Alla Riscoperta Del “Dolce Far Niente”

dolce-far-niente-ozioViviamo in una società nella quale il “dolce far niente” comporta uno stigma negativo, eppure questa visione è quanto di più lontana possa esservi dalla verità, in quanto l’ozio è una parte integrante e indissolubile della nostra vita e saperne trarre i maggiori benefici è uno dei segreti per un’esistenza piena e gioiosa. Il dolce far niente è una traduzione popolare di ciò che è l’ozio, ossia l’oziare, che a sua volta deriva dal latino “otium”, un termine usato per riferirsi ad un tempo libero immerso nella dimensione creativa. Fateci però caso: l’oziare come il dolce far niente è un’espressione che oggi come oggi non si usa più, in quanto indica un’attività che non trova più spazio nella nostra vita, un’attività pienamente soppressa dal rullo compressore del progresso che viaggia a tutta velocità. L’ozio scompare non tanto perché non ci sia effettivamente tempo, ce n’è poco è vero, ma volendo lo si può trovare, ma perché i modelli nei quali siamo immersi hanno letteralmente rimosso la possibilità di.. non fare niente!

L’idea infatti, che nel “dolce far niente” si viva in uno stato di rilassamento mentale e si diventi quindi improduttivi e pigri, è una credenza che una gran parte della società ha adottato come una verità assoluta, ma è anche vero che non esistono prove concrete a sostegno di questa tesi, così come la credenza che chi è sempre indaffarato viva una vita di successo in realtà sono solo illazioni senza profondità di pensiero. Quello che è appurato da un puro punto di vista “salutare” è che fare costantemente qualcosa implica stimolare con costanza il nostro sistema nervoso fino ad arrivare al diffusissimo “stress” e a dare alla luce una serie di problemi di salute.

Ci troviamo catapultati nell’era dell’iper-produttività, dell’efficienza ai massimi livelli, un’era in cui non è previsto che una persona possa in qualche momento oziare, ma non solo, la società fa di tutto per impedire che ciò accada, trovando ogni soluzione per intrattenere e distrarre la preda, meglio ancora se spende anche dei soldi per farlo. Possiamo quindi dire che il dolce far niente è diventato tutt’altro che dolce: chi ogni tanto ci si trova immerso si sente strano, quasi in colpa; la colpa di non fare niente, di non essere attivo, impegnato, utile. Tant’è vero che quando si ha del tempo per “fare niente”, in molti non ci riescono: è come se il sistema nervoso non ne fosse più capace, o forse non lo è mai stato, perché è siamo stati “modellati” per usare il tempo in modo finalizzato; l’ozio è stato definitivamente demonizzato, cedendo il passo al mito dell’always on (sempre attivi).

Ecco quindi il perché di questo mio titolo: “Alla riscoperta del dolce far niente”, proprio perché il riuscire a ritagliarsi regolarmente del tempo da dedicare a “non fare niente”, in uno stato di pura coscienza, produce molti benefici per la salute e per la nostra psiche. Ma attenzione a non confondere l’ozio con ciò che volgarmente viene chiamato “cazzeggio” o più comunemente “intrattenimento”, non si tratta infatti di ingannare la noia o uccidere il tempo, ma oziare vuol dire lasciarsi andare dolcemente nell’assenza di impegni, di scopi, di fretta, di forme definite di azione. Artisticamente possiamo rappresentare l’ozio come un’esaltazione del tempo libero, lì dove il nostro corpo e la nostra mente rinascono e si rinvigoriscono. Più che “far niente”, bisognerebbe chiamarlo: “fare IL niente”, in quanto sostiamo in una sorta di vuoto mentale, liberi di vagare e spaziare.

Che ci crediate o no questo “NON FARE” è utilissimo al mantenimento della nostra salute psicofisica. Ci permette di “resettare” il sistema nervoso che spesso è vicino all’esaurimento, e al contempo, riduciamo di molto il consumo energetico, come se fossimo in una sorta di standby sotto carica, il tutto naturalmente facilita i processi di rigenerazione sia a livello fisico che mentale e rende fruttuosa la nostra ripartenza.

Questi però sono solo i vantaggi più visibili, tangibili, del dolce far niente, ma non a caso si parla di “dolce” far niente: è la dolcezza l’elemento più importante. Cosa significa? Significa che quando si vive il far niente non come conflitto o colpa, ma come vero e proprio piacere, allora diventa una forma di libido, ossia un momento nel quale la nostra energia profonda, interiore, riesce a liberarsi, a riaffiorare. Nel fare niente sospendiamo tutte quelle attività finalizzate al profitto, e resta il puro piacere del sentirsi esistere, o semplicemente del sentirsi: un’esperienza fondamentale, personale, che apre le porte ad altri grandi benefici “sottili” che non vediamo, ma che sono il nostro carburante invisibile (ad esempio le intuizioni!).

Occorre quindi riscoprire questa dimensione, anche se abbiamo un’agenda fitta di impegni. Bisogna iniziare col programmare dei momenti d’ozio, considerandoli dei momenti della giornata imprescindibili per noi. Si tratta di una vera e propria rivoluzione interiore ed esteriore e credetemi, non possiamo aspettare che la vita, la società, il lavoro, la famiglia e gli amici ci concedano, di comune accordo, dei momenti di tregua. Solo noi abbiamo il potere di riportare nella nostra vita quella dimensione che, in parecchi casi, non viviamo più dai tempi dell’infanzia. Il più delle volte la felicità si nasconde anche in queste piccole cose.

Il non fare nulla è la cosa più difficile del mondo, la più difficile e la più intellettuale.O.Wilde

Ozio. Intervalli di lucidità nei disordini della vita.Ambrose Bierce

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