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“I Fiori Del Male” Di Baudelaire, Un’Opera Poetico-Esistenziale

Tragicomico
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I “Fiori del Male” di Charles Baudelaire è considerata a tutti gli effetti una delle raccolte di liriche più importanti della modernità. Un’opera dai contenuti rivoluzionari, ricca di riferimenti simbolici, e il titolo stesso rievoca un significato esistenziale, misterioso, esoterico.

Perché il grande “poeta maledetto” ha scelto proprio questo titolo? A cosa voleva alludere mettendo in relazione, nero su bianco, i “Fiori” e il “Male”? Cosa esprime questo titolo così semplice ma anche così profondo? A quale universo di senso tale relazione rimanda? Insomma, cosa sono “I Fiori del Male”?

«Dai diamanti non nasce niente / dal letame nascono i fior.»
Fabrizio De André In “Via del Campo”.

Per arrivare al significato e all’intenzione di Baudelaire, proviamo a dare prima un significato alle parole del grande e compianto De André.  Pochi di noi, infatti, pur trovandosi di fronte ad un mucchio di letame, riuscirebbero a vedere in esso la fertilità che permette la nascita di un fiore. Per molti sarebbe solo una puzza nauseante.
Eppure nelle parole di De André c’è un invito netto, deciso, nel provare a vedere in tale mucchio maleodorante il terreno fertile per il fiorire della vita. Si tratta di un’operazione complessa e profonda, oserei dire alchemica.  

Un invito a vedere oltre, per acquisire quella visione che non solo è alla base di tutta una serie di conoscenze pregresse che riguardano il ciclo vivente del mondo naturale, ma viene anche messa in pratica la capacità prettamente umana di proiettare il pensiero fino alle conseguenze ultime e non immediatamente evidenti, che riguardano lo sviluppo possibile di un determinato stato di cose. In tale visione, insomma, c’è comprensione della natura e analisi degli elementi che la compongono e delle loro qualità. C’è deduzione a partire dalle leggi invisibili che governano la vita naturale-biologica e c’è infine anche immaginazione prospettica, poetica e positiva, tramite la quale si riesce a ritrovare in un qualcosa la traccia o il seme di qualcos’altro.

Già sotto questa apparentemente semplice capacità di proiezione si nasconde dunque un’operazione complessa e variegata. Ma complichiamo però ulteriormente le cose.

Nell’esempio tratto dai versi di De André vengono considerati due elementi del mondo naturale, il letame e i fiori. Due elementi entrambi appartenenti all’universo fisico-biologico. E se invece, al posto di uno di essi, si prendesse un elemento appartenente ad un universo di senso differente? Un elemento, ad esempio, appartenente all’universo metafisico-morale? L’operazione di proiezione che metterebbe in rapporto l’elemento biologico con l’elemento metafisico-morale sarebbe senza dubbio molto più complessa.

Questo collegare universi di senso diversi e distanti è ciò che contraddistingue l’opera “I Fiori del Male” del poeta Baudelaire. L’unione del senso metafisico con quello estetico (nella sua accezione percettiva ben prima che di bellezza formale) è ciò che caratterizza la visione poetica, la quale troverà poi una sua espressione nella poesia come produzione artistica.

Citiamo ciò che il poeta scrive sulla sua stessa opera: «extraire la Beauté du Mal». La raccoltaI Fiori del Male” è quindi tesa e orientata a «estrarre la bellezza dal Male», questa è la sfida, l’obiettivo, il lavoro esoterico del poeta maledetto. Anche ciò che è comunemente brutto, ciò che è assimilabile al male, può diventare bello, può diventare oggetto poetico e di contemplazione. È il piombo degli alchimisti che si trasforma in oro o, se preferite, il veleno che diventa farmaco.

«Tu mi hai dato fango e io ne ho fatto oro.»
Charles Baudelaire

Già da questa dichiarazione quindi, si può intuire qual è l’oggetto della raccolta, cioè l’argomento o tema su cui Baudelaire ha voluto scrivere e che, in definitiva, lega assieme tutti i componimenti della raccolta stessa. “I Fiori” metaforicamente rappresentano la bellezza, estetico-percettiva prima che estetico-artistica. Messi in rapporto ad un “oggetto” metafisico e morale, quale è appunto “il Male”, suggeriscono un universo del senso che è più essenziale tanto dell’universo biologico-naturale quanto di quello metafisico-concettuale; un universo che mi sento di definire “umano-esistenziale”.

