Fiorirà L’Aspidistra – George Orwell (Recensione)

George Orwell (pseudonimo di Eric Arthur Blair) è un autore imprescindibile nella letteratura del Novecento, e fin troppo spesso è ricordato solo per le sue opere più celebri, ovvero “1984” e “La fattoria degli animali”. Due opere straordinarie che sono precedute dal romanzo “Fiorirà L’Aspidistra”. Un’opera che con cocciuta superficialità viene definita come “minore”, quando in realtà è semplicemente antecedente a quelle più rinomate. Ed è proprio in questo romanzo, tuttavia, dove Orwell inizia ad esprimere tutta la sua critica per la società contemporanea, e lo fa con una capacità di descrizione e di coinvolgimento a cui non si può rimanere indifferenti.

Un specchio di una Londra degli anni trenta, lì dove il protagonista, Gordon Comstock, dichiara guerra ai quattrini e tenta così di uscire dall’orbita della ordinarietà cui tutto il mondo sembra condannato, un mondo fatto di una famiglia ordinaria, un “buon posto ” di lavoro e un’aspidistra sul davanzale. Inizia quindi la discesa caparbia del protagonista verso il fondo, verso la feccia per non venire a patti col dio quattrino. Una discesa agli inferi per affermare i diritti della poesia contro il mondo dominato dal denaro. Comstock sacrifica tutto, vive in solitudine, povertà e squallore, macerandosi nel vittimismo e nella frustrazione, fino a quando una notizia inaspettata segna la sua “resurrezione”. Perché, com’egli stesso dichiara: “Tutti si ribellano alla morale dei quattrini e tutti, prima o poi, si arrendono”.

In questo straordinario romanzo George Orwell ha compiuto una precisa e vincente scelta ideologica. Un protagonista che, da scapestrato diventa un borghese modello, con tanto di cravatta ed aspidistra, altro non è che la vittoria del profitto sul puro ideale, della materia sull’essere, dell’apparenza sociale sulla vita stessa. L’individuo è così contento, ma sconfitto, a vantaggio di una visione utilitaristica e conformista dell’essere umano, semplice pedina di una scacchiera che non può dominare. Ed è proprio questa precisa scelta politica che rende il romanzo non solo realistico, ma addirittura vero, di una illuminante concretezza e attualità. Del resto, nessuno ha mai avuto dubbi sulle qualità visionarie dell’autore Orwell, il che se ne dica, uno dei migliori scrittori del novecento.

“Si chiese chi fosse la gente che abitava in quelle case. Dovevano essere, per esempio, piccoli impiegati, commessi di negozio, viaggiatori di commercio, galoppini di assicuratori, tranvieri. Sapevano di essere soltanto marionette che ballavano solo quando il denaro tirava i fili? C’era da scommettere la testa che non lo sapevano. E quand’anche lo avessero saputo, non gliene sarebbe importato nulla. Erano troppo occupati a nascere, a sposarsi, far figli, lavorare, morire. Poteva non essere poi una cosa malvagia, riuscendovi, sentirsi uno di loro, uno della folla di falliti. La nostra civiltà è fondata sull’avidità e la paura, ma nelle vite della genterella comune avidità e paura sono misteriosamente tramutate in qualcosa di più nobile. Quei piccoli borghesi là, dietro le loro tendine ricamate, coi loro figli, i loro mobili dozzinali e le loro aspidistre, essi vivevano secondo il codice del denaro, senza dubbio, e riuscivano ciò nonostante a conservare la loro dignità. Avevano le loro norme, i loro inviolabili punti d’onore. Si “mantenevano rispettabili”: facevano garrire le loro aspidistre, come bandiere.” George Orwell dal libro “Fiorirà L’Aspidistra

Voto: 9
Note: Critico, Profetico, Reale.

Tragicomico