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Alluvione Genova: Un Disastro Colposo, Chi Pagherà?

Tragicomico
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alluvione_genovaL’alluvione di Genova mi fa riflettere su un dato molto preoccupante: siamo l’unico paese al mondo dove ogni due settimane c’è un’alluvione o una frana con morti e danni, e se non fosse che geograficamente e geologicamente siamo attaccati all’Europa, mi verrebbe da pensare che siamo ancora un paese africano in via di sviluppo, dove ahimè è risaputo che corruzione, abusi di potere, collusione stato-mafia, sanità, scuola, economia, scarsa libertà d’informazione, finta democrazia e tanto altro sono casi patologici. Invece siamo in Italia, quello che da molti viene considerato il “Bel Paese”, lì dove sono concentrate la maggior parte dei beni culturali di tutto il mondo e dove tanta gente conosciuta e sconosciuta, famosa e non, con il loro operato visibile e invisibile, rendono questo Paese attraverso il “Made in Italy” una delle eccellenze nel mondo.

Eppure tutto frana in questo Paese, le città si riempiono d’acqua manco fossero delle vasche da bagno e quelli che un tempo venivano reputati eventi eccezionali oggi sono diventati sistematici. Genova sta diventando l’esempio più eclatante di come vanno le cose in Italia: ovvero una Paese dove si costruisce pensando al profitto e non alla sicurezza, e se eventualmente ci si rende conto che ci sono stati dei sbagli, il fenomeno resta comunque irreversibile, non si abbatte nemmeno mezzo muro di quello che c’è già, e di conseguenza gli errori del passato restano là, in più ci si aggiungono quelli nuovi e… la frittata è fatta. È vero che il nostro Paese è caratterizzato da una conformazione geologica e geomorfologica fortemente predisposta a frane ed alluvioni, ma è anche vero che l’Italia è il primo produttore di cemento e il primo cementificatore d’Europa. Sono dati oggettivi che rendono chiara la situazione. In questo Paese, da decenni, si cerca di vivacizzare l’economia proprio attraverso l’edilizia, e chi ne trae guadagno sono certamente le ecomafie, oltre ai costruttori e allo Stato.

La politica fa tutto il resto, o meglio, non fa nulla se non, come nel comune di Genova, elargire bonus a chi era stato incaricato di studiare e prevenire l’avvento di un disastro come quello che colpì la città nel 2011. Ma si sa come funziona in Italia, quando succede qualcosa, la colpa non è mai di nessuno, e tanto meno dei politici. Ma la questione dello scandalo non è tanto la prevedibilità, bensì la prevenzione e l’intervento in caso di emergenza. Un po’ la stessa storia con i terremoti: ci si rifugia dietro il mantra dell’imprevedibilità, come se fosse quello il reale problema. Genova aveva i soldi per prevenire, per operare sulla sicurezza, ma non sono stati spesi per contrasti burocratici e ricorsi (sai che novità?!).

Il senatore romano Tacito, un tempo, avrebbe commentato così l’incapacità dello Stato di far rispettare la legalità: “Corruptissima rex publica, plurimae leges“. Perché per avere leggi rispettate servono leggi rispettabili, e di certo l’ambiguità’, la non chiarezza, sono un’arma nelle mani del burocrate che applica la legge a suo piacimento.

È arrivato il momento di cambiare questa mentalità, e di passare da una mentalità latina dove nel momento del bisogno vi è il massimo impiego di tempo ed energie nella caccia alle streghe, ma zero risoluzione del problema, ad una mentalità anglosassone dove si cerca di individuare il colpevole, farlo pagare e studiare la soluzione per risolvere il problema.

E fra tutte le cose che sono state e vengono dette una è certa: i lavori per la messa in sicurezza della città, con i soldi già stanziati, sono stati interrotti perché c’è stato un ricorso al TAR. E il Tribunale ha impiegato un anno solo per dire che non era competente. In questo Paese, dove la burocrazia è quella che è, la lentezza di una sentenza viene spesso usata come arma di ricatto. Quindi, se vogliamo applicare il metodo anglosassone, possiamo cominciare da qui, con un’inchiesta sul perché e sul come certi funzionari dello Stato, pagati anche da me e da te caro lettore, in una situazione di emergenza, si possano permettere il “lusso” di impiegare un anno per dire che loro non c’entravano!?

In una ditta privata, con un comportamento e una lentezza del genere, verrebbero cacciati a calci, perché tutto ciò non succede anche nello Stato? Chi pagherà per questa ennessima alluvione “annunciata” ?

La mia speranza è che i tanti ragazzi giovani che si trovano ad aiutare e ripulire la città, prendano coscienza di tutto ciò, affinché possa NON ripetersi una tragedia simile. Scegliendo di NON rivotare le solite classi politiche, che da sempre non fanno altro che spartirsi il territorio senza apportare nessun beneficio e allo stesso tempo s’impegnino a controllare, in prima persona, che la prevenzione e la messa in sicurezza e della città siano di primo rilievo, e denunciando gli eventuali abusi edilizi. Solo in questo modo si può dare una sterzata a questo Paese, per evitare altri disastri colposi.

Tragicomico

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