Nel titolo infatti, un termine “astratto”-concettuale (il Male) è unito ad uno concreto-“reale” (i Fiori), e dal loro rapporto nasce un’immagine poetica che esprime ciò che lega l’astrazione alla concretezza. Questa immagine apre a quella dimensione nascosta ma fondamentale che sorregge tanto l’universale astratto quanto il singolare concreto, e cioè la dimensione dell’esperienza esistenziale umana.

Solo l’essere umano può vedere l’invisibile universale e simbolico nel visibile concreto così come solo lui può ritrovare la concretezza di un’esperienza anche nel concetto apparentemente più astratto. E, ciò che rende possibile questo duplice e vicendevole scambio tra due universi differenti è proprio la dimensione esistenziale che soggiace ad entrambi. 

I Fiori del Male, in definitiva, sono un’opera poetico-esistenziale. Nei suoi componimenti, Baudelaire ha voluto far emergere il Male che caratterizza il nostro modo di vivere, riscattandolo però attraverso l’arte poetica e la bellezza che essa sa produrre.

Ciò che Baudelaire è riuscito a trasmettere è sì la bassezza dell’animo umano che, come si vedrà nella Poesia che citerò alla fine, si manifesta in sentimenti e vizi che apparentemente sono da condannare senza possibilità di appello. Ma nel trasmettere tale bassezza, Baudelaire riesce a far emergere anche le costituenti essenziali di ogni esistenza umana, come ad esempio: la paura dell’Abisso ma allo stesso tempo l’aspirazione all’Assoluto, presente in maniera latente anche nelle azioni più banali e quotidiane. L’attaccamento alla vita anche nei suoi impieghi più bassi, vigliacchi ed esecrabili; la caparbietà dell’andare avanti nonostante tutto, anche quando questo andare avanti si esprime attraverso un fare che il più delle volte è rivolto su cose prive di valore.

In definitiva, il poeta e scrittore francese fa luce sulla brillante miseria di ogni esistenza umana, il cui valore è in ogni caso inestimabile, anche quando si sceglie di impiegare il proprio tempo in attività ben al di sotto delle proprie potenzialità.

Tutto questo è trasmesso da Baudelaire sotto forma poetica, per mezzo di una poesia che parte dal singolare dell’esistenza concreta e unica per arrivare a toccare le corde dell’universale inteso sia come tematica metafisico-morale, sia come esperienza che accomuna tutti noi in quanto esseri umani.

Ecco dunque cosa vede il poeta nel mondo e qual è l’insegnamento che ci propone: sotteso all’universo naturale così come a quello metafisico, brilla la dimensione dell’esistenza umana, dimensione ben più essenziale di qualsiasi altro universo di senso. Saperla ri-conoscere in ogni aspetto mondano, persino nelle azioni più basse e ripugnanti, è un’operazione che necessita di una visione allenata a vedere l’essenzialità invisibile che regge ogni cosa e che richiede uno sguardo fermo e sincero, non solo abbastanza forte da sostenere i vizi che macchiano il modo umano di stare al mondo, ma anche capace di ri-trovare in essi il valore inestimabile della Vita.

Colui che sa vedere in questo modo, sa, appunto, ri-trovare in ogni cosa la Bellezza dell’esistenza, crudele e innocente ad un tempo.
Colui che poi riesce anche trasmetterla con la propria arte merita di essere chiamato Poeta, Artista e Alchimista.

Concludo questo articolo con le parole di Baudelaire stesso, e cioè con la poesia-prologo Al lettore, componimento che apre la raccolta “I Fiori del Male” (al libro manca una prefazione tradizionale). So che queste parole probabilmente risulteranno scioccanti e fastidiose, visto che ci propongono, in maniera cruda e diretta, una realtà esistenziale che in definitiva riguarda tutti noi. Tuttavia delle volte credo sia opportuno prendere coscienza anche dei lati più oscuri e bassi del nostro essere, in modo da saperli poi riconoscere e, eventualmente, trasformarli, come il piombo in oro.

