Lettera Di Seneca A Lucilio: Solo Il Tempo È Nostro

lettera di senecaC’è una lettera di Seneca, il grande filosofo romano, scritta al poeta romano Lucilio, nella quale si parla del tempo e del suo valore, e mi piace condividere con te lettore, questo brano che è molto più di un semplice spunto di riflessione. Un brano tratto dal primo libro delle lettere di Seneca a Lucilio. Al termine della sua vita infatti, in vecchiaia, Seneca scrisse quelle che noi conosciamo come Epistulae morales ad Lucilium ovvero Lettere morali a Lucilio. Sono 124 lettere, suddivise in 20 libri, e non tutte sono arrivate fino a noi. Lettere piene di consigli e di precetti, di riflessioni e ammonimenti, che paradossalmente valgono anche adesso, nella nostra società moderna, e in una di queste lettere Seneca affronta magistralmente l’importanza del tempo per tutti noi. Leggiamola insieme:

Lettera di Seneca a Lucilio

Comportati così, Lucilio mio, rivendica il tuo diritto su te stesso e il tempo che fino ad oggi ti veniva portato via o carpito o andava perduto, raccoglilo e fanne tesoro. Convinciti che è proprio così, come ti scrivo: certi momenti ci vengono portati via, altri sottratti e altri ancora si perdono nel vento. Ma la cosa più vergognosa è perder tempo per negligenza. Pensaci bene: della nostra esistenza buona parte si dilegua nel fare il male, la maggior parte nel non far niente e tutta quanta nell’agire diversamente dal dovuto.
Puoi indicarmi qualcuno che dia un giusto valore al suo tempo, e alla sua giornata, che capisca di morire ogni giorno? Ecco il nostro errore. Vediamo la morte davanti a noi e invece gran parte di essa è già alle nostre spalle: appartiene alla morte la vita passata. Dunque, Lucilio caro, fai quel che mi scrivi: metti a frutto ogni minuto; sarai meno schiavo del futuro, se ti impadronirai del presente. Tra un rinvio e l’altro la vita se ne va.
Niente ci appartiene, Lucilio, solo il tempo è nostro. La natura ci ha reso padroni di questo solo bene, fuggevole e labile: chiunque voglia può privarcene. Gli uomini sono tanto sciocchi che se ottengono beni insignificanti, di nessun valore e in ogni caso compensabili, accettano che vengano loro messi in conto e, invece, nessuno pensa di dover niente per il tempo che ha ricevuto, quando è proprio l’unica cosa che neppure una persona riconoscente può restituire

Sembra incredibile come un testo che risale in realtà alla metà del I secolo d.C. possa essere, ancora oggi, di estrema attualità e importanza. Non a caso reputo Seneca il più grande pensatore dell’antichità romana! Sono passati duemila anni e le cose che ha scritto valevano per loro così come valgono per noi oggi! Come per dire che “niente è cambiato”, ma forse tutto potrebbe cambiare se imparassimo ad ascoltare meglio le sagge parole lasciateci da chi ci ha preceduto, fosse anche duemila anni fa.

Seneca in questa lettera invita il suo amico Lucilio (e noi lettori!) ad abbandonare le preoccupazioni e far proprio il tempo, a non perdere di vista ciò che è importante: anzi, in primo luogo, Seneca invita a individuare proprio ciò che conta nella nostra esistenza quotidiana! E ciò che conta, come spesso ho sottolineato in questo blog, non sono gli oggetti: possedere un bene non serve a niente se non si è pronti a perderlo, reclama Seneca, ma dobbiamo fare nostro il tempo e tutti i minuti che lo compongono.

È una verità che non si può contradire quella di Seneca, perché nemmeno l’uomo più ricco del mondo può fermare le lancette di un orologio; eppure, ad ognuno di noi, ogni giorno, viene “regalato” lo stesso ammontare di tempo, 1440 minuti, non uno in più, non uno in meno. Come spendiamo questo tempo è una nostra scelta e prendere consapevolezza che “moriamo ogni giorno” significa riappropriarsi del proprio tempo; quella che è, a mio avviso, la più alta forma di libertà a cui ognuno di noi può e deve aspirare.

Tragicomico

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