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Debito Debito Debito… Dove Sono I Nostri Soldi?

Tragicomico
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soldi-suropaIn questi anni, sul fronte politico, economico e sociale, sta davvero succedendo di tutto, e la cosa che più mi preoccupa è il fatto che non si voglia aprire gli occhi e si voglia dormire in questo sonno profondo che praticamente ormai ci ha disorientato, ci ha tolto ogni speranza e ci ha fatto perdere anche la voglia di arrabbiarci.

Da tutte le parti, giornali tv e web, apprendiamo che stranamente ‘mancano i soldi’ allo Stato, che ha un debito ormai quantificabile in somme astronomiche; i ministeri effettuano solo tagli, sono venti anni che si fanno politiche di soli tagli, in poche parole sono tutti senza soldi: pubbliche istruzioni, sanità, regioni, province, comuni.. tutti indebitati! Le domande a questo punto sorgono spontanee: Ma perché tutti gli enti statali sono senza soldi? Dove sono questi soldi? Possibile che nel 2013 (alle porte ormai del 2014) non riusciamo a vedere un altro modello economico che cambi questa natura delle cose che ci indebita? Possibile che l’unica cosa che ha creato l’uomo, ossia il denaro, perché il denaro è una natura giuridica creata dall’uomo e ne può stampare quanto ne vuole, ebbene proprio questo denaro che genera il motore dell’economia debba essere limitato? E per quale ragione dev’essere limitato?

banchieri-truffa-debito-pubblicoPurtroppo la tipologia di vita che ci è stata proposta dal consumismo come dal capitalismo, non ci fa ‘vedere’ lo spirito delle cose, la verità delle cose, lo studio delle cose e la conoscenza delle cose; l’Italia dovrebbe essere un paese fondato sulla dignità della vita e sulla conoscenza, non sul lavoro. Mentre tanto tempo fa serviva lavorare tante ore al giorno per portare a casa da mangiare ai propri figli, oggi con l’incremento della tecnologia, non serve lavorare tutte queste ore, eppure a causa del debito siamo costretti a soccombere con turni sempre più massacranti. Questo accade perché sul nostro lavoro c’è una catena di speculatori, sotto ogni forma e sotto ogni livello, perché il ‘valore’ lo generiamo noi, con il nostro lavoro, con la nostra esistenza, con il nostro pensiero, con le nostre mani; solo che sul nostro operato ci deve mangiare tutta la filiera della speculazione: sistema bancario, sistema di comunicazione e sistema politico. Loro vivono semplicemente succhiando quello che è il nostro lavoro, in pratica lavoriamo anche per dar da mangiare ad altre persone, e questo ormai è un dato di fatto.

La tecnologia come dicevo, sta erodendo posti di lavoro, questo significa che sempre più persone resteranno senza posti di lavoro. In quando la tecnologia non è stata apportata come un mezzo in più, per far sì che l’uomo abbia più tempo per se stesso svolgendo meno lavoro, bensì come mezzo sostitutivo della manodopera dell’uomo.
Tutto questo mentre la popolazione mondiale cresce di continuo, si sono superati i 7 miliardi di persone, e da qui a dieci anni chissà quanto aumenterà ancora. Oltremodo ci sono un’enormità di persone addirittura senza identità, lì dove la densità demografica è al collasso, in paesi come India, e Cina, in quest’ultimo Paese viene adottata la politica del primo figlio, una legge che vieta alle famiglie di avere più di un figlio. Molti secondi figli nascono (perché l’Amore supera ogni legge umana) ma non vengono dichiarati e poi li ritroviamo a lavorare spesso sotto sfruttamento e senza identità in occidente, come anche in Italia.. ma questo è già un altro problema!

Quindi nonostante ci sia una tecnologia che potrebbe aiutare l’uomo nel lavoro, permettendogli di lavorare di meno e di vivere meglio, questa possibilità è contrastata dalle forze oscure che dominano sul mondo insieme al potere bancario, insieme fanno sì che l’uomo debba lavorare più ore per poter restituire un debito che non potrà mai essere restituito. Questo perché, se qualsiasi credito venga fatto sui cui interagisce un interesse, poiché l’interesse di per sé non esiste, non viene stampato e non viene emesso, ciò che non esiste e non viene stampato di conseguenza non potrà essere restituito. E’ un’equazione di una banalità disarmante, ma per anni ci hanno fatto il lavaggio del cervello sull’interesse e quindi noi tutti crediamo che l’interesse sia qualche cosa di utile. L’interesse è usura, anche se si presenta con una percentuale bassissima, in quanto l’emissione monetaria è controllata da un unico ente (BCE).

bce-prestitiIl nostro cervello fritto da anni ed anni di consumismo e di mediazione televisiva, fa sì che non riusciamo a capire certe cose semplici, fa sì che non riusciamo a vedere un nuovo mondo, ad immaginare una nuova vita, ed un nuovo modello economico che offra dignità all’uomo e sponsorizzi la conoscenza intesa anche come ricerca, scuola, arte, cinema ecc ecc. I nostri politici purtroppo, non riuscendo a capire questo concetto, puntano sul gioco delle tasse. Le tasse non sono altro che un riconoscimento alle banche e alla moneta debito, in quanto le tasse non servono (se non in minima parte) per ristrutturare scuole ed ospedali o a finanziare opere pubbliche e beni culturali (vedesi Colosseo, in ristrutturazione con soldi privati) ma le tasse servono semplicemente a pagare l’interesse sul debito astronomico del nostro Paese.

Quello che Tragicomico cerca di spiegarvi, è che bisogna capire il concetto che ormai è tempo di pensare ad un nuovo modello economico, bisogna realizzare il fatto che ormai questo sistema è saltato, bisogna affrontarlo sotto ogni profilo: mediatico, economico , politico; facendo emergere nuove persone con un nuovo pensiero, PULTIO, diverso da quello che è l’attuale sistema. Se continuiamo a pensare che questo sistema ci appartiene, che non c’è altra via d’uscita, allora non cambieremo mai niente.

Ai tempi dei tempi, il pilastro principale del trono era la fede, oggigiorno il credito. Nemmeno al papa sta a cuore la fiducia dei suoi credenti più di quella dei suoi creditori. Se una volta si lamentavano i peccati del mondo, oggi si guarda con orrore ai debiti del mondo e, come un tempo il giudizio universale, così oggi si profetizza la bancarotta universale dello Stato, sebbene, al tempo stesso, con la fiduciosa speranza di non dovervi assistere.
(Arthur Schopenhauer, Parerga e paralipomena, 1851)

Tragicomico

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