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Fenomeno Ghosting: Troncare Una Relazione E Sparire Nel Nulla Come Un Fantasma

Tragicomico
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Ghosting! Chi non è stato, almeno una volta, vittima di questa pratica tanto subdola quanto ignominiosa? Un fenomeno ormai endemico che con l’arrivo della tecnologia e con il diffondersi dei canali social sta spopolando a dismisura, tanto da essere considerato a tutti gli effetti una nuova forma di violenza psicologica. Pensate che il sito canadese Plenty of Fish, che si occupa di incontri online, attraverso un sondaggio ha estrapolato un risultato piuttosto preoccupante: su un campione di 800 utenti fra i 18 e 33 anni, l’80% di essi ha subito un’esperienza di ghosting.

Ma fermiamoci un attimo e facciamo il punto della situazione al riguardo del significato che assume il fenomeno ghosting in questi frettolosi tempi moderni. Il significato letterale di ghosting è “sparire come un fantasma”, ovvero troncare una relazione – di coppia, di amicizia, professionale, maestro/allievo – senza lasciare traccia e sparire nel nulla. Trattasi quindi di una strategia indiretta, immatura e aggressiva per porre fine a una relazione senza dare spiegazioni, non rispondendo più al telefono, su Whatsapp, alle e-mail, per arrivare a cancellare “l’amicizia” o bloccare l’altra persona dai social network. Come se nulla fosse mai esistito.

ll ghosting è diventato a tutti gli effetti un modo per affossare i ponti e innalzare un muro fatto di silenzio e di esilio, così da poter chiudere una relazione con una persona senza doverla “affrontare”, senza confronto, senza tenere in considerazione la sensibilità, la fragilità e i sentimenti altrui. E senza il timore di affrontare se stessi in situazioni emotivamente complesse, che potrebbero portare alla luce le voragini interiori che da sempre risiedono all’interno del Ghoster. E così si sceglie di fuggire via, di evitare, di non vedere i propri drammi e sparire nel nulla, come un fantasma.

Un fenomeno, quello della sparizione improvvisa, che non è certo una novità, ma nell’era dei social, dei leoni da tastiera, del nascondersi dietro ad un monitor, si è diffuso come un virus in tempo di pandemia, visto che le relazioni virtuali non prevedono il contatto fisico, lo scambio di indirizzi fisici, ed è quindi più facile chiudere e sparire senza essere tormentati. Basta “bloccare” l’altra persona e il gioco è fatto; ignari, però, delle conseguenze devastanti subite dalla vittima.

Un Ghoster in genere è una persona che se ne frega prima di se stessa e poi degli altri, una persona che emotivamente non ha ottenuto ciò che invece toglie agli altri: bisogni affettivi e serenità. E una volta che ha incassato quello che voleva è pronta per scegliere la prossima vittima da depredare non appena ce ne sarà bisogno. A parere di chi scrive nel Ghoster è possibile riscontrare tratti di Machiavellismo, Narcisismo e Psicopatia, in quanto persiste una netta tendenza alla manipolazione, allo sfruttamento e all’inganno (Machiavellismo), ma aggiungerei anche una dose eccessiva di grandiosità, egoismo e superiorità (Narcisismo), senza contare l’impulsività del gesto, il comportamento antisociale e la bassa empatia (Psicopatia).

Per chi lo subisce, invece, il fenomeno del ghosting rischia di diventare un dramma. C’è da affrontare lo stress causato da una storia che si chiude – e in malo modo – ma anche il dolore per essere stati letteralmente abbandonati dopo essere stati usati; c’è da fare i conti con la consapevolezza di essere stati manipolati e raggirati. Bisogna affrontare il tutto senza avere alcuna possibilità di controllo e co-gestione della situazione, e nei casi più difficili – per via di una relazione duratura o intensa – si cade nello stesso stato di panico di chi deve affrontare un lutto improvviso senza avere il corpo su cui riversare le proprie lacrime. Perché entrambe le situazioni hanno un denominatore comune: la scomparsa di una persona.

E così nella vittima cala l’autostima e aumentano le incertezze, manca quel punto, seppur doloroso, da cui ripartire, visto che la storia non è mai stata ufficialmente “chiusa”. Manca “il corpo” appunto, quell’elaborazione del “lutto”, quel dare un significato al tutto che permetterebbe, seppur con qualche ferita, di andare avanti, mentre chi è vittima di ghosting si ritrova colmo di dubbi, di domande senza risposta che la notte continuano a bussare alla porta della coscienza, e così al mattino cresce la frustrazione, l’incredulità e aumenta l’impotenza di chi vorrebbe almeno un chiarimento, una parola… invece niente, silenzio di tomba, di una tomba vuota.

Alcuni Ghoster, però, riescono a superare se stessi sfidando le leggi della natura, trasformandosi in qualcosa di ancora peggio grazie ad un colpo di coda da trasformista: danno vita ad uno dei fenomeni corollari del ghosting, ovvero lo zombieing. Chi non muore si rivede! E così, dopo essere spariti nel nulla senza alcuna spiegazione, eccoli riapparire quando meno te l’aspetti, come dei veri zombie, con mille scuse in tasca da lanciare in aria come coriandoli. Esseri letali, che muoiono e risorgono in continuazione, senza preoccuparsi minimamente delle conseguenze causate dal proprio comportamento scostante.

Uscire da un tunnel simile non è affatto facile, anche perché la luce che si intravede in fondo potrebbe essere quella di un altro Ghoster in arrivo. Ed è un aspetto fondamentale da realizzare. Anzi, gli aspetti sono due, e chi mi conosce sa quanto importanza riverso nella coniugazione della psicologia con la spiritualità.
Da un punto di vista psicologico c’è da fare i conti con i nostri attaccamenti, con le nostre credenze – per la maggior parte inconsce – che definiscono gran parte della nostra esistenza. 

Secondo il biologo statunitense Bruce Lipton, il 95% dei nostri comportamenti è dettato dal nostro inconscio, lì dove si annidano le credenze (spesso false, ma ritenute vere) e gli imprinting ricevuti durante la fase di crescita. Si tratta di schemi fissi che dettano e determinano le nostre azioni, quindi nella gran parte dei casi non siamo noi ad agire, ma semplicemente reagiamo attraverso questi schemi fissi che direzionano la nostra esistenza. In altre parole, non scegliamo in maniera consapevole, ma facciamo sì di essere scelti.

Succede, pertanto, che i nostri comportamenti sono guidati da questi aspetti inconsci che il più delle volte vanno in direzione opposta rispetto a quello che vogliamo consciamente. È lì che bisogna lavorare, su quegli aspetti inconsci che capovolgono la nostra razionalità, c’è da capire cosa ci porta a incontrare persone che poi ci lasciano dei vuoti enormi dentro di noi. E se quel vuoto non fosse altro che lo specchio di ciò che siamo? Forse è arrivato il momento di smettere di aspettare e iniziare a costruire qualcosa di “nostro”, un centro di gravità permanente, un qualcosa che parte dall’interno per poi propagarsi verso l’esterno, sovvertendo le leggi universali a nostro favore, così da diventare gli artefici del nostro destino.

Ed eccoci al punto di vista spirituale, lì dove nulla succede per caso e se incontriamo qualcuno o qualcosa è perché quell’esperienza deve essere vissuta, ci è utile, è un dono, è una lezione da apprendere per crescere da un punto di vista evolutivo, per comprendere qual è la parte di noi che è stata messa a dura prova, affinché possiamo prendercene cura, per scoprire magari un talento che possiamo sviluppare e che quella storia, quella triste fine, hanno messo così in evidenza. Non più negazione quindi, ma accettazione. Perché accettare significa illuminare i propri lati oscuri, significa amarsi, perdonarsi e accettare gli altri per quello che sono.  

E non posso non concludere questo articolo con le parole di chi ha fatto della psicologia e della spiritualità un’arte, ovvero Carl Gustav Jung: “poco importa sapere dove l’altro sbaglia, perché lì non possiamo fare niente. Interessante sapere dove sbagliamo noi stessi. Perché lì si può fare qualcosa.
Cari lettori, la strada per produrre un cambiamento è sempre la stessa, parte dalla presa di consapevolezza delle proprie azioni e prosegue grazie a una buona dose di motivazione e forza di volontà.

Tragicomico

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6 comments

Amalia Gabusi 9 Agosto 2021 - 22:02

quanto sei saggio. sono certa che mi arricchirei se tu potessi essere vicino per interloquire. ti immagino giovane, ma i miei capelli bianchi gioirebbero nutrendosi di interiorità spirituale. sei un’anima nobile ed antica che porta illuminazione a molte anime in cammino. ti leggo da molto tempo e spero di continuare ancora. ti abbraccio, anche se non sono vaccinata.

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Tragicomico 10 Agosto 2021 - 16:49

Grazie Amalia per queste tue parole al miele. L’età, in un percorso spirituale ed evolutivo, conta relativamente poco, pensiamo all’anima ad esempio, è possibile datarla? Assolutamente no. “L’essenziale è invisibile agli occhi” diceva qualcuno – Il piccolo principe – e credo che tutti, indistintamente, dovremmo partire da lì. Dal nocciolo della questione, toccare con mano il nucleo dell’esistenza. Allora sì che potremmo vivere e costruire un mondo migliore.
Un caro abbraccio e spero di averti ancora come lettrice.

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Claudio 9 Agosto 2021 - 23:02

Bello

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Tragicomico 10 Agosto 2021 - 16:49

Grazie.

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Adriano 16 Agosto 2021 - 14:45

La psicologia coniugata con la spiritualità ha una marcia in più. Grazie per le interessanti considerazioni e riflessioni. Un saluto!

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Tragicomico 23 Agosto 2021 - 9:47

Jung sarebbe d’accordo con te (e con me). Un abbraccio Adriano, alla prossima lettura.

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