenza. Bisognerebbe insegnare alla gente che il vero problema non è nel mondo esterno, ma dentro di noi, nella nostra mente e nelle nostre emozioni. Le emozioni disturbanti come desiderio, rabbia, ignoranza, egoismo, in qualche modo hanno inquinato la nostra mente.

Provare queste emozioni verso gli altri attrae tutte le energie che creano situazioni difficili nella società, come ad esempio la crisi nella relazioni, la crisi societaria, la crisi economica.
Se vogliamo trovare la felicità perenne, allora dobbiamo imparare ad assumere un comportamento altruistico, di amore, compassione e gentilezza. E saremo in grado di farlo solo quando riconosceremo il vero nemico, che è dentro di noi, che è in queste emozioni disturbanti: finché non le riconosciamo, non possiamo evitarle né controllarle.

Per questo, prima di tutto, dobbiamo capire la causa interiore della sofferenza e, una volta che ne abbiamo preso consapevolezza, possiamo cominciare a controllarla e a bloccarla. Quando impareremo a controllare tutte le emozioni disturbanti, si creerà uno spazio per un comportamento altruistico di amore e compassione, e quando generiamo amore e compassione, la nostra mente è pacificata, siamo persone calme che creano un ambiente molto bello e gioioso anche per gli altri. Se volete lavorare sulla sofferenza, allora non dovete cominciare dall’esterno, ma da dentro di voi e su questo argomento “La Legge Dello Specchio” ha molto da insegnare 😉 !!

Perché infliggere sofferenza agli altri, quando noi stessi cerchiamo di sfuggirla?” Buddha

La sofferenza è una specie di bisogno dell’organismo di prendere coscienza di uno stato nuovo.” Marcel Proust

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