Il Mentalismo Ermetico: Tutto È Mente

Tragicomico
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Nel cuore della filosofia ermetica, un’antica tradizione che risale all’antico Egitto, troviamo un principio fondamentale dell’universo: il mentalismo. Questo principio asserisce che tutto ciò che esiste è una creazione della Mente Universale. In altre parole, l’universo intero, con tutta la sua complessità e diversità, è in ultima analisi un costrutto mentale.

«Tutto è mente, l’Universo è mentale.»
(da “Il Kybalion”)

Cosa significa questo? L’idea centrale è che il nostro universo non è un meccanismo casuale ma un’espressione di una Intelligenza Cosmica. Ogni cosa, dal più piccolo atomo alla più grande galassia, è una vibrazione di pensiero all’interno di questa Mente Universale.
Ogni cosa esistente è una manifestazione della Mente Universale, espressione di uno Spirito Universale. Quest’ultimo, inconoscibile e indefinibile nella sua essenza, rivela la propria esistenza attraverso l’attività creativa della mente. Infatti, ovunque riscontriamo materia, energia o vita, è innegabile l’azione precedente di un pensiero creatore. Tale principio vale tanto per le vastità cosmiche quanto per le infinitesimali particelle che compongono la realtà.
Pertanto la nostra realtà percepita non è altro che una proiezione di questa Mente Universale, filtrata attraverso le nostre percezioni e credenze individuali.

Ecco perché nel vasto panorama dell’esoterismo, il principio del mentalismo si erge come uno dei pilastri fondamentali della comprensione della realtà. Tuttavia, è importante sottolineare che l’idea secondo cui la realtà sia una manifestazione mentale non è esclusiva dell’ermetismo. In molte tradizioni filosofiche e religiose si ritrova l’eco di questo concetto. Dal Vedanta indiano, che parla del Brahman come unica realtà, al Neoplatonismo greco, che postula l’esistenza di un Uno originario, fino alle moderne teorie quantistiche che suggeriscono un’interconnessione profonda tra osservatore e osservato. Il mentalismo si presenta quindi come un filo conduttore che unisce diverse visioni del mondo.

Grazie a questo principio fondamentale, infatti, è possibile spiegare una vasta gamma di fenomeni psichici che, pur suscitando grande interesse e talvolta sconcertando l’uomo, rimangono spesso ai margini dell’indagine scientifica tradizionale. Comprenderlo significa acquisire la consapevolezza di poter sfruttare le leggi che governano l’universo mentale a proprio vantaggio, evitando di essere governati in maniera del tutto passiva e casuale.
Pertanto questa prima chiave del sapere permette allo studioso di addentrarsi con sicurezza nel complesso mondo della mente. Essa, infatti, offre una spiegazione profonda della natura della forza, dell’energia, della materia e del loro legame indissolubile con la mente.

In altre parole, la comprensione della natura mentale dell’universo rappresenta il fondamento indispensabile per qualsiasi indagine approfondita sui fenomeni mentali. Ci consente di superare una visione limitata e meccanicistica della realtà, aprendo le porte a una prospettiva più ampia e olistica. Solo attraverso questa lente possiamo iniziare a svelare i segreti della mente e a esplorare le sue infinite potenzialità. Come scrisse uno dei grandi maestri ermetici: «Chi afferra l’essenza della natura mentale dell’universo è ben avanti sul sentiero della comprensione».

Bisogna tenere conto che il principio del mentalismo ha profonde implicazioni pratiche per la nostra vita quotidiana. Infatti, se è vero che tutto ciò che esiste è una creazione della Mente Universale, è altrettanto vero che, secondo l’antico principio ermetico della corrispondenza, “Come è in alto, così è in basso“. Ne consegue che anche la nostra mente individuale, seppur parte di quella più vasta, possiede un notevole potere trasformativo. In altre parole, la nostra realtà, essendo fondamentalmente mentale, può essere influenzata e plasmata proprio attraverso i nostri pensieri e le nostre vibrazioni.