Tragicomico

Al lettore” di Charles Baudelaire

“La stoltezza, l’errore, il peccato, l’avarizia
occupano i nostri spiriti, sfibrano i nostri corpi,
e noi alimentiamo i nostri amabili rimorsi
come i mendicanti nutrono i loro pidocchi.

I nostri pensieri sono testardi, e i nostri pentimenti sono fiacchi
con laute ricompense confessiamo le nostre colpe
e rientriamo sereni lungo il sentiero fangoso
credendo di lavare tutte le nostre colpe con vili lacrime.

Sul guanciale del male c’è Satana Trismegisto
che culla lungamente il nostro spirito incantato
e il ricco metallo della nostra volontà
è tutto vaporizzato da questo sapiente alchimista.

È il Diavolo a tenere i fili che ci muovono!
Negli oggetti ripugnanti troviamo fascino;
Ogni giorno verso L’Inferno discendiamo di un passo
senza orrore, attraverso tenebre puzzolenti.

Come un povero debosciato morde e carezza
il seno martirizzato di una vecchia puttana,
noi rubiamo di passaggio un piacere clandestino
e lo spremiamo con forza come una vecchia arancia.

Stipati, brulicanti, come milioni di elminti,
un popolo di Demoni fa bagordi nei nostri cervelli,
e quando respiriamo, La Morte nei nostri polmoni scende,
fiume invisibile, con lamenti sordi.

E se lo stupro, il veleno, il pugnale e l’ incendio,
non hanno ancora ricamato con ricami piacevoli
la tela banale dei nostri pietosi destini,
è che la nostra anima, purtroppo! Non è abbastanza ardita.

Ma in mezzo agli sciacalli, le pantere, le linci,
le scimmie, gli scorpioni, gli avvoltoi, i serpenti,
i mostri urlanti, ruggenti, striduli, rampanti
nel serraglio infame di tutti i nostri vizi,

 Ve n’è uno più brutto, più maligno, più immondo!
Benché non si riveli con gesti o con grida
farebbe volentieri della terra una rovina
E con uno sbadiglio ingoierebbe il mondo.

È la Noia – occhio gonfio di lacrime involontarie
sogna patiboli fumando la sua pipa.
Tu lo conosci, lettore, questo mostro delicato
– Ipocrita lettore – mio simile – mio fratello!”

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8 comments

Antonietta 17 Dicembre 2020 - 7:35

Stupenda analisi di quello che siamo

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Tragicomico 17 Dicembre 2020 - 14:48

E di quello che potremmo diventare.

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Elenia 17 Dicembre 2020 - 21:49

Forse il tuo articolo migliore! Sono tutti profondi, schietti e raffinati ma questo Eccelle!
Magnifico sia per il contenuto sia per come lo hai esposto.
Analisi unica e riflessioni davvero azzeccate.

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Tragicomico 17 Dicembre 2020 - 22:08

Sì, è un articolo che ha una bella concentrazione di valori e riflessioni, sono d’accordo! Grazie come sempre Elenia, per essere passata da qui.

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Stefano 17 Dicembre 2020 - 23:12

Aspettavo il nuovo articolo. “Schiavi del tempo” acquistato, letto e lo rileggerò.
Letture interessanti, crude e nude. Soprattutto per un cittadino di un popolo a metà tra orrore e folklore. cit film ”Il Caimano”.
Bisogna trarre oro dalla merda….

grazie

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Tragicomico 18 Dicembre 2020 - 14:23

Grazie a te Stefano, per aver acquistato e letto il mio libro e per essere passato da qui. Sì, dobbiamo fare dei principi alchemici il nostro mantra e cercare letteralmente di estrarre la bellezza dal tanto male che ci circonda. Un abbraccio

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Maria 3 Gennaio 2021 - 10:55

Siamo proprio noi umani con le tante nostre maschere! Dovremmo sorvegliarci ogni istante per dominare i pensieri, ma purtroppo sono più veloci della luce!

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Tragicomico 3 Gennaio 2021 - 23:37

Se i pensieri sono veloci, le emozioni lo sono ancora di più. Forse dovremmo tutti, semplicemente, smetterla di farci la guerra e iniziare ad amarci per ciò che siamo: esseri umani con possibilità evolutive.

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