La Controra: Un Momento Sacro Da Preservare

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La controra è un termine che deriva dal latino contra horas, letteralmente “ore contrarie”, un concetto utilizzato nelle regioni di fasce climatiche calde per indicare le ore della giornata avverse alla salute, in una dimensione temporale assediata dal sole e dalla calura. Coincide con l’ora subito dopo pranzo, soprattutto d’estate ed è un’usanza molto diffusa al sud del nostro Paese, quando l’arsura rende impossibile qualsiasi attività sotto la luce diretta del sole, con un calore che brucia ogni essere vivente che si avventi all’aria aperta. Ecco perché la controra diventa un momento sacro della giornata, più del pranzo stesso, un momento in cui è consigliabile non fare niente se non un breve riposo diurno.

Nei vari dialetti meridionali la controra viene indicata con parole differenti, in Spagna (e nelle regioni latinoamericane che vennero conquistate dagli spagnoli) coincide con il momento della siesta, un termine iberico che deriva anch’esso dal latino, hora sexta. Per i romani, infatti, la siesta iniziava con “la sesta ora del giorno” (l’alba era la hora prima).
Un’usanza tramandata per secoli attraverso leggende popolari e dalla cultura contadina. Chi all’alba era già nei campi per lavorare il terreno e a mezzogiorno si metteva in pausa, al fresco, per poi riprendere a lavorare quando l’aria tornava a essere meno torrida. Lo stesso Van Gogh – vedi immagine articolo – ha voluto catturare il concetto della siesta in uno dei suoi innumerevoli capolavori, intitolato “La meridiana (o La siesta)”, realizzato mentre si trovava a Saint-Rémy-de-Provence, nel sud della Francia.

Un’usanza che, con la fase di transizione dalle zone rurali a quelle urbane, ha messo radici anche nelle città piene di calura estiva. Così durante la controra le serrande dei negozi si abbassano, i decibel del rumore cittadino calano improvvisamente, le strade si spopolano, i semafori lampeggiano, nessuna telefonata, l’ultimo suono udibile è il tintinnio dei cucchiaini nelle tazzine da caffè, delle persiane che si chiudono e poi il silenzio cala per qualche ora. È la controra. È il momento sacro del corpo che si rigenera adagiato su di una poltrona, della mente che si svuota e dei problemi e delle scadenze che vengono lasciate fuori dalla porta giusto il tempo di un paio di giri di lancette.

La controra fino alla fine degli anni ’90 era ancora ben radicata e diffusa nel nostro bel Paese. Poi è iniziata a scemare con l’arrivo del “progresso”, del capitalismo che ci reclama sempre più operativi, sul pezzo, la tecnologia che ha invaso ogni nostro spazio, compresi quelli sacri. Tutto è diventato “fast” e connesso, in nome di un profitto sempre più veloce, di una globalizzazione sempre più esigente. Così la controra il più delle volte finisce per coincidere con la pausa pranzo, il tempo di un pasto consumato fugacemente, i negozi aperti full time, gente che chiama e invia messaggi a tutte le ore, in una vita che impone il suo ritmo frenetico e dove non c’è spazio per chi rallenta, per chi si ferma il tempo di soddisfare un’indolenza.

«Il sistema ci vuole sempre attivi, sempre efficienti, sempre su di giri. Ma quale riposo, il riposo è per gli oziosi, per gli smidollati! Su le mani, amico, che domani si ricomincia da capo! Chi sta fermo non produce e una persona che non produce è inutile, dannosa, un parassita della società. L’ozio, il padre di tutti i vizi. L’ozio, una malattia da combattere prima che si diffonda il virus. E chi non si lascerà curare, che almeno venga bandito, seppellito sotto cumuli di sensi di colpa e pubblica vergogna.»
(Dal mio libroSchiavi del Tempo”)

La tradizione e la scelta ecologica del momento di riposo e di silenzio, del dolce far niente, dei luoghi di vita lenta e di fiducia, sta per essere soppiantata dalla razionalizzazione della vita moderna sempre più accelerata, dettata da una società irridente e spocchiosa. Ecco perché ritengo che ancora oggi la controra sia un momento sacro da preservare, prima che scompaia del tutto e con essa una parte importante della nostra saggia cultura millenaria. In caso contrario dovremo mettere da parte quel ritmo di vita a misura d’uomo per rassomigliare sempre di più a degli automi lobotomizzati, chiusi da mattina a sera in delle scatole di cemento chiamate uffici a respirare aria “artificiale”, costantemente imbottigliati nel traffico cittadino con la testa sovraccarica di impegni e scadenze, perennemente connessi e indaffarati, così indaffarati da scordarci di quanti grani di sabbia avanzino ancora nel recipiente della nostra clessidra.

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8 commenti

Mauro Fabrizio 16 Giugno 2023 - 21:17

Ciao Ivan, la Controra, con questo articolo hai rispolverato la mia infanzia, mi ricordo bene i miei nonni, non si andava a lavorare nei campi, ma ci si andava verso le 16 del pomeriggio, si faceva la controra. Poi ho cominciato a lavorare dentro una scatola e la controra è sparita, vaporizzata. Adesso ho smesso di essere schiavo, non lavoro più e ho molto tempo, e almeno quasi tutti i pomeriggi mi prendo il mio spazio per oziare, leggere, o gustarmi questo tempo prezioso che passa lentamente, spengo tutti i device per non essere disturbato, e in questo ritaglio di tempo, stare da solo con la persona che è dentro di me mi fa sentire meglio. Buona controra a tutti voi che seguite questo blog.