«Ogni essere vivente, ogni creatura del cielo e della terra, ogni fenomeno della materia e della psiche è una goccia di un solo mare, la manifestazione di una Mente Universale che tutto contempla e attraverso la contemplazione gli infonde vita, creatrice del Sogno e al tempo stesso osservatrice della propria creazione.»
(Dal mio libroSette lettere dal futuro per l’umanità”)

Questo significa che la nostra mente è un potente strumento che può aiutarci a raggiungere l’obiettivo che ci poniamo. Se tutto è mente, allora tutto è interconnesso. Non esiste una separazione fondamentale tra noi e il mondo esterno, ma siamo tutti parte di un unico grande organismo cosciente.
Dovete immaginare la mente umana come un artigiano che, lavorando con l’argilla della Mente Universale, dà forma alle proprie esperienze.
I nostri pensieri, dunque, esercitano un’influenza diretta sulla nostra realtà. Pensare alto può attivare, per risonanza, esperienze gratificanti, mentre un atteggiamento mentale basso può generare resistenze e ostacoli. Ciò significa che possiamo impiegare tecniche quali la visualizzazione, le affermazioni positive e la meditazione per plasmare o trasformare attivamente la nostra realtà. Non è forse questo ciò che alchimisti e maghi hanno cercato di fare per secoli, spesso con successo?

Comprendere il potere trasformativo della mente ci rende consapevoli che abbiamo la capacità di plasmare la nostra vita, assumendoci la responsabilità attiva dei nostri pensieri e delle nostre azioni. Non solo: le nostre parole e i nostri pensieri, essendo contagiosi, influenzano profondamente gli altri e viceversa. Sintonizzarci sui pensieri e sulle emozioni altrui ci permette di comunicare in modo più autentico ed empatico, costruendo relazioni più significative. Inoltre, la profonda interconnessione tra mente e corpo è innegabile: pensare positivamente può attivare processi di guarigione e migliorare significativamente il nostro benessere fisico. In altre parole, la convinzione di guarire può diventare essa stessa un potente strumento terapeutico.

In conclusione, possiamo affermare che il mentalismo ermetico ci propone una visione affascinante e profondamente intrigante dell’universo e del nostro ruolo al suo interno. Ci invita ad adottare una nuova prospettiva e ad esplorare la nostra connessione intima con qualcosa di più vasto e misterioso di noi stessi. Riconoscendo il potere creativo intrinseco della mente, comprendiamo che siamo parte integrante di un tutto cosmico e che ogni nostro pensiero, produce un suo naturale effetto sul piano materiale.
È un invito a prenderci responsabilmente le redini della nostra vita, a diventare gli artefici consapevoli del nostro destino e a vivere in armonia con le leggi universali che governano ogni cosa, così da sviluppare una maggiore consapevolezza di noi stessi e del mondo che ci circonda, aprendo le porte a infinite possibilità e a una più profonda realizzazione personale.

Ivan Petruzzi (in arte, Tragicomico)

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11 commenti

paolo 13 Novembre 2024 - 19:03

Molto bello, mi riporta a ricordi lontani nella città di Firenze presso il Cerchio Firenze 77 … vorrei però porre una domanda: cosa ci impedisce di capire questo vasto concetto? La prima risposta sarebbe la mente, in realtà la risposta più vera è il modo di usarla. Se vogliamo parlare di problema è che ci fermiamo al solo raziocinio, un po’ per abitudine, un po’ per paura, un po’ per educazione e non ultima per evitare la responsabilità che ne consegue. Usiamo la mente in modo dualistico e strutturato, memorizzando i dati e collegandoli tra loro, poi diamo dei valori o una misura con la quale valutiamo la loro qualità. Spesso ci dimentichiamo di contestualizzarli, perdendo così una visione più ampia di ciò è sotto la lente della nostra mente. Perché accade? La risposta è semplice: siamo centrati solo nella mente, riteniamo il nostro io il centro dell’universo. Sono diversi i film che mostrano la possibilità di trasferire la memoria e la creduta coscienza in un potente computer per vivere in eterno ma è solo una utopia e l’errore nasce dall’incapacità di credere, vedere e percepire il proprio corpo qualcosa di più di un vestito o un mezzo. La mente non è solo il cervello, è l’intero corpo e questo corpo è collegato con fili invisibili al tutto. Quando il corpo è in qualche modo limitato anche la mente è limitata, in quanto tutto è collegato. Allora, cosa accade quando una persona vive una esperienza di morte o fuori dal corpo? Esce con il corpo astrale, tuttavia esiste un collegamento tra corpo fisico e astrale, altrimenti è la fine. I due corpi sono le due facce della stessa moneta o meglio dello stesso essere. Buttiamoci ancora oltre: quando una persona muore lascia però il corpo nella realtà fisica, così è quello che vediamo. Oppure è solo la memoria di questa realtà e di quanti sono ancora in questa realtà? L’essere invece torna alla sua natura riportando le due facce in una sola. Una sola faccia o spirito che si incanalerà in una nuova realtà quando Cielo e Terra saranno pronti ad accolgierlo. Niente si perde, tutto si trasforma. Per questo motivo è bene riprendere contatto con il nostro corpo, perché potrebbe arrivare il giorno nel quale saremo consapevoli del passaggio e a quel punto non sarà più necessario fare ulteriori trasformazioni ma solo essere creatori. Che non vuol dire essere dio.

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Tragicomico 13 Novembre 2024 - 23:43

Grazie, Paolo, per questa tua preziosa riflessione che, con le sue domande, apre un varco verso ulteriori disamine esistenziali. Hai ragione, “Niente si perde, tutto si trasforma”: si tratta di un altro tassello fondamentale su cui si fondano numerose filosofie esistenziali e anche la scienza si avvicina sempre più a questa definizione. In fondo, la nostra forma attuale è solo una delle tante e, inoltre, siamo noi a percepirla così, attraverso il nostro cervello e i nostri sensi, entrambi limitati. Questo ci porta a considerare che, in fin dei conti, siamo tutti un agglomerato energetico, un’energia in continuo movimento, una vibrazione che emette una frequenza e innesca dinamiche spesso al di là della nostra comprensione. Ecco perché vale la pena recuperare antiche e sagge conoscenze, soprattutto per quanto riguarda la parte “invisibile” di noi stessi. Per capire CHI siamo, ma soprattuto per conoscere COSA siamo e COME funzioniamo.

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Lorenzo 17 Aprile 2025 - 6:34

Complimenti Paolo, percepisco, l’intenzione è la volontà nell’essere capito, non nell’esigenza di esporre mosso dall’ego, ma con il tatto e la concentrazione di essere capito, hai toccato punti, con garbo e gentilezza, senza invadere e senza dogma.

Con umiltà mi permetto di arricchire sia alla tua dolce ma esaustiva prospettiva che a quella dello stimato e appena conosciuto Ivan, che un punto che ritengo essenziale a questa consapevolezza che condivido, che le domande principali da porci per poi sviluppare gli spunti da voi posti, dovrebbero basarsi sulle sensazioni di antidogma, mi spiego meglio.

Perché alcune cose che non hanno niente a che fare con i dogmi di questa epoca, che non dovrebbero avere valore, mi danno gioia o pienezza? Perché ?

Perché questa sensazione scaturita da questo banale e piccolo gesto spesso frainteso o addirittura schernito mi da questa sensazione di presenza e soddisfazione? E perché spesso è assimilabile al dare senza ricevere nulla in cambio? Perché è esattamente l’opposto dei dogmi di questa epoca e mi da gioia ?
Perché quando accade sento sensazione particolari e riesco a fare cose che si norma ritengo difficili?
Perché mi riescono con naturalezza e gioia?

Perché volere quello che hanno gli altri e imitarli mi fa star bene quando ottengo, imitando o emulando ma quando sono solo, mi sento inadeguato o smarrito ma persevero lo stesso?

Partire dalla consapevolezza dell’ascolto delle proprie sensazioni sia il primo passo per poi davvero accogliere e abbracciare i meravigliosi concetti da voi saggiamente citati.

Perdonate l’eccessiva sintassi, ma voglio donarvi questa magari per alcuni banale per altri meno provocazione.

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artemio 15 Novembre 2024 - 10:23

Carissimo e stimato Ivan, il tuo scritto e’ materia di conoscenza e riflessione.
Ci ricordi che imparare ad usare i poteri della nostra mente ci puo’ aiutare nel cammino e
farci stare bene con noi stessi e con gli altri.
La mente universale si puo’ associare q quello che da tempo ed in varie culture viene chiamatto
Dio e, quindi questo Dio chiamato Mente Universale e’ Padre della nostra mente individuale?
Grazie ed un abbraccio infinito
Artemio

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Tragicomico 15 Novembre 2024 - 11:50

Ciao Artemio, grazie per essere passato ancora a leggermi e grazie della tua stima che avvalora i mie scritti.
Per rispondere alla tua domanda riporto un concetto che ho espresso nel mio scritto, ossia: “Ogni cosa esistente è una manifestazione della Mente Universale, espressione di uno Spirito Universale. Quest’ultimo, inconoscibile e indefinibile nella sua essenza, rivela la propria esistenza attraverso l’attività creativa della mente.”.
Dio è per natura inconoscibile, quello che la mente umana può ri-conoscere è la sua creazione, tant’è vero che nessuna religione o cultura ha mai risposto alla domanda “Perché tutto è stato creato?”. Nel libro Kybalion viene riportato un concetto che esprime bene ciò che noi siamo, ovvero “Noi siamo per il “tutto” (la mente universale), ciò che è Amleto per Shakespeare.”. Siamo un prodotto dell’immaginazione della mente universale che ha preso forma sotto forma energetica, quindi in noi vi è l’espressione della mente creatrice ma, allo stesso tempo, noi non siamo la mente creatrice, così come Amleto non è Shakespeare. Ecco perché reputo “errore” quelle religioni che hanno affibiato alla figura di Dio dei parametri umani. Un errore che ha portato a credere che l’uomo fosse stato creato a immagine a somiglianza di Dio, mentre è l’uomo che ha inventato quel Dio a sua immagine e somiglianza.
Ovviamente questo è soltanto il mio umile pensiero.
Grazie del tuo intervento e a presto!

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Mari 21 Novembre 2024 - 22:13

Caro Ivan, questo interesante articolo mi fà pensare ai molteplici inventori di cui la storia del passato ci parla. Uno che mi incuriosisce particolarmente è Nikola Tesla. Pare che allucinazioni e lampi visivi abbiano dato il tormento alla sua infanzia ma, in cambio, possedeva un’intelligenza fenomenale. Una volta conseguita la laurea in ingegneria, fu preso dalla smania quasi ossessiva di inventare cose che potessero migliorare il benessere dell’ umanità. La sua peculiarità sta nel fatto che le sue invenzioni gli pre apparivano nella mente e davanti agli occhi come visioni tridimensionali. Incredibile!!! Le vedeva come se esistessero prima della loro esistenza. A questo punto io mi domando…esistono veramente le invenzioni? O si tratta più tosto di mirabolanti scoperte? Tu che dici Ivan?

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Tragicomico 22 Novembre 2024 - 10:55

Ciao Mari, grazie per avermi letto.
In merito al quesito che proponi, posso dire che le “visioni” di cui parli sono comuni a quasi tutti i grandi inventori del passato e non solo. Non a caso, si trattava spesso di persone totalmente fuori dal comune, non pazze, ma sicuramente straordinarie, ovvero extra-ordinarie, al di fuori dell’ordinario.
Detto ciò, la sola visione non basta: occorre concretizzarla sul piano materiale, e questo è stato il loro grande merito. Quindi, le visioni viaggiano su una frequenza che molte persone possono captare, ma che non tutti riescono a realizzare in termini materici.
Questo è il mio pensiero al riguardo. Un abbraccio.

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Mari 22 Novembre 2024 - 21:25

Certo ivan, sono d’accordo con te, persone al di fuori del comune. Ma il concetto che vorrei esprimere è il seguente:se tutto ciò che esiste è il pensiero di una mente universale superiore, mi chiedo se le invenzioni non siano in realtà cose già esistenti e che aspettino solo il tempi giusti per mostrarsi a una mente extra ordinaria che li sappia anche realizzare. Quindi magari si dovrebbero a mio avviso definire scoperte e non invenzioni. Il fatto è che a volte non riesco a esprimermi alla prima…!! Grazie per la tua pazienza nel rispondermi sempre…

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Tragicomico 23 Novembre 2024 - 14:06

Ragionando in termini energetici, ciò che viene “inventato” è una nuova composizione che, prima non esistendo, rientra tuttavia nelle possibilità concesse dalla mente universale. È quindi già potenzialmente presente, sebbene non ancora realizzata. Tecnicamente, quindi, si tratta sia di una scoperta che di un’invenzione, un’opera che unisce intuizione e creatività.

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Conz 7 Gennaio 2026 - 21:46

Ti seguo e ti leggo con grande interesse da tempo: i tuoi scritti sono per me fonte di stimolo e di riflessione autentica, ed è proprio per questo che mi permetto di condividere con te un dubbio nato dalla lettura del tuo articolo sul principio ermetico del mentalismo.
L’idea di una Mente Universale, di cui ogni cosa sarebbe manifestazione, è affascinante e profondamente suggestiva. Ammetto che mi piacerebbe molto che fosse vera. Tuttavia, mi trovo in difficoltà nel conciliare questa visione con l’esistenza di menti profondamente malvagie, capaci di generare conflitti, violenze e distruzione per pura avidità o volontà di potere, senza scrupoli, causando la morte e la sofferenza di tante persone innocenti, spesso di bambini.
Se tutto è espressione di una Mente Universale, come si spiegano queste derive distruttive?
Sono anch’esse manifestazioni di tale Mente? Oppure vanno intese come distorsioni, illusioni o fratture della coscienza individuale? E in questo caso, che senso assume il dolore innocente all’interno di una visione così unitaria e “mentale” dell’universo?
Ti pongo questa domanda non per spirito polemico, ma per il sincero desiderio di comprendere più a fondo un pensiero che stimo molto e che, proprio per la sua forza, solleva interrogativi radicali.
Ti ringrazio per l’attenzione e per il valore del tuo lavoro.

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Tragicomico 10 Gennaio 2026 - 11:10

Ciao “Conz”, ti ringrazio sinceramente per questa riflessione, che tocca il Grande Paradosso del pensiero ermetico. Per comprendere come l’Assoluto possa coesistere con l’orrore umano, dobbiamo immaginare la Mente Universale come una Luce bianca, pura e infinita, che per manifestarsi deve necessariamente attraversare il prisma della coscienza individuale. In uno stato di armonia, il prisma riflette i colori nitidi della creazione; tuttavia, quando questo prisma è sporco, incrinato o distorto dall’illusione della separazione, la luce che lo attraversa non giunge più pura, ma si rifrange in ombre grottesche, proiettando oscurità laddove dovrebbe esserci solo chiarezza.
Quindi quello che noi chiamiamo “male” non possiede una sostanza autonoma, ma è una cattiva rifrazione della Luce Unica. Le menti capaci di atrocità, come anche tu hai intuito, sono prismi profondamente ottenebrati che hanno smarrito la consapevolezza della loro origine unitaria. Vivendo nel buio dell’ego, esse generano violenza come tentativo disperato di affermare un’identità frammentata e perennemente minacciata. In questa visione, pertanto, le derive distruttive non sono espressioni della volontà del Tutto, ma distorsioni nate nei piani più densi della manifestazione, dove il libero arbitrio permette alla coscienza di scendere a frequenze vibrazionali così basse da negare la vita stessa.
Per rispondere in merito al dolore degli innocenti, è certamente l’attrito più straziante di questo processo. All’interno di un universo mentale, la sofferenza rappresenta il punto di massima resistenza della materia allo Spirito. Ogni conflitto è il “piombo” che l’umanità è chiamata a incontrare nel suo lungo cammino alchemico: non è un errore di calcolo del Divino, ma la conseguenza della nostra libertà di deviare dall’Armonia. Siamo qui per imparare a pulire quel prisma, affinché la Mente Universale possa tornare a specchiarsi in noi senza deformazioni. È proprio attraverso il contrasto con l’ombra che la luce impara a riconoscere se stessa, spingendoci a trasmutare l’orrore nella ricerca di un’unità che superi ogni apparente frattura.
Un abbraccio.

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