Dov’è L’Italia Mentre A Gaza Si Muore?

Tragicomico
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Da cittadino italiano, la mia anima è squarciata da una rabbia bruciante, da una vergogna profonda, viscerale. Assistere al silenzio vile, complice e indegno della mia nazione di fronte a questo massacro, a questo sterminio di civili innocenti a Gaza, è semplicemente intollerabile. Non è un’ombra fugace, ma una macchia indelebile che si allunga sulla nostra storia, sulla nostra coscienza, erodendo ogni pretesa di umanità.

Ma sia chiaro: questo silenzio ha un prezzo. Non un prezzo simbolico, ma un conto salatissimo che verrà presentato a chi poteva agire e non l’ha fatto, a chi ha scelto deliberatamente di girarsi dall’altra parte, fingendo di non vedere l’orrore in diretta. Questo non è un monito, è una promessa. La storia, seppure spesso cieca, tende a presentare il conto.

Ricordate Norimberga? Ricordate quell’imputato che si giustificò dicendo: «Ma io non ho fatto niente». E il giudice, con la gravità della Storia sulla sua voce: «Appunto. La condanno perché doveva fare qualcosa.» Sembra un’eco lontana, vero? Tempi in cui l’inazione aveva un nome, un peso, un prezzo.

Oggi? Oggi assistiamo a qualcosa di infinitamente più abietto, più inquietante. Assistiamo, in diretta mondiale, allo sterminio sistematico e programmatico di un popolo. Non è un’ombra, non è nascosto, non è frutto di manipolazioni. È documentato minuto per minuto, nonostante in Italia qualcuno si sforzi in modo osceno di celarlo. È lì, sotto gli occhi di tutti, e NESSUNO fa nulla. Il mondo guarda, silenzioso, e in questo silenzio si fa complice. Non è forse questa la più grande abdicazione morale del nostro tempo?

“È di questa pasta che siamo fatti:
metà di indifferenza e metà di cattiveria.
(José Saramago in “Cecità“)

E chi dovrebbe rappresentarci? Chi dovrebbe farsi megafono dell’indignazione popolare? Chi dovrebbe gridare la sua condanna incondizionata? Silenzio. Mutismo totale. Non una parola di condanna ferma sul genocidio in atto a Gaza, non un gesto di dignitoso dissenso. Solo un’imbarazzante, assordante inerzia.

Le “grandi” istituzioni mondiali? Quelle nate dalle ceneri delle guerre mondiali per garantire la giustizia e la pace? Sono diventate la massima espressione dell’inutilità, dell’ipocrisia, della complicità silenziosa. Un vuoto cosmico che ingoia speranze e vite umane. Sono dormienti, o, peggio ancora, sono state vendute all’asta degli interessi geopolitici, svendendo ogni ideale.

E le nazioni “civili”? Quelle che si riempiono la bocca di democrazia, diritti umani, valori occidentali? Quelle che si atteggiano a fari di civiltà e si fanno portavoce ovunque di grandi paroloni vuoti? Dove diavolo sono finite? Nascoste dietro una maschera di convenienza? Comprate da accordi economici e militari che valgono più di migliaia di vite innocenti? Hanno forse perso la lingua e la dignità, o l’hanno barattata con la tranquillità del loro status quo? La loro “civiltà” si ferma forse al confine del proprio squallido interesse? E qual è il vero prezzo di questa “civiltà”?

A voi che potevate agire e non l’avete fatto, a voi che avete taciuto di fronte a questa barbarie, a voi che avete voltato le spalle a Gaza e ai palestinesi: sappiate che il rumore assordante di questo silenzio vigliacco vi perseguiterà per sempre. Sarà la vostra eredità, la vostra condanna. E per noi, cittadini che non vogliono e non possono tacere, la lotta continua. Perché la storia non perdona l’indifferenza.

Ivan Petruzzi (in arte, Tragicomico)

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10 commenti

Luisa 11 Giugno 2025 - 15:14

“L’indifferenza racchiude la chiave per comprendere la ragione del male,perché quando credi che una cosa non ti tocchi, non ti riguardi, allora non c’è limite all’orrore.” Liliana Segre
Cosa fare come cittadino comune oltre a firmare petizioni, fare donazioni, altro?
Occorre imparare la solidarietà con ogni altro mio vicino. Grazie

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Tragicomico 11 Giugno 2025 - 17:10

Ciao Luisa, ci sarebbe tanto da fare, come rintuzzare le proprie istutuzioni, i politici e i giornalisti a intervenire di più, ad agire di più, del resto il loro compito deve essere quello di assecondare la volontà del popolo, non quello di svolgere i loro sporchi interessi. E poi, c’è da essere vigili, non è una situazione lontana, non è una situazione che non ci tocca, noi stessi in passato siamo stati invasi, siappiamo cosa significa e sappiamo anche cosa signifca essere aiutati, supportati nella liberazione. Ecco, non voltiamoci dall’altra parte, facciamo la nostra parte, se si tratta di piccoli gesti, ma che siano tanti, ovunque, ogni giorno, la resa non è permessa e tantomeno l’indifferenza. Perché un giorno potrebbe toccare ai nostri figli, e non credo che ne saremmo felici se rimanessere tutti a guardare senza intervenire. Siamo umani, in ogni longitudine e latitudine.

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Paola 11 Giugno 2025 - 18:54

Chi resisterà a Gaza non dimenticherà. Sono gli occidentali che hanno memoria corta.

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Tragicomico 12 Giugno 2025 - 19:35

Auguriamoci che questa resistenza duri, perché la situazione è quantomeno terribile. Io, di certo, non dimentico. E questo stesso scritto, servirà per ricordare! Grazie Paola

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Emanuel 18 Giugno 2025 - 0:50

Scusatemi e buona sera a tutti, posso solo dire che come italiano mi sento indignato riguardo a tutto questo schifo e orrore che sta succedendo a Gaza ma anche in altri paesi del mondo. Le guerre sapete che sono? Un business per pochi a spietati demoni in cerca di potere e di controllo mondiale. Abbiamo una premier fascista e politici da oltre trent’anni corrotti e ignoranti per non parlare della Chiesa cattolica che da oltre milleottocento anni ha manipolato, bruciato migliaia di eretici emanando le sue fanatiche guerre crociate per uccidersi a vicenda nel nome di dio che peraltro Dio vuole amore e pace dentro di noi no a uccidere e uccidersi a vicenda . Quindi la storia in realtà non ha mai insegnato nulla, perché se avesse insegnato qualcosa ad oggi sarebbe un mondo dove tutti vivevamo nel giusto equilibrio etico,sociale,morale e che nessuno gli mancava da mangiare e altro. Grazie Emanuel.

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Tragicomico 20 Giugno 2025 - 16:47

Concordo con te, Emanuel, la storia, purtroppo, non insegna a chi è troppo impegnato a trarre profitto dalle sue lezioni fallite. Grazie per essere intervenuto.

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Carletto Ribolla 12 Giugno 2025 - 14:04

Caro Ivan,
il tuo grido è potente. Prima ancora di essere argomento, è carne, sangue… testimonianza viva. Mi ricordi che l’inerzia non è mai neutrale, è complicità che tace.
Che dire? Non aggiungo altra indignazione; approfitto del tuo spazio per trasformarla in gesto.
Da tempo, ogni giorno, invio la stessa mail ai contatti istituzionali che ho trovato in rete. Quello che faccio è un piccolo atto -per qualcuno magari inutile- ma se moltiplicato, chissà che non possa diventare forza.
Invito anche voi a farlo: scrivete con costanza a parlamentari, redazioni di giornali e televisioni (gli indirizzi si trovano facilmente online) e chiedete di fermare il massacro. Quello che lascio di seguito è il mio appello. Createne uno vostro e inviatelo ogni santo giorno. Bombardiamo le loro caselle di posta affinché diventino un promemoria incessante di ciò che sta accadendo.
Grazie Ivan, anche per lo spazio.

Egregio/a…….
La sabbia di Gaza brucia di lacrime e polvere. Sotto quel cielo che dovrebbe dare respiro, madri stringono coperte vuote e gridano nomi che il vento disperde. Ogni bomba non abbatte solo pareti, ma cancella compleanni promessi, quaderni ancora fermi alla prima pagina, abbracci e carezze in sospeso.
Lei che siede in Parlamento, che guida una redazione, che decide un palinsesto, non può più restare dietro un vetro opaco. Il dovere di rappresentare, informare e raccontare si misura adesso; proprio mentre quelle vite si consumano come candele al vento.
Non rimandi a domani la scelta che può fermare questa mattanza. Pretenda il cessate il fuoco; apra varchi a cure e pane; chieda subito di recidere ogni complicità armata. Una firma può diventare riparo, un titolo in prima pagina può spalancare coscienze, un servizio in diretta può spezzare l’indifferenza; … il silenzio, invece, è complice.
La prego, scelga di stare dalla parte dell’umano.
Distinti saluti,……….