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Tragicomico 19 Giugno 2023 - 16:57

Ciao Fabrizio, mi fa piacere di aver rievocato in te un ricordo che, come giustamente dici, per molto tempo è stato tramandato di generazione in generazione. C’era un rispetto sacrale verso il momento della controra, era veramente la parte più sacra della giornata in cui ti veniva chiesto una cosa molto semplice: di non fare niente. Qualcosa di impensabile al giorno d’oggi, dove le persone si sentono perse senza un device fra le mani. Grazie del tuo prezioso commento.

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paolo 17 Giugno 2023 - 18:49

Semplice e bello nella sua essenza. Il problema è che la clessidra è stata sostituita dall’orologio che se non altro mostrava le ore di due periodi della giornata, il dodici era la porta fondamentale a questi due periodi e c’era, almeno fino al secolo scorso, una coscienza tra mattina e pomeriggio, in un ripetersi che mostrava comunque un chiudersi o un terminare la giornata. C’era la stessa cosa con il vivere l’anno, dove le stagioni dividevano la vita di tutti i giorni. Ora c’è l’orologio elettronico, sia fosse al polso o nello smartphone che non divide o ticchetta e non definisce la giornata ma l’allunga in una sorta di eternità. Un oggetto che non è più segnatempo ma controllo di ogni tuo avvenimento e pulsazione che ti avvisa immediatamente se c’è qualcosa che non va. Non va secondo quali parametri poi? Cerco di domandarmi dove sta la nostra percezione del corpo e se stiamo delegando all’esterno tutto ciò che da sempre è dentro di noi. La mente preda delle superficialità esterne non percepisce più nulla del proprio corpo, è terribile. Vi domando: se possiamo anche non ascoltare Dio, cavolo, possiamo almeno ascoltare il nostro corpo? Quanto abbiamo delegato della nostra vita alla tecnologia, alle istituzioni e a terzi sconosciuti? Le stagioni sono sparite a tal punto che ho sentito dire che il temporale è di tipo oceanico, dimenticando però che si è sempre vissuto quello tipico del Mediterraneo. Provo una profonda tristezza per una umanità che travisa la realtà credendo invece alle menzogne costruite con tecnologia, logica e superficialità. Tutto ciò che accade avviene per il potere e il paradosso è lo stesso potere che il singolo ha ma lo delega per non avere nessuna responsabilità. Peccato, dovrà rispondere ugualmente di quella sua scelta e di ciò che gli accadrà. Provo una grande tristezza per i giovani, in quanto non comprendono che le loro attuali scelte determineranno il loro futuro e le loro responsabilità.

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Tragicomico 19 Giugno 2023 - 19:39

Siamo diventati sordi e ciechi dinanzi a qualsiasi necessità esistenziale, abbiamo perso non solo la bussola, ma anche la voglia di recuperarla. L’essere da umano si sta facendo sempre più automa e lo dimostrano tutti gli orpelli elettronici con i quali agghinda le proprie abitazioni, il proprio corpo e le proprie tasche, strumenti che non solo diventano sempre più tecnologici e potenti, ma diventano sempre di più “noi”. C’è in atto una vera a propria traslazione della coscienza, individuale e collettiva, che da dentro si sta spostando nei vari dispositivi tecnologici i quali scandiscono e guidano le nostre esistenze in tutto e per tutto. Non c’è informazione che non deleghiamo ad essi e non c’è sapere che non arrivi dai display luminosi. Nessuno sperimenta più, nessuno ascolta, nessuno segue i saggi consigli di una volta.
Il progresso ci vuole proprio così, con le spalle voltate al passato e a noi stessi.

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Gianluca 20 Agosto 2023 - 16:27

Anni fa non apprezzavo completamente l’ozio , talvolta mi annoiava , ma è grazie anche a quel tempo libero che oggi sono diverso , ho molti più interessi , so sempre cosa fare , non nel senso di occupare in qualunque modo degli spazi vuoti , ma di godere ogni granello della clessidra come fosse un pezzettino per costruire me stesso e rendermi il migliore possibile . Grazie Ivan di aiutarmi a farlo ogni volta che ti leggo .

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Tragicomico 23 Agosto 2023 - 16:36

Che meraviglia Gianluca, questa è l’autentica crescita, cambiare ritmo alla propria vita e investire al meglio il proprio tempo, sono questi i fattori che determinano un cambiamento radicale, improntato più verso l’essenza e meno verso l’apparenza. Ora goditi i frutti del tuo lavoro e riparti per un nuovo giro di giostra!

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Gianluca 26 Agosto 2023 - 12:05

Sì , mi sento migliorato in tanti aspetti ma senza presunzione , anzi , più desideroso di nuove scoperte ogni giorno . Felici giri in giostra anche a te Ivan !

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Tragicomico 26 Agosto 2023 - 16:33

Grazie Gianluca! Un abbraccio

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