Libertà Di Pensiero, Questa Sconosciuta!

La libertà di pensiero e di manifestazione del pensiero o libertà di coscienza, è un diritto riconosciuto in tutti gli ordinamenti democratici. E non potrebbe essere altrimenti, lì dove non c’è libertà di pensiero, non può esserci democrazia. Ovviamente ci sono dei limiti da rispettare per non incappare in dei reati di opinione, ma in questo articolo non voglio affrontare la questione da un punto di vista giuridico. Quello che dobbiamo cercare di capire è se la libertà di pensiero è un diritto ancora in uso fra la gente, oppure è diventato un diritto talmente obsoleto da ritenere la libertà di pensiero una perfetta sconosciuta?

Perché è facile dire: “questo è il mio pensiero..”, “io la penso così..”, “sto pensando che..”, affermazioni che inducono a ritenere che le persone siano in grado di pensare, ancor prima di pensare liberamente. “Cogito ergo sum”, «penso dunque sono», non a caso sono in molti a specchiarsi nella formula con cui Cartesio esprime la certezza indubitabile che l’uomo ha di se stesso in quanto soggetto pensante.

Insomma, nel nostro quotidiano si fa un largo uso del verbo “pensare”. Largo e spesso completamente inappropriato! Perché pensare non equivale a ripetere un pensiero altrui. Pensare non significa aver sentito un pensiero in TV, o averlo letto da qualche parte, e farlo proprio. Si tratterebbe, nella migliore delle ipotesi, di condividere liberamente dei pensieri altrui. Oppure, pensare con la mente altrui, nella peggiore. Ma in ogni caso si è parecchio lontani dalla libertà di pensiero.

Qualcuno di voi, probabilmente, si ricorderà la rubrica “La pista cifrata”, o meglio, “Unisci i puntini”, presente all’interno della settimana enigmistica. Se vi danno un foglio con tanti puntini neri sopra e vi dicono “unite i puntini in modo da creare un disegno”, ognuno di voi dovrà pensare liberamente e autonomamente per dare vita ad un disegno. Ma, se, come nel caso della pista cifrata, i puntini hanno i numeri sopra e bisogna unirli seguendo la sequenza numerica, allora il disegno che verrà fuori sarà lo stesso per tutti. E in questo caso non state pensando, ma state ubbidendo a un pensiero già disegnato per voi. Capite la differenza?

Porto questo esempio banale per dimostrare la comodità che si è diffusa nel modo di pensare comune quotidiano. Comodità rappresentata proprio da quei numerini. La stragrande maggioranza delle persone non vuole pensare. Vuole il piatto pronto! Ormai è un dato di fatto. Preferisce non pensare liberamente e affidarsi, comodamente, a chi millanta capacità e soluzioni. Di ogni tipo. In questo modo ci si deresponsabilizza e non si fa fatica a pensare. Che bisogno c’è di pensare se qualcuno pensa per noi? E, in maniera tragicomica, la gente si fida, è pronta a difendere i propri pensatori, perché preferisce la “promessa” della sicurezza e della pseudo-verità, alla responsabilità e alla fatica di procurarsela.

Nasce così la massa, il gregge, il macro-aggregato che piace tanto agli economisti mainstream ed al potere.
Un esercito di affidati, identici, uniformi. Del resto lo stesso Orwell, nel suo capolavoro “1984”, aveva già ampiamente preannunciato come il focus del potere di un impero della sorveglianza è la centralizzazione.
La centralizzazione di tutto. Anche del pensiero. In modo da ostacolare e annullare del tutto quell’imprevedibilità nell’azione umana che può mettere in discussione lo status quo dominante.

E il dramma a cui assistiamo, quotidianamente, è quello della massa che in ogni dove parla di politica, guerre, di religione, di salute, di storia, economia, di sesso o amore o sport o qualsiasi altro argomento possibile, e nel 99% dei casi non sta pensando, ma prende in prestito pensieri altrui. Ascoltati chissà dove e chissà quando. E tornando al discorso di prima, non fanno altro che seguire i puntini numerati per dare vita al disegno/pensiero già preconfezionato. E sono anche convinti di pensare liberamente!

Questo è l’inganno tragicomico della nostra epoca. Un inganno che nasce già a scuola dove milioni di bambini vengono educati nel ripetere a memoria dati già precompilati, verità già assodate, studenti che si allenano ad imparare e adottare pensieri già fatti da altri critici e scrittori, come fossero pensieri propri! Nessun insegnante chiederà mai ad un suo alunno cosa ne pensa lui della poesia “L’Infinito” di Leopardi. La classica domanda è: “Cosa pensi che volesse dire Leopardi in questa poesia?”. Si inizia con la poesia e si finisce con i fatti storici e le discussioni filosofiche. E la libertà di pensiero dov’è? Non conta nulla! Quello che conta è il pensiero di quel critico storico o di quel filosofo. E lo studente deve ripetere quello, un pensiero altrui, già fatto e finito, come fosse proprio.

Giovani studenti che crescono noleggiando pensieri già precostituiti. E ovviamente, continueranno a farlo da adulti. Dinanzi ad un evento, appreso in televisione, o dai giornali, o da internet, non pensano liberamente, ma valutano quale opinione noleggiare. Da che parte stare. È così che la libertà di pensiero è diventata solo una parodia di se stessa, perché non c’è nessuna effettiva elaborazione del pensiero, solo un mero noleggio.

Ma per ogni gregge che esiste, c’è sempre qualche pecora nera che prova, nel suo piccolo, a pensare in proprio, liberamente, senza condizionamenti. Questo soggetto viene subito identificato dal Sistema come un virus, una minaccia. Così il pensatore autonomo, indipendente, che fa della libertà di pensiero un punto focale della sua esistenza, inizia ad essere osteggiato, deriso, etichettato come complottaro e aggredito verbalmente. Nasce così la paura di pensare autonomamente, paura di sembrare arroganti o strani dinanzi agli occhi dei nostri familiari, amici, colleghi.

Si vive nella percezione che la libertà di pensiero sia una licenza che appartiene soltanto a gente speciale, filosofi o scienziati o grandi statisti. Gente elogiata dai media e proposti in pompa magna come grandi pensatori e innovatori. In verità sono soltanto servi di un Sistema di cui si fanno portavoce. Un Sistema che diffonde a noleggio quotidianamente pensieri di massa su ogni tipo di materia possibile.

Ecco perché non dobbiamo vergognarci di pensare, e pensare liberamente. La libertà di pensiero è un nostro diritto e un dovere nei confronti della nostra integrità morale. Chi deve vergognarsi e avere paura di se stesso, è colui che non ha il coraggio di pensare autonomamente, gente che usa il cervello come una fotocopiatrice, persone che vivono come degli zombie aspettando che un pensiero cada nella loro ciotola per farne il loro finto pensiero quotidiano. Aveva ragione Cartesio, pensare è tutto ciò che ci rende umani. Quindi non sprechiamo la più preziosa delle nostre facoltà. Usiamola.

Un tempo non era permesso a nessuno di pensare liberamente. Ora sarebbe permesso, ma nessuno ne è più capace. Ora la gente vuole pensare ciò che si suppone debba pensare. E questo lo considera libertà.Oswald Spengler

Tragicomico