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Tragicomico 12 Giugno 2025 - 19:40

Grazie a te, Carletto, per questa tua preziosa condivisione e per il tuo invito che, come giustamente sottolinei, è una piccola goccia. Tuttavia, tante piccole gocce possono davvero creare qualcosa di travolgente. È vero che singolarmente possiamo fare poco, ma è nostro preciso dovere punzecchiare e alzare la voce contro chi detiene il potere di agire. Solo in questo modo può esserci quella scossa, quel movimento che tutti ci auguriamo. Perché questa inerzia collettiva è davvero devastante per l’animo umano.

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Paolo 15 Giugno 2025 - 9:25

Ciao Ivan, capisco bene il dolore e la rabbia che si prova, era il 2022 quando scrissi il post “No Guerra, non in mio nome!” (di cui ho messo il link) e di come siamo tutti responsabili, ancora più se restiamo in silenzio, facendo finta che non ci riguardi e delegando alla politica le scelte. Una politica che ha calpestato (giusto per ricordare) la Costituzione e le stesse leggi: nascondendo la verità dietro menzogne e la parola segreto militare, facendo durare una voluta pandemia oltre i due anni e fornendo armi ad una nazione estranea, estranea anche all’Europa. C’è però un fatto evidente che pochi mettono in luce: non siamo una nazione sovrana ma una colonia americana pari a quella indiana con gli inglesi, pari al Niger con i francesi e così via. Perdere la guerra ha costi altissimi e dobbiamo rendercene conto prima possibile, perché recuperare non la sovranità ma quel senso di unità non avviene in un attimo o con un atto di forza, in quanto c’è il rischio di ripetere gli stessi schemi distruttivi. Partire da un cambio interiore non è facile, siamo troppo abituati a dare peso alla mente razionale e avendo venduto la nostra interiorità alla materia e all’esteriorità, paradossalmente, ci siamo anche limitati e resi ciechi. Non comprendiamo che siamo sempre responsabili, di ciò che accade alla nostra vita, nella nostra regione, nella nostra nazione, nel mondo. Siamo in realtà cittadini del mondo e non di una parte! Quando dovremo tirare le somme della nostra vita, ci accorgeremo di quante occasioni per migliorare noi stessi abbiamo perso, di quante situazioni abbiamo lasciato fare invece di prendere posizione, di quante deleghe di cui invece eravamo responsabili, di quanto dolore abbiamo causato con le nostre scelte, parole e azioni. Vivremo un dolore che non ha pari con quello umano, che ti lacera l’anima, che ti assorda con mille voci e ti fa desiderare un inferno che però è esistito solo in una mente limitata e incapace, perché gravida di potere. Ok, si può sempre rimediare, qui e ora, con piccole azioni, scelte, prese di posizione e ascoltandoci dentro cosa si muove oltre la rabbia e il dolore provato. Il mio invito è sempre quello: non perdiamo l’occasione di riconoscerci e di andare oltre.

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Tragicomico 16 Giugno 2025 - 22:51

Caro Paolo, come non essere d’accordo con la tua disamina? Essa allarga il focus del mio articolo a questioni antecedenti e, per di più, a latitudini differenti.
Ogni cittadino ha la responsabilità di fare politica, e ciò non significa aderire a destra o sinistra. Tutti possono essere attori politici, tutti voi potete divulgare le vostre idee intorno a voi: per strada, in edicola, dal salumiere. È fondamentale coinvolgere le persone affinché si responsabilizzino politicamente, perché se i cittadini cambiano, i leader non potranno che cambiare; se le persone si illuminano, i leader non potranno che essere illuminati. La politica, infatti, è lo specchio della nostra società.
Ma se le persone sono schiave, i leader non potranno che essere schiavi: schiavi dei mercati, schiavi delle banche, schiavi delle lobby. Per questo dobbiamo assumerci la responsabilità di fare politica, perché siamo noi la chiave, siamo noi i padroni di noi stessi.